Pac, la questione bilancio resta aperta e si cerca la sintesi


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La presidenza irlandese prepara una nuova mediazione sul Quadro finanziario 2028-2034, mentre sette Paesi rilanciano la richiesta di risorse agricole protette

La questione agricola torna al centro del negoziato sul futuro bilancio europeo, con una domanda che attraversa il confronto tra istituzioni e Stati membri: come rafforzare la competitività, la sicurezza e l’autonomia strategica dell’Unione senza indebolire le politiche che ne sostengono la produzione e la coesione territoriale?

È su questo equilibrio che si misura il confronto sulla Pac 2028-2034. La presidenza irlandese del Consiglio Ue ha annunciato una nuova versione del documento negoziale sul Quadro finanziario pluriennale, con l’obiettivo di avvicinare le posizioni dei 27 su agricoltura, coesione, competitività, sicurezza e difesa. Il dibattito in Parlamento europeo ha però già evidenziato le difficoltà di una mediazione che dovrà tenere insieme priorità crescenti e risorse necessariamente oggetto di negoziato.

Il rischio è che l’integrazione dei finanziamenti agricoli nei Piani nazionali e regionali di partenariato riduca la riconoscibilità della Pac e lasci agli Stati membri margini troppo ampi nella distribuzione delle risorse. Una prospettiva che solleva interrogativi non soltanto sull’entità del sostegno, ma anche sulla sua uniformità nel mercato unico.

Il bilancio europeo messo alla prova

Nel confronto a Strasburgo, diversi parlamentari hanno contestato l’ipotesi di ridimensionare la spesa agricola. Elsi Katainen, relatrice sul regolamento relativo ai Piani nazionali e regionali di partenariato, ha richiamato il rischio che un sistema basato su dotazioni nazionali produca 27 modelli differenti di finanziamento agricolo, indebolendo il carattere comune della politica.

Il tema non riguarda, quindi, soltanto la disponibilità complessiva di fondi, ma anche le modalità con cui saranno distribuiti e le garanzie che potranno accompagnarne l’impiego.

La Commissione difende la propria proposta di bilancio, pari all’1,26% del reddito nazionale lordo dell’Ue, rispetto all’1,13% concordato nel 2020. Il commissario europeo al Bilancio, Piotr Serafin, ha ricordato che le nuove esigenze di spesa per difesa, sicurezza e competitività si sommano al finanziamento delle politiche esistenti e al rimborso dei prestiti di NextGenerationEU. Senza un accordo entro la fine dell’anno, ha avvertito, gli investimenti finanziati dal bilancio europeo rischierebbero di non essere disponibili nel 2028.

La presidenza irlandese punta a un’intesa politica entro dicembre, così da consentire l’approvazione prima dell’entrata in vigore del nuovo quadro finanziario, prevista per gennaio 2028. Un calendario serrato, che rende ancora più urgente chiarire quale spazio sarà riservato all’agricoltura nella futura architettura di bilancio.

Sette Paesi chiedono più risorse e strumenti anticrisi

Pac post 2027

A rafforzare il fronte della tutela della Pac è arrivata la posizione comune presentata a Bratislava il 6 ottobre da sette Stati membri: Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia. La Slovenia ha aderito alle dichiarazioni sulle crisi agricole e sulle pratiche commerciali sleali, ma non a quella sul futuro della Pac.

I sette Paesi chiedono un aumento sostanziale delle risorse agricole nel bilancio 2028-2034, con finanziamenti riservati alla politica agricola e senza riduzioni delle altre politiche tradizionali, in particolare della coesione. L’obiettivo dichiarato è preservare una Pac realmente comune, capace di tenere conto dell’inflazione, dei crescenti obblighi ambientali e climatici e dell’incertezza geopolitica.

Sul fronte dei pagamenti diretti, la dichiarazione propone di mantenere volontari la degressività e il tetto agli aiuti, lasciando agli Stati membri la possibilità di considerare i costi del lavoro, escludere i giovani agricoltori dal calcolo e definire soglie coerenti con le rispettive strutture produttive. La redistribuzione dei pagamenti dovrebbe restare un’alternativa al capping obbligatorio.

