Bilancio Ue, Italia e Romania guidano i 17 Paesi «Amici della coesione»: chiesti più fondi e stop agli sconti sui contributi


Italia e Romania rafforzano il coordinamento tra i Paesi europei che chiedono un bilancio dell’Unione più ambizioso, equilibrato e capace di sostenere le politiche tradizionali senza rinunciare alle nuove priorità. Il 15 ottobre 2026, al termine di un incontro organizzato congiuntamente dai due Paesi, i leader dei 17 Stati appartenenti al gruppo informale degli «Amici della coesione» hanno adottato una dichiarazione comune destinata a orientare la loro posizione nei negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue. Il documento individua quattro principi condivisi, dalla necessità di preservare la capacità di spesa dell’Unione alla protezione dei finanziamenti per lo sviluppo territoriale e l’agricoltura, fino alla revisione dei criteri con cui vengono ripartiti gli oneri finanziari tra gli Stati membri.

La presa di posizione arriva mentre il confronto sul futuro bilancio europeo entra in una fase decisiva e mette in evidenza una delle principali questioni politiche che accompagnano la programmazione delle risorse comunitarie: come finanziare nuove esigenze senza indebolire le politiche che da decenni rappresentano una componente fondamentale dell’integrazione europea. Per i 17 leader, l’Unione deve disporre di strumenti finanziari adeguati ad affrontare le sfide emergenti, ma questo obiettivo non può essere raggiunto sacrificando gli interventi destinati alla coesione economica, sociale e territoriale o ridimensionando il sostegno al settore agricolo.

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Il primo punto della dichiarazione riguarda la dimensione complessiva del futuro bilancio dell’Unione europea. Secondo quanto evidenziato nel documento, dopo due successive riduzioni la proposta finanziaria è scesa all’1,02% del reddito nazionale lordo dell’Ue, escludendo dal calcolo i rimborsi relativi a NextGenerationEU. Una percentuale che, nella valutazione dei Paesi firmatari, rischia di restringere eccessivamente i margini di intervento dell’Unione proprio mentre aumentano le responsabilità e le necessità di finanziamento a livello europeo. I leader chiedono pertanto che l’accordo definitivo garantisca una capacità di spesa sufficiente a sostenere contemporaneamente gli impegni già assunti e le nuove priorità.

La posizione condivisa non si limita a chiedere un aumento delle risorse, ma insiste sulla necessità di mantenere un equilibrio tra le diverse finalità del bilancio comunitario. Il documento sottolinea infatti che l’Unione deve poter rispondere alle sfide esistenti ed emergenti preservando le politiche fondamentali previste dai Trattati. In questa prospettiva, il futuro Quadro finanziario pluriennale non dovrebbe trasformarsi in una competizione nella quale il finanziamento di nuovi obiettivi comporta automaticamente la riduzione degli stanziamenti destinati ad altri settori strategici. La richiesta dei 17 Paesi è quindi quella di costruire un bilancio capace di conciliare continuità e innovazione, evitando che le esigenze di contenimento della spesa compromettano la capacità dell’Ue di intervenire nei territori.

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Il secondo principio della dichiarazione riguarda direttamente le politiche di coesione e il sostegno all’agricoltura, considerate priorità da tutelare sia sul piano delle risorse disponibili sia attraverso le modalità di attuazione. I 17 leader chiedono di proteggere le dotazioni finanziarie dei Piani nazionali e regionali di partenariato, indicati nel documento con la sigla NRPP, con particolare attenzione ai fondi destinati alla coesione e al settore agricolo. La preoccupazione non riguarda soltanto l’ammontare degli stanziamenti, ma anche le regole che ne disciplineranno l’utilizzo, poiché eventuali modifiche ai meccanismi di gestione potrebbero incidere sulla capacità degli Stati membri e delle regioni di programmare gli interventi.

La dichiarazione insiste sulla necessità che le risorse siano accompagnate da disposizioni capaci di salvaguardare gli obiettivi specifici delle politiche interessate. Per quanto riguarda la coesione, questo significa mantenere l’attenzione sulle esigenze dei territori e sulla possibilità di utilizzare efficacemente i finanziamenti europei per ridurre i divari di sviluppo. Nel settore agricolo, la tutela degli stanziamenti assume invece particolare importanza per la continuità degli strumenti di sostegno previsti nell’ambito delle politiche comunitarie. I firmatari ritengono dunque che la disponibilità di fondi, pur essenziale, non sia sufficiente se non viene accompagnata da un sistema di regole coerente con le finalità degli interventi e con le esigenze operative delle amministrazioni coinvolte.

