E’ stata pubblicato dalla commissione europea il report sullo Stato del Decennio Digitale 2026 che mette in evidenza i progressi compiuti dall’Europa (e dai singoli Paesi) rispetto agli obiettivi di trasformazione digitale fissati al 2030.
Obiettivi strategici – definiti da Digital Compass 2030 per migliorare competitività e sovranità digitale – che dettano dal 2021 priorità su infrastrutture digitali, digitalizzazione delle imprese, servizi pubblici, competenze digitali ma anche sulla capillarità delle migliorie introdotte a beneficio di tutti, su larga scala, in modo coerente e in tempi rapidi.
L’inclusività digitale non è solo sulla carta, la chiedono la maggioranza degli europei: il 79% considera la politica digitale una delle massime priorità dell’UE per definire il futuro del vecchio continente, come conferma anche il recente Eurobarometro, la ricerca condotta dalla Commissione europea tra febbraio-marzo 2026.
Guardiamo lo stato dell’Europa nel suo complesso e poi dell’Italia.
Il 2026 digitale europeo
Nel 2026 progressi sono stati compiuti nella realizzazione dell’infrastruttura di connettività di base (il 5G copre oggi il 96,8 % delle famiglie, nonostante in alcune aree la transizione verso la rete Fttp – Fiber To The Premises – procede lentamente), nell’adozione del cloud e di soluzioni di cybersecurity, nell’utilizzo di tecnologie di gestione dei dati e sviluppo software nelle imprese. I dati europei: il 46,7% delle imprese utilizza il cloud computing, il 39,9% applica l’analisi dei dati, quasi il 20% utilizza l’intelligenza artificiale (+48% nel 2025 rispetto all’anno precedente).
Se guardiamo le competenze, oltre il 60% degli europei dispone ora almeno di competenze digitali di base, ma rimangono ampie sacche da migliorare: solo il 5% degli occupati ha competenze Ict (obiettivo 10% al 2030), le donne sono meno del 20% degli specialisti impiegati (dato fermo al 2024), marcato è il ritardo delle Pmi nel trend di adozione delle principali tecnologie (cloud, cybersicurezza, gestione dati, sviluppo di software) faticando a scalare.
Il ritardo dello sviluppo europeo è marcato in alcuni settori strategici: l’industria dei semiconduttori copre solo il 9% del fabbisogno mondiale (contro aspettativa del 20% al 2030), la capacità di calcolo non è sufficiente rispetto alla domanda (nonostante in Europa risiedano tra i più potenti supercomputer al mondo), l’industria europea della cybersicurezza non decolla lasciando l’Europa fortemente dipendente da tecnologie cyber di vendor stranieri.
State of the Digital Decade 2026 – Situazione europea (Fonte: Commissione europea)
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L’Italia ne esce bene. Destina il 26,5% dei finanziamenti del suo Piano nazionale di ripresa e resilienza alle politiche digitali (49,8 miliardi di euro) e 6,1 miliardi di euro di finanziamenti della politica di coesione (pari 14% della misura) ad azioni volte a far progredire la trasformazione digitale dell’Italia.
Un boost che ha permesso al nostro Paese di superare la media europea su alcuni indicatori che riguardano la copertura del 5G al 99,8%, la digitalizzazione di base delle Pmi (dal 60,7% al 79,5%, con un +18,8% mai registrato), l’adozione del cloud (dal 55,1% al 68,1%) e della data analytics (dal 26,2% al 42,7%).
Nonostante persistano debolezze strutturali interne evidenti, tra cui la scarsa copertura Fttp nelle aree rurali che rischia di ampliare le disuguaglianze digitale e di ostacolare lo sviluppo spinto delle Pmi, in ritardo nella trasformazione digitale rispetto alle grandi imprese anche per la persistente carenza di competenze Ict di base, seppure cresciute dal 45,8%al 54,3%, ma sempre inferiori alla media europea.
Secondo il Decennio Digitale 2026 l’Italia ha fissato 14 (su 14) obiettivi nazionali, il 79% dei quali è allineato agli obiettivi UE per il 2030. Il Paese sta monitorando i progressi, con il 92% degli obiettivi considerati in linea e, secondo la tabella di marcia nazionale, entro la fine del 2026, l’88% delle misure giungerà a termine.
Nonostante le basi industriali, di ricerca e gli asset in tecnologie strategiche (in particolare semiconduttori e calcolo ad alte prestazioni e quantistico) il livello limitato di adozione dell’AI nelle imprese (anche se in crescità dall’8,2% al 16,4%) mina la produttività e la competitività delle aziende.
L’Europa giudica validi strumenti per accelerare in AI la Strategia italiana per le tecnologie quantistiche messa a punto nel 2025 e la Strategia italiana per l’intelligenza artificiale 2024-2026 (legge n. 132/2025) in linea con l’AI Act europeo, oltre al rafforzamento della cybersicurezza e l’alfabetizzazione digitale pubblica grazie a un fondo da 1 miliardo di euro a favore delle startup e delle Pmi impegnate nell’adozione dell’AI. La logica di attrarre capitali privati e rafforzare la capacità industriale nazionale potrebbe posizionare l’Italia in catene del valore europee.
Se guardiamo ai risultati raggiunti nel 2025, l’Italia ha portato avanti il piano di migrazione dei servizi pubblici verso infrastrutture cloud qualificate e ha conseguito una solida presenza nei servizi pubblici per i cittadini (identità digitale, IT Wallet, Fascicolo sanitario elettronico con accesso ai dati sanitari elettronici dell’89,9%) ma ha margini di miglioramento sulla disponibilità dei servizi pubblici digitali all’estero, soprattutto per le imprese.

Raccomandazioni europee
Rispetto alla tre edizioni precedenti, il Decennio Digitale 2026 introduce una novità sostanziale: definisce una strategia oltre l’analisi dell’esistente, data dall’urgenza di agevolare gli stati e l’EU ad attingere a un nuvo quadro di finanziamento pluriennale dell’UE, ora che il NextGenerationEU (Pnrr in Italia) si sta concludendo. Con il rischio di una brusca frenata rispetto a quanto evidenziato fino ad oggi nell’attuazione del piano.
I finanziamenti nel digitale possono generare un volano economico importante: ogni euro speso per la politica digitale all’interno del piano è in grado di generare 1,50 euro di ritorno economico all’interno dell’Unione europea, e 2 euro per l’economia globale nel suo complesso fino alla fine del 2030. Si tratta di un valore di gran lunga superiore a quello di investimenti in altri settori in grado di generare effetti di ricaduta sia a livello transfrontaliero sia intersettoriale.
Lo sforzo da compiere, sottolinea la Commissione europea, è recuperare nuovi finanziamenti al 2030 e oltre, per frenae il rischio di vanificare i progetti in corso, considerando che la metà della voce di bilancio pubblico destinata allo sviluppo del Decennio Digitale verrà gradualmente assorbita entro il 2026.
Ma per definire la nuova stagione di finanziamenti per garantire la continuità trasformativa si deve lavorare di concerto, portando avanti progetti multinazionali, con consorzi, partenariati pubblico-privato, prevenire la frammentazione del mercato e ul’attuazione disomogenea del piano tra i vari paesi.
Raccomandazioni italiane
Le raccomandazioni della Commissione europea per la strategia digitale italiana riguardano in primis lo sviluppo della connettività: colmare il divario copertura Fttp nelle aree rurali e nelle isole, favorire investimenti pubblici in reti fisse e mobile, sostenere l’adozione della fibra e lo spegnimento delle reti in rame, promuovendo la diffusione delle reti 5G SA (standalone) anche con casi d’uso avanzati.
Attenzione alla formazione di specialisti Ict e alla crescita delle competenze digitali di base, lavorando sull’inclusione digitale di chi non ha istruzione, delle donne, sull’upskilling e reskilling in ambiti privato e pubblico, soprattutto nei settori strategici.
Rendere operativo il quadro nazionale di governance dell’AI, sostenendo l’adozione dell’AI nelle imprese e nelle Pmi, promuovendo casi d’uso dell’AI nei settori strategici come la manifattura o la robotica, mantenendo solidi legami con la ricerca e l’industria.
Rafforzare l’ecosistema quantistico italiano sostenendo lo sviluppo e l’adozione delle tecnologie quantistiche e i collegamenti tra attori industriali, mondo accademico ed ecosistema quantistico dell’UE (ad esempio attraverso una partecipazione costante all’impresa comune EuroHPC e l’allineamento con il prossimo Quantum Act).
Consolidare la posizione dell’Italia nella catena del valore dei semiconduttori con un coordinamento a livello europeo, rafforzando relazioni tra centri di ricerca, università e industria, e forniendo sostegno attraverso infrastrutture condivise e trasferimento tecnologico anche nei pilota sui semiconduttori.
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Emanuela Teruzzi
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