Le richieste investono anche la gestione delle emergenze. Siccità, temperature estreme, alluvioni e rincari di fertilizzanti ed energia, secondo i Paesi firmatari della dichiarazione sulle crisi, stanno mettendo sotto pressione la redditività delle aziende. La riserva agricola europea, sostengono, potrebbe non essere sufficiente a fronteggiare l’entità dei danni.

Da qui la proposta di un meccanismo europeo di crisi adeguatamente finanziato e rapidamente attivabile, affiancato da strumenti assicurativi e di riassicurazione pubblico-privati, in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti. Tra le richieste figurano inoltre una soglia minima di perdita produttiva del 20% per accedere agli aiuti, con valutazioni riferite alle singole colture o categorie zootecniche, e maggiori investimenti in irrigazione, gestione delle risorse idriche, tutela del suolo e sicurezza degli approvvigionamenti di mangimi.

L’Italia, pur non figurando tra i firmatari delle tre dichiarazioni, ha partecipato all’incontro con il ministro Francesco Lollobrigida. Il ministero slovacco ha riferito di un sostegno italiano al rafforzamento della sicurezza alimentare europea e alla reciprocità negli scambi agricoli. Le dichiarazioni saranno presentate al Consiglio Agricoltura e Pesca del 26 e 27 ottobre, per alimentare il confronto sulla futura Pac.

Pratiche sleali, chieste regole più incisive

Il documento sottoscritto dagli otto Paesi sulla revisione della direttiva europea contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare punta a rafforzare la tutela dei fornitori e a colmare le lacune nell’applicazione delle norme.

La richiesta è di trasformare alcune pratiche oggi ammesse a determinate condizioni in divieti assoluti. Nel mirino figurano la cessazione ingiustificata dei rapporti commerciali, le penali sproporzionate, la cancellazione ingiustificata dei prodotti dagli assortimenti, gli sconti retroattivi e gli oneri promozionali imposti unilateralmente.

I firmatari chiedono inoltre di estendere la protezione ai fornitori di qualsiasi dimensione, superando le attuali soglie relative al fatturato, e di rafforzare la riservatezza per chi denuncia gli abusi. Tra le proposte anche una valutazione sulla possibilità di vietare a livello europeo la vendita di prodotti agricoli e alimentari al di sotto dei costi sostenuti da produttori e trasformatori, utilizzando indicatori nazionali armonizzati.

La questione è centrale per una filiera nella quale il rafforzamento della competitività non può essere disgiunto da un’equa distribuzione del valore. Senza strumenti efficaci contro gli squilibri contrattuali, infatti, gli obiettivi di sostenibilità economica rischiano di gravare soprattutto sulla componente agricola.

Promozione agroalimentare, 50 milioni in più nel 2027

PacNel frattempo, la Commissione europea ha proposto ulteriori 50 milioni di euro per i programmi di promozione dei prodotti agroalimentari dell’Ue nel 2027. L’annuncio, affidato al commissario all’Agricoltura Christophe Hansen, si inserisce nella lettera rettificativa al progetto di bilancio europeo per il prossimo anno, adottata il 9 ottobre.

Le nuove risorse, secondo Hansen, dovrebbero aiutare agricoltori e imprese agroalimentari a raggiungere nuovi mercati, rafforzare la competitività e consolidare la reputazione dei prodotti europei. A queste si affianca una campagna di comunicazione denominata «European Food», prevista in tutti i 27 Stati membri e finanziata con 35 milioni di euro dal bilancio comunitario.

È tuttavia necessario distinguere l’annuncio dei 50 milioni aggiuntivi dalle cifre riportate nel dettaglio della lettera rettificativa: l’importo per la promozione è stato comunicato separatamente dal commissario e non risulta esplicitamente identificato nella relazione esplicativa del documento.

La revisione aggiorna anche le previsioni di spesa agricola. Il fabbisogno complessivo del Fondo europeo agricolo di garanzia per il 2027 sale di 816 milioni di euro, a 41,864 miliardi, soprattutto per effetto delle misure eccezionali adottate nel 2026 e imputate all’esercizio successivo. Grazie alle entrate assegnate e ai riporti di stanziamenti, la Commissione propone tuttavia una riduzione netta degli stanziamenti del Fondo rispetto al progetto originario: 81,1 milioni in meno negli impegni e 127,1 milioni in meno nei pagamenti.

