Brand o brand…elli / La storia di Volkswagen: dall’auto del popolo a uno dei colossi mondiali ora stretto dalla concorrenza cinese
Volkswagen potrebbe essere vicina alla più grande riorganizzazione della sua storia recente. Secondo alcune indiscrezioni riportate dalla stampa tedesca, il gruppo starebbe valutando un piano di ristrutturazione che potrebbe arrivare a coinvolgere fino a 100.000 posti di lavoro a livello globale, ben oltre i tagli già annunciati negli ultimi mesi. Sebbene l’azienda non abbia confermato queste cifre, limitandosi a precisare che eventuali decisioni dovranno essere approvate dagli organi competenti, l’ipotesi evidenzia le difficoltà che stanno interessando l’intero settore automobilistico europeo. Alla base di questa possibile svolta ci sono diversi fattori: una domanda di auto elettriche inferiore alle aspettative, la crescente concorrenza dei costruttori cinesi, la necessità di finanziare nuovi investimenti in software, batterie e piattaforme elettriche, oltre alla pressione sui margini di profitto. Per mantenere la competitività, Volkswagen starebbe valutando una revisione complessiva della propria struttura produttiva, con possibili interventi anche sugli stabilimenti tedeschi e una riduzione degli investimenti nei prossimi anni.
La nascita della Volkswagen
Il nome Volkswagen significa letteralmente “auto del popolo”. La casa automobilistica tedesca venne fondata nel 1937 durante il regime nazionalsocialista, su iniziativa di Adolf Hitler, con l’obiettivo di realizzare un’automobile economica e affidabile destinata alle famiglie tedesche. L’incarico di progettare questa vettura fu affidato all’ingegnere Ferdinand Porsche, che ricevette precise indicazioni: creare un’auto compatta, robusta, semplice da costruire in grandi numeri e soprattutto accessibile dal punto di vista economico. Nel 1936 furono presentati tre prototipi e, due anni dopo, iniziarono i lavori per la costruzione dello stabilimento destinato alla produzione della futura “auto del popolo”. Attorno alla fabbrica sorse anche una nuova città, quella che oggi è Wolfsburg. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale, tuttavia, interruppe il progetto civile. La produzione venne convertita a scopi militari, dando vita ai veicoli Kübelwagen e Schwimmwagen, utilizzati dalle forze armate tedesche.
Con la fine del conflitto, la fabbrica venne riattivata grazie all’intervento del maggiore britannico Ivan Hirst e di Ferdinand Anton Porsche, figlio del fondatore. Sotto la guida del direttore Heinz Nordhoff, il progetto originario venne aggiornato e immesso finalmente sul mercato con il nome di Volkswagen 1200. Ben presto, però, l’automobile divenne famosa in tutto il mondo con il soprannome di Maggiolino, destinato a diventare una delle vetture più iconiche della storia dell’automobile. Dal successo del Maggiolino nacquero altri modelli fondamentali per la crescita del marchio, come il Transporter, divenuto un punto di riferimento tra i veicoli commerciali, e la sportiva Karmann-Ghia.
Gli anni Sessanta e la ricerca di un’erede
Negli anni Sessanta Volkswagen cercò più volte di trovare un’erede del Maggiolino. Furono introdotti modelli come le serie 1500/1600, la 411/412 e successivamente la K70, quest’ultima derivata da un progetto NSU. Nonostante gli investimenti, nessuna di queste vetture riuscì a replicare il successo commerciale del Maggiolino, che continuò a dominare le vendite e venne aggiornato sia nella versione berlina sia nella cabriolet.
L’inizio degli anni Settanta rappresentò un momento decisivo nella storia dell’azienda. Volkswagen attraversava una difficile crisi finanziaria e aveva bisogno di una gamma completamente nuova. La svolta arrivò grazie al designer italiano Giorgetto Giugiaro, autore di alcuni dei modelli più importanti del marchio. Nel giro di pochi anni debuttarono Passat (1973); Golf (1974); Scirocco (1974) e Polo (1975). Tra tutte, fu soprattutto la Golf a cambiare il destino dell’azienda. Progettata come erede del Maggiolino, introdusse la trazione anteriore e il motore raffreddato ad acqua, diventando rapidamente una delle compatte più apprezzate al mondo. Negli anni successivi arrivarono anche la Golf Cabriolet e la Jetta, versione tre volumi della celebre berlina.
