Bruxelles – “Riconosciamo che la violenza informatica contro le ragazze è reale, diffusa e in rapida evoluzione, e che proteggerle nell’era digitale è una responsabilità europea condivisa”. L’ha dichiarato oggi (29 giugno) la viceministro del Welfare sociale di Cipro, Clea Papaellina, dopo che il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato delle conclusioni per rafforzare la protezione di ragazze e giovani donne dalla violenza online. Più precisamente, il Consiglio ha invitato i Paesi membri e la Commissione europea ad attuare misure più efficaci “per prevenire e contrastare le varie forme di abuso online, tra cui il cyberstalking, le molestie online, la condivisione non consensuale di immagini e i discorsi d’odio sessisti”. Ciò significa “fornire a scuole e genitori la consapevolezza e gli strumenti necessari per proteggere le giovani donne, garantendo al contempo anche una maggiore efficacia delle forze dell’ordine, affinché la violenza online abbia conseguenze concrete”, ha spiegato Papaellina. Le conclusioni si basano su una relazione dell’Istituto europeo per la parità di genere (European Institute for Gender Equality, EIGE) dal titolo “Dalla realtà vissuta all’azione politica: contrastare la violenza online nei confronti delle ragazze nell’UE”.
Le interviste condotte dall’EIGE agli adolescenti in tutta l’UE evidenziano che “la violenza informatica colpisce in modo sproporzionato ragazze e giovani donne” e che queste ultime risultano essere ” un bersaglio” più frequente rispetto ai ragazzi, spesso fino dal momento in cui iniziano a utilizzare le tecnologie digitali e i social media. Per quanto riguarda l’Italia, la relazione riporta un’indagine statistica dell’Osservatorio Indifesa in cui si osserva che quasi l’80 per cento degli adolescenti considerava internet un luogo pericoloso. Le principali preoccupazioni includono: il cyberbullismo (23 per cento), il furto d’identità e l’isolamento sociale (18 entrambi), mentre altri problemi includevano l’abuso non consensuale di immagini intime (14), le molestie (10) e lo stalking (7). La relazione osserva inoltre che le ragazze e le giovani donne di età compresa tra i 13 e i 18 anni ritengono inadeguate le attuali misure di prevenzione. Sul punto, il Consiglio ha sottolineato che “la violenza informatica affonda le sue radici in disuguaglianze sistemiche e in norme di genere dannose che normalizzano l’aggressività maschile e la colpevolizzazione delle vittime, e che la violenza online spesso si estende a comportamenti dannosi nella vita reale”.
Per far fronte al fenomeno, i ministri dell’UE hanno ribadito “l’urgente necessità di intraprendere azioni decise sia a livello nazionale che a livello europeo”. Queste si dovranno pertanto concentrare “sul sostegno alle vittime, sulla sensibilizzazione, sull’applicazione della legislazione e sulla ricerca sulle dinamiche e le cause della violenza informatica”. Sul sostegno alle vittime, il Consiglio “ha invitato i governi nazionali a fornire assistenza, supporto per la salute mentale e assistenza legale, con particolare attenzione ai fattori intersezionali come età, disabilità e orientamento sessuale”. Nel riconoscere “la condivisione non consensuale di immagini esplicite è una grave forma di violenza”, i ministri hanno messo in rilievo “l’importanza dell’educazione al consenso digitale”, chiedendo la promozione di “una cultura di autoconsapevolezza digitale nelle scuole”. Sul punto, le conclusioni evidenziano “l’importanza di formare insegnanti, educatori e tutti gli studenti sull’alfabetizzazione digitale sensibile alle questioni di genere”. Ciò include “la sicurezza online, l’individuazione della disinformazione e la consapevolezza delle tecnologie che promuovono la violenza di genere”. Per questo, il Consiglio ha rimarcato “un maggiore coinvolgimento delle donne nella progettazione e nello sviluppo delle tecnologie digitali”, considerato un “elemento vitale per migliorare la sicurezza online in un’ottica di genere”.
Oltre a ciò, si chiede di dare a genitori, tutori e figure professionali che si prendono cura dei minori delle indicazioni per fornirgli gli strumenti adatti per “reagire agli abusi facilitati dalla tecnologia, nonché strumenti pratici come software gratuiti di controllo parentale”. Analogamente, il Consiglio ha raccomandato di offrire a insegnanti e altri professionisti una formazione sull’intervento da parte di coloro che hanno vissuto episodi di violenza online, di che possano intervenire in sicurezza in caso di cyberviolenza.
Per quanto riguarda gli aspetti strettamente legali della questione, è stata sottolineata la necessità di migliorare la regolamentazione e l’applicazione delle norme, comprese quelle UE esistenti come il Digital Services Act (DSA) e l’AI Act, in quanto bisogna fare di più “per identificare le prove online e rafforzare la cooperazione transfrontaliera”. A tal fine, i ministri hanno chiesto maggiori investimenti nelle competenze tecniche e nelle risorse delle forze dell’ordine e delle ONG. Bisogna anche riconoscere “la responsabilità degli attori economici, comprese le piattaforme online e i fornitori di social media”, in quanto spetta a loro “perseguire la sicurezza in modo proattivo e fin dalla progettazione, moderare efficacemente i contenuti e di prevenire l’abuso dei loro servizi”. Ciò implica “la promozione di finanziamenti adeguati per i ‘segnalatori affidabili’, soggetti specializzati nell’identificazione e nella segnalazione di contenuti illegali, compresi i casi di violenza di genere. Sul punto si spera allora in “una più stretta cooperazione tra il settore privato e le forze dell’ordine, soprattutto al fine di individuare i casi di tratta di esseri umani”.
Poiché la violenza informatica è un fenomeno in rapida evoluzione, le conclusioni sottolineano infine la necessità di investire nella ricerca a lungo termine, di modo che possa basarsi su dati concreti e possa analizzare gli impatti psicologici, sociali ed economici sulle ragazze. Per i ministri è importante “studiare le cause profonde, le motivazioni e le tattiche alla base degli abusi online, compresi i discorsi d’odio sessisti promossi dalle comunità ‘manosphere’ (un ecosistema eterogeneo di comunità digitali che unisce gruppi maschilisti e antifemministi) e ‘incel’ (persone tendenti all’isolamento che provano un profondo risentimento e in un odio dichiarato verso le donne), sempre più influenti”.
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Iolanda Cuomo
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