Sul fronte sanitario, l’esecutivo propone ulteriori 78 milioni di euro in impegni e 62,5 milioni in pagamenti per finanziare le misure d’emergenza contro le malattie animali. Dal 2021 sono stati mobilitati 482 milioni di euro attraverso il programma per il Mercato unico, ma l’entità delle epidemie ha superato le risorse disponibili. Per i focolai verificatisi dal 2023, il cofinanziamento europeo è stato ridotto dal 50-75% al 20-30%, mentre gli obblighi ancora da coprire sono stimati in circa 430 milioni di euro.

Allevamenti, nuove regole sulle emissioni dal 2030

aviaria

Tra le novità  figura anche l’adozione di nuove regole operative ambientali per i grandi allevamenti di suini e pollame, con applicazione progressiva a partire dal 2030. Le disposizioni riguardano le emissioni di ammoniaca, l’escrezione di azoto e fosforo, la gestione degli effluenti, le strutture di stabulazione e il monitoraggio ambientale.

Il campo di applicazione interessa circa il 30% degli allevamenti europei di suini e pollame, mentre restano esclusi quelli biologici e le aziende di dimensioni inferiori alle soglie previste. La Commissione stima benefici ambientali e sanitari annuali compresi tra 2,9 e 10,3 miliardi di euro, a fronte di costi massimi di adeguamento stimati tra 503 e 701 milioni di euro l’anno.

L’entrata in vigore sarà graduale: le installazioni con almeno 600 unità di bestiame dovranno adeguarsi entro l’8 ottobre 2030, quelle con almeno 400 unità entro l’8 ottobre 2031, mentre per le altre installazioni interessate il termine è fissato all’8 ottobre 2032.

Il quadro prevede margini di flessibilità per le aziende esistenti, per le quali eventuali modifiche strutturali potrebbero risultare economicamente impraticabili. Gli Stati membri potranno inoltre consentire il rispetto dei limiti di ammoniaca considerando complessivamente gli edifici zootecnici di un’azienda, purché le emissioni totali non aumentino, e ammettere tecniche alternative che garantiscano una protezione ambientale equivalente.

La gradualità e le deroghe rappresentano elementi importanti, ma resta decisivo verificare come i costi ricadranno sulle diverse tipologie aziendali. Le stime della Commissione, del resto, riconoscono margini d’incertezza, soprattutto per gli allevamenti che dovessero necessitare di interventi strutturali.

Sicurezza alimentare, il banco di prova resta il reddito

La sostenibilità del sistema agroalimentare europeo non si esaurisce nei finanziamenti agricoli, negli incentivi alla promozione o nella riduzione delle emissioni. A ricordarlo sono anche i dati Eurostat sulle condizioni di vita: nel 2025 l’8,5% della popolazione dell’Ue non poteva permettersi un pasto contenente carne, pollo, pesce o un equivalente vegetariano a giorni alterni. La quota raggiungeva il 18,1% in Romania, contro l’1,2% a Cipro.

Il dato misura la capacità economica delle famiglie di accedere a un’alimentazione adeguata, non i consumi effettivi né le cause specifiche delle difficoltà. Eppure restituisce una dimensione essenziale del problema: la sicurezza alimentare riguarda tanto la capacità dell’Europa di produrre quanto quella dei cittadini di acquistare il cibo.

La sfida di Bruxelles è dunque tenere insieme obiettivi che non possono essere trattati separatamente. La transizione ambientale, la competitività delle imprese, la tutela della filiera e l’accessibilità degli alimenti richiedono politiche coerenti e risorse commisurate alle ambizioni dichiarate. Una Pac inserita in un quadro finanziario più ampio può anche offrire nuove possibilità di coordinamento, ma senza una dotazione riconoscibile, adeguata e sufficientemente protetta rischia di perdere parte della propria funzione comune.

La vera misura del compromesso europeo non sarà soltanto la capacità di far quadrare i conti, ma quella di assicurare agli agricoltori certezze per investire, produrre e affrontare le crisi, senza accentuare le disparità tra Stati membri.




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