Gli anni Ottanta e Novanta
Negli anni Ottanta Volkswagen consolidò il proprio successo con le nuove generazioni dei modelli già esistenti, mentre la Scirocco lasciò il posto alla Corrado. Negli anni Novanta la gamma si ampliò ulteriormente con l’arrivo di numerose novità: Golf Variant, Polo Variant, Sharan, Lupo, Bora, Vento. Nel 1992 la Golf di terza generazione conquistò il prestigioso riconoscimento di Auto dell’Anno. Nel 1998 debuttò inoltre la New Beetle, reinterpretazione moderna del celebre Maggiolino. Pur ottenendo un buon successo commerciale, non riuscì a raggiungere la popolarità del modello originale.
Gli anni Duemila segnarono una forte evoluzione tecnologica. Volkswagen introdusse i motori diesel TDI di nuova generazione, i benzina FSI a iniezione diretta e diffuse su tutta la gamma dispositivi di sicurezza come ABS e doppio airbag. Parallelamente ampliò l’offerta con modelli destinati a nuovi segmenti di mercato, come la Touran, la Fox e la Passat. Nel 2007 arrivarono inoltre i motori TSI twincharged e la tecnologia BlueMotion, pensata per ridurre consumi ed emissioni e l’anno dopo venne rilanciata la Scirocco, mentre nel 2009 la quinta generazione della Polo conquistò il titolo di Auto dell’Anno. Nel 2011 furono presentati il nuovo Beetle e la citycar up!, destinata a sostituire la Fox.
Le sfide più recenti
Negli ultimi anni Volkswagen ha affrontato una profonda trasformazione del mercato automobilistico, caratterizzata dalla crescente diffusione dell’elettrificazione, dall’evoluzione delle tecnologie digitali e dalla forte concorrenza dei costruttori asiatici. Nel 2024 il marchio ha registrato una significativa flessione delle vendite in Europa, accompagnata da una riduzione della quota di mercato. Nel 2025 il gruppo ha annunciato una strategia destinata a rafforzare la propria presenza in Cina, prevedendo il trasferimento dello sviluppo di hardware, software e nuovi modelli destinati esclusivamente al mercato cinese.
Alla guida c’è Oliver Ingo Blume, attuale amministratore delegato del Gruppo. Nato il 6 giugno 1968 a Braunschweig, in Germania, ha studiato ingegneria meccanica presso la Technische Universität Braunschweig, laureandosi nel 1994, per poi conseguire nel 2001 un dottorato in ingegneria automobilistica presso la Tongji University di Shanghai. L’intero percorso professionale di Blume si è sviluppato all’interno del Gruppo Volkswagen. Entrato nel 1994 attraverso il programma internazionale per giovani talenti di Audi, ha ricoperto numerosi incarichi nell’ambito della produzione e della pianificazione industriale, maturando un profilo fortemente tecnico.
Dopo le prime esperienze in Audi, nel 2004 si trasferisce in SEAT come responsabile della pianificazione e del centro preserie. Nel 2009 approda a Wolfsburg assumendo la guida della pianificazione produttiva del marchio Volkswagen, mentre nel 2013 entra nel Consiglio di Amministrazione di Porsche con la responsabilità di Produzione e Logistica. La svolta arriva nel 2015, quando viene nominato CEO di Porsche AG al posto di Matthias Müller. Durante il suo mandato il marchio di Stoccarda consolida la propria redditività, lancia la Taycan, la prima sportiva completamente elettrica della casa, e debutta in Borsa nel 2022. Dal 2018 entra anche nel Consiglio di Amministrazione del Gruppo Volkswagen.
Il 1° settembre 2022 Oliver Blume viene nominato CEO del Gruppo Volkswagen, succedendo a Herbert Diess in un momento particolarmente delicato per il costruttore tedesco, alle prese con la transizione verso la mobilità elettrica e con una crescente pressione competitiva. Per oltre tre anni ha mantenuto il doppio incarico di amministratore delegato sia di Volkswagen sia di Porsche, una scelta che ha suscitato numerose discussioni tra analisti e investitori per l’elevato carico di responsabilità. Dal 1° gennaio 2026, con la nomina di Michael Leiters alla guida di Porsche, Blume si dedica esclusivamente al Gruppo Volkswagen. Il suo mandato alla guida del gruppo è stato prorogato fino alla fine del 2030.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Affaritaliani
Source link