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Un altro punto centrale dell’intesa riguarda il sistema delle entrate del bilancio europeo, vale a dire i meccanismi attraverso i quali l’Unione raccoglie le risorse necessarie a finanziare le proprie attività. I 17 Paesi si dichiarano disponibili a partecipare in modo costruttivo al confronto sulle entrate, compresa l’eventuale introduzione di nuove risorse proprie dell’Ue. La disponibilità al negoziato viene tuttavia accompagnata da una condizione precisa: tanto i contributi esistenti quanto quelli eventualmente introdotti in futuro dovranno rispettare criteri di equità e garantire una distribuzione bilanciata del carico finanziario tra gli Stati membri.

La dichiarazione richiama inoltre la necessità di affrontare il problema della regressività del sistema delle entrate nel suo complesso. L’obiettivo indicato dai leader è evitare che le modalità di finanziamento del bilancio europeo producano effetti sproporzionati o squilibri nella distribuzione degli oneri. La questione assume particolare rilievo in un negoziato nel quale la discussione sulle nuove priorità di spesa è inevitabilmente collegata alla capacità di individuare fonti di finanziamento sostenibili e condivise. Per i Paesi firmatari, un bilancio più ambizioso deve quindi essere accompagnato da regole che assicurino una partecipazione finanziaria percepita come giusta, senza trasferire in maniera iniqua i costi delle politiche comuni su alcuni Stati.

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Il quarto principio contenuto nella dichiarazione è formulato in maniera particolarmente netta e riguarda i cosiddetti rebates, ossia i meccanismi di correzione che consentono ad alcuni Stati membri di beneficiare di trattamenti preferenziali nel calcolo dei contributi al bilancio europeo. I leader degli «Amici della coesione» chiedono l’eliminazione di queste agevolazioni, sostenendo che le correzioni basate sul reddito nazionale lordo non abbiano più ragione di esistere all’interno di un sistema finanziario europeo modernizzato ed equo.

La richiesta punta a superare una delle questioni più delicate che accompagnano storicamente i negoziati sul bilancio dell’Unione, nei quali il rapporto tra contributi versati e risorse ricevute rappresenta spesso un elemento di confronto tra i governi. Secondo l’impostazione condivisa dai 17 Paesi, mantenere meccanismi preferenziali significherebbe conservare differenze di trattamento difficili da conciliare con l’obiettivo di una distribuzione equilibrata degli oneri. La posizione espressa nel documento non equivale tuttavia a una decisione già assunta a livello europeo, ma costituisce una richiesta negoziale che dovrà essere discussa con gli altri Stati membri nell’ambito del confronto sul prossimo Quadro finanziario pluriennale.

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L’incontro promosso da Italia e Romania rappresenta un passaggio politico importante per il coordinamento del gruppo degli «Amici della coesione», che intende presentarsi ai negoziati con una posizione condivisa sulle principali questioni finanziarie. L’adozione della dichiarazione comune permette ai 17 leader di individuare una base negoziale unitaria, rafforzando la capacità di sostenere le rispettive priorità nel confronto con gli altri governi europei. Il documento non entra nel dettaglio delle singole assegnazioni nazionali né definisce importi specifici da destinare ai diversi Paesi, ma stabilisce i criteri che i firmatari intendono difendere durante le trattative.

Il coordinamento tra gli Stati assume particolare rilievo perché il bilancio pluriennale europeo determina per diversi anni le risorse disponibili per numerosi programmi e politiche dell’Unione. Le decisioni che verranno adottate influenzeranno quindi la programmazione degli investimenti, la gestione dei finanziamenti territoriali e la continuità delle misure di sostegno nei settori interessati. Per l’Italia, il confronto riguarda anche il ruolo dei fondi europei nella realizzazione degli interventi di sviluppo regionale e nella riduzione dei divari territoriali, mentre sul piano generale la dichiarazione punta a preservare il peso delle politiche di coesione e agricoltura nell’architettura finanziaria comunitaria.

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Nella parte conclusiva della dichiarazione, i 17 leader assumono l’impegno a mantenere una posizione unitaria lungo tutto il percorso negoziale, lavorando affinché le priorità condivise trovino spazio nell’accordo definitivo. La richiesta di un bilancio adeguato alle sfide dell’Unione, la protezione dei finanziamenti per coesione e agricoltura, una distribuzione più equilibrata dei contributi e l’eliminazione dei meccanismi preferenziali costituiscono quindi i quattro punti sui quali il gruppo intende concentrare la propria iniziativa politica.

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