Granarolo spa, gruppo lattiero-caseario bolognese controllato dalla cooperativa Granlatte, ha sottoscritto un finanziamento sustainability-linked da 450 milioni di euro, articolato in due linee di credito term loan e una revolving, con un pool di dieci istituti finanziatori. L’operazione, annunciata il 12 ottobre 2026 (si veda qui il comunicato di Granarolo), è destinata a finanziare il piano strategico del gruppo, focalizzato sul rafforzamento del business lattiero-caseario, l’efficientamento industriale, la sostenibilità e l’internazionalizzazione (si veda qui il comunicato di Intesa Sanpaolo).
Il pool è coordinato da Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione IMI Corporate & Investment Banking, BNL BNP Paribas, BPER Corporate & Investment Banking e UniCredit, che hanno agito in qualità di global coordinator. Partecipano inoltre Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Banco BPM, Cassa Depositi e Prestiti, Sparkasse-Cassa di Risparmio di Bolzano e Cooperatieve Rabobank. Intesa Sanpaolo ha ricoperto anche i ruoli di sustainability coordinator e agent.
Il finanziamento prevede un meccanismo premiante sulle condizioni economiche collegato al raggiungimento di specifici obiettivi ESG del gruppo. Non sono stati resi noti gli importi delle singole linee, le relative scadenze, i margini applicati, le eventuali garanzie o i parametri di sostenibilità utilizzati per determinare l’aggiustamento del costo del debito. Non è stato inoltre precisato se una parte delle risorse sarà destinata al rifinanziamento di passività esistenti, oltre che al sostegno del piano industriale.
Granarolo è stata assistita da Legance Avvocati Associati, che ha seguito l’operazione sin dalle prime fasi della strutturazione e per gli aspetti fiscali. Il pool dei finanziatori è stato invece assistito da Gianni & Origoni.
Un elemento significativo dell’operazione è la presenza tra i finanziatori di Intesa Sanpaolo, che detiene anche il 14,95% del capitale di Granarolo, e di Cassa Depositi e Prestiti, il cui Fondo Nazionale Strategico possiede un ulteriore 15,27%. La compagine azionaria aggiornata vede infatti il controllo in capo alla cooperativa Granlatte con il 63,14%, seguita dal Fondo Nazionale Strategico con il 15,27%, Intesa Sanpaolo con il 14,95%, Enpaia con il 4,58% e azioni proprie per il restante 2,06%.
L’attuale struttura proprietaria deriva in larga misura dall’aumento di capitale da 160 milioni di euro perfezionato nell’aprile 2023, quando erano entrati nel capitale Fondo Nazionale Strategico ed Enpaia, affiancando Granlatte e Intesa Sanpaolo. In quell’occasione Granlatte aveva sottoscritto 30 milioni di euro del nuovo capitale e aveva mantenuto il controllo del gruppo, pur diluendo la propria partecipazione dal 77,5% a circa il 65% (si veda altro articolo di BeBeez).
Il finanziamento da 450 milioni arriva inoltre in coincidenza con un importante riassetto della governance. Proprio ieri Granarolo ha annunciato le dimissioni del direttore generale Filippo Marchi, che lascerà il gruppo il prossimo 31 ottobre, dopo oltre 22 anni di attività. La società ha precisato che non si determineranno discontinuità operative, poiché il presidente Stanislao Giuseppe Fabbrino dispone già delle deleghe necessarie a garantire la piena continuità gestionale e decisionale. Dal 1° novembre Fabbrino avrà il compito di proporre e coordinare direttamente le direttrici strategiche della nuova fase di crescita.
Il presidente ha ringraziato Marchi, a nome della società, per “un sentito ringraziamento per il contributo, la dedizione e la professionalità dimostrati in oltre ventidue anni di collaborazione. A lui rivolgiamo i migliori auguri per le future sfide professionali e per le soddisfazioni personali che lo attendono”.
Fabbrino ha poi collegato esplicitamente il nuovo assetto gestionale al finanziamento appena annunciato, dichiarando: “Anche alla luce del finanziamento di 450 milioni appena annunciato, lavoreremo sul piano strategico sostenibile del Gruppo. Priorità saranno efficienza ed efficacia operativa e un’ulteriore crescita dell’internazionalizzazione, valorizzando ulteriormente la nostra produzione casearia. Metteremo al centro del nostro impegno la sostenibilità, certi di avere la squadra giusta per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati».
La nomina di Fabbrino alla presidenza risale allo scorso 21 aprile, quando Gianpiero Calzolari aveva lasciato la carica dopo 17 anni, nell’ambito di un passaggio generazionale concordato con gli azionisti. Il nuovo presidente, ingegnere con un MBA e una lunga esperienza nell’industria alimentare cooperativa, era già consigliere di amministrazione di Granarolo e Granlatte. Dal 2011 è inoltre presidente e amministratore delegato di Fruttagel e dal maggio 2022 amministratore delegato e direttore generale di Deco Industrie.
In occasione della nomina di Fabbrino era stato delineato il piano strategico 2027-2030, articolato su quattro direttrici: focalizzazione sul mercato lattiero-caseario, efficientamento, aumento della capacità produttiva e specializzazione degli stabilimenti caseari. Il nuovo finanziamento si inserisce dunque in una fase di consolidamento e razionalizzazione industriale, dopo un lungo periodo di crescita attraverso acquisizioni e investimenti internazionali.
Nel comunicato sul finanziamento, Fabbrino aveva spiegato: “Finanzieremo il piano strategico sostenibile del Gruppo, lavorando sull’efficienza e sull’efficacia operativa e sull’internazionalizzazione, proseguendo il percorso che ha già portato il Gruppo a sviluppare oltre il 41% del fatturato fuori del Paese, valorizzando il miglior Made in Italy. Metteremo al centro del nostro impegno la sostenibilità promuovendo energie pulite e recupero dell’acqua negli stabilimenti. Siamo cresciuti rapidamente in Italia e all’estero, ora è il momento di consolidare quanto fatto in chiave di sostenibilità economica e ambientale”.
La strategia di focalizzazione sul settore lattiero-caseario si era già tradotta lo scorso maggio nella cessione del 100% di Unconventional srl al Gruppo Amadori, comprensiva dello stabilimento produttivo di Coriano (Rimini) e del marchio Unconventional 100% Vegetale. Il marchio, lanciato da Granarolo nel 2020, era stato sviluppato per il mercato delle alternative vegetali alla carne. Con la vendita, il gruppo bolognese ha dismesso un’attività non più centrale rispetto al nuovo indirizzo strategico (si veda altro articolo di BeBeez).
Per quanto riguarda i risultati economico-finanziari, Granarolo ha chiuso il 2025 con 1,813 miliardi di euro di ricavi consolidati, in crescita del 5,4% rispetto al 2024, e un ebitda di 100,5 milioni, in aumento del 5,5%, con un’incidenza sui ricavi del 5,5%. L’ebit è stato di 28,2 milioni, mentre l’utile netto ha raggiunto 5,5 milioni di euro. L’assemblea degli azionisti ha inoltre deliberato la distribuzione di un dividendo di 5 milioni.
La posizione finanziaria netta consolidata è salita a 309,8 milioni di euro, con un incremento di 71,3 milioni rispetto ai 238,5 milioni di fine 2024. Il rapporto tra posizione finanziaria netta ed ebitda 2025 risulta quindi pari a circa 3,1 volte. Si tratta di un indicatore calcolato sui dati di bilancio e non del leverage successivo alla sottoscrizione del finanziamento da 450 milioni, del quale non è stata comunicata la ripartizione tra eventuