Nel quartiere Marina di Cagliari risiedono circa 2.500 persone e ben il 66% dei nuclei familiari è composto da una sola persona. È il valore di isolamento abitativo più alto della città, a cui si aggiungono un indice di vecchiaia pari a 263,9 anziani ogni cento giovani e una presenza di popolazione straniera che supera la soglia del 20%. Per affrontare queste fragilità sociali, tra la pressione economica degli affitti brevi a uso turistico e la convivenza con una vivace movida commerciale, il Comune di Cagliari ha attivato un’iniezione di risorse fresche pari a 1.364.700,00 euro di fondi comunitari legati al Programma nazionale Pn Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027, cofinanziati dall’Unione Europea attraverso il Fondo sociale europeo plus (Fse+).
Il progetto “Marea – Questa storia è di tutt*”, svelato lo scorso luglio 2025, passa dalla carta ai fatti. Con il via libera del Servizio Cultura guidato dal dirigente Filippo Farris — siglato con la determinazione n. 6165 del 5 ottobre — parte ufficialmente il bando che mette a disposizione del no-profit contributi a fondo perduto. L’obiettivo dichiarato dalla giunta è trasformare il quartiere dall’interno. “Intervenire qui — spiega l’assessora alla Cultura Maria Francesca Chiappe — significa non solo sostenere nuove attività e progettualità, ma rafforzare la qualità degli spazi, le relazioni e le opportunità per chi vive il quartiere ogni giorno”.
La fotografia della Marina: isolamento, immigrazione e movida
La decisione di concentrare questo pacchetto di risorse nel rione nasce dall’analisi partecipata curata dal centro di trasformazione culturale CheFare, incrociata con i dati dell’Atlante Demografico comunale, dell’Istat e dell’ultimo Report Caritas. Il quadro che ne emerge è in netto chiaroscuro. Se Cagliari soffre di uno spopolamento strutturale — con un calo del 10% della popolazione negli ultimi vent’anni — e di un forte invecchiamento, la Marina vive dinamiche del tutto uniche. Da un lato c’è l’isolamento record del 66% di nuclei familiari composti da una sola persona; dall’altro la più alta presenza di cittadini stranieri tra i 31 quartieri della città, con comunità storiche arrivate da Bangladesh, Senegal e Pakistan. Una realtà complessa su cui pesano l’aumento dei canoni di affitto, la pressione turistica e la spaccatura tra la vetrina della movida e la solitudine invisibile di molti anziani o di minori a rischio di abbandono scolastico.
La proposta: “Guardare al modello dei Quartieri Spagnoli”
Attorno alle prospettive aperte dal bando si inserisce la riflessione politica della presidente della Commissione Cultura del Comune di Cagliari, Marta Mereu (PD), che propone di adottare un modello di rigenerazione urbana ispirato a quanto realizzato a Napoli dalla Foqus – Fondazione Quartieri Spagnoli. Secondo Mereu, laddove nei Quartieri Spagnoli un ex istituto educativo si è trasformato in un polo di innovazione sociale e culturale, anche nel pieno centro di Cagliari si potrebbe dar vita a un vero laboratorio di futuro.
Il punto di riferimento citato è Eduqa, la prima scuola italiana con una specifica vocazione ambientale inaugurata a Napoli nel 2023. Un modello educativo capace di combinare didattica tradizionale, sostenibilità, orti scolastici, risparmio energetico e cura del territorio. Per la presidente della Commissione Cultura, Cagliari ha “un urgente bisogno di visione” e la Marina rappresenta il luogo ideale dove canalizzare i fondi europei del Pon Metro per creare un polo educativo e culturale a forte impronta ambientale. L’idea non è quella di costruire nuove strutture dal nulla, ma di partire dal patrimonio esistente, riqualificando e mettendo a sistema gli spazi pubblici sottoutilizzati per dare nuova forza alla comunità locale.
Chi può partecipare al bando: i requisiti per l’accesso ai fondi
I contributi a fondo perduto non andranno a privati né a società lucrative, ma saranno destinati esclusivamente al terzo settore. Possono presentare candidatura gli enti del terzo settore (Ets) regolarmente iscritti al Runts, gli enti di diritto privato no-profit (come associazioni culturali o fondazioni) i cui statuti vietino la distribuzione di utili, e gli enti religiosi o ecclesiastici privi di scopo di lucro.
Per evitare la partecipazione di sigle senza legame con il territorio, l’avviso fissa criteri di ammissibilità rigidi. Gli enti candidati devono possedere una sede operativa a Cagliari, dimostrare un’esperienza documentata nelle tematiche dell’inclusione e vantare attività già svolte e tracciabili proprio all’interno del quartiere Marina. Inoltre, è richiesta la regolarità contributiva attestata dal Durc, l’assenza di morosità nei confronti dell’amministrazione comunale e il rispetto del soffitto sui contributi pubblici previsto dal regime de minimis (massimo 300mila euro di aiuti nell’arco di tre anni).
Restano invece esclusi dai finanziamenti i partiti politici, i sindacati, le associazioni di categoria e le società che hanno prestato consulenza tecnica nella fase preparatoria del bando.
I finanziamenti: le fasce “small” e “big” scale
L’importo complessivo di oltre 1,3 milioni di euro è erogato per coprire fino al 95% dei costi ammissibili di ciascun progetto, lasciando a carico dei soggetti partecipanti la quota minima del 5% sotto forma di cofinanziamento con risorse proprie o contributi privati. La ripartizione privilegia due tipologie di intervento. La prima categoria “small scale” conta su un plafond totale di 720mila euro e assegna contributi compresi tra 35 mila euro e 48 mila euro per ciascuna proposta, rivolgendosi a singole associazioni o a piccoli gruppi di lavoro.
La seconda categoria “big scale” dispone di una dotazione pari a 644.700 euro ed eroga finanziamenti che vanno da 48.001 euro fino a un massimo di 92.100 euro. Questa seconda fascia è riservata unicamente a partenariati complessi costituiti da almeno due enti associati, che possono coinvolgere come partner sostenitori anche istituzioni scolastiche, artigiani, commercianti e centri culturali del rione. Ogni ente può presentare fino a un massimo di due proposte, purché posizionate su categorie differenti.
I progetti per single, anziani soli e persone in difficoltà
I progetti selezionati avranno una durata compresa tra uno e due anni: partiranno nel 2027 per chiudersi entro il 28 febbraio 2029, con la resa dei conti contabile prevista entro il maggio successivo. Un paletto del bando è del tutto inderogabile: ogni attività, laboratorio o servizio offerto dovrà essere completamente gratuito per i cittadini. Gli interventi sul campo viaggeranno su due binari principali. Il primo riguarda l’uso dello spazio pubblico e punta a offrire un’alternativa agli eccessi della movida attraverso spettacoli diffusi, teatro di strada, performance itineranti e la riapertura di locali o angoli del quartiere oggi abbandonati, trasformandoli in nuovi punti di ritrovo.
Il secondo binario si concentra sui servizi di prossimità per i quattro target prioritari indicati dal Comune: per gli anziani soli verranno attivati percorsi di accompagnamento socio-assistenziale e corsi di alfabetizzazione digitale; per la popolazione straniera ci saranno sportelli di mediazione interculturale e reti di mutuo aiuto; per i minori e i giovani che non studiano e non lavorano si apriranno spazi comunitari diurni, laboratori educativi e percorsi creativi; infine, per le famiglie, le donne e i residenti storici si promuoveranno interventi mirati a migliorare la vivibilità e la percezione di sicurezza nelle strade.
Tra le iniziative finanziabili rientrano anche gli strumenti di narrazione collettiva, con fondi dedicati alla creazione di podcast di quartiere, riviste di rione, produzioni multimediali e progetti di arte partecipata con il coinvolgimento diretto degli abitanti.
Dai contratti di lavoro ai service professionali: le spese finanziabili (e il no ai mattoni)
Sul fronte economico, il meccanismo di calcolo stabilito dal Comune prevede il rimborso a costi reali per gli stipendi e una quota forfettaria fino al 40% per tutte le altre spese gestionali. La fetta più consistente delle risorse servirà a pagare il lavoro delle persone sul campo: educatori professionali, mediatori culturali, animatori di quartiere, artisti, coordinatori e tecnici, che dovranno essere tutti regolarmente contrattualizzati secondo i contratti collettivi nazionali.
Il budget coprirà anche i servizi esterni e le spese operative, dal noleggio di impianti audio e luci all’affitto temporaneo di sale per i laboratori, fino all’acquisto di materiali didattici, trasporti, polizze assicurative e campagne di comunicazione sul territorio. Il bando fissa però un divieto categorico: neanche un euro potrà essere speso per interventi edili, ristrutturazioni, impianti o acquisto di immobili. I fondi comunitari servono a finanziare i servizi per le persone, la presenza umana e l’animazione sociale, non i cantieri murari.
Tutoraggio obbligatorio e gestione dei finanziamenti
Per evitare errori amministrativi nella gestione delle risorse europee e affiancare le associazioni, il piano prevede una fase di tutoraggio e supporto tecnico obbligatorio. Consulenti specializzati forniranno assistenza diretta sul controllo di gestione, sul monitoraggio dei risultati e sulla rendicontazione contabile: un servizio dal valore stimato di 40 euro all’ora (fino a un massimo di 5.280 euro a progetto) già conteggiato e integrato nel piano finanziario. Per l’incasso dei contributi, gli enti vincitori potranno scegliere tra due strade: un’anticipazione del 30% all’avvio presentando una fideiussione (seguita da un 40% a metà lavori e dal 30% di saldo finale) oppure il rimborso progressivo a rendicontazione, senza necessità di garanzie bancarie.
**La scadenza per la presentazione dei progetti è fissata per le ore 24:00 del 10 novembre 2026. L’invio della documentazione deve avvenire tramite il Portale delle Istanze del Comune di Cagliari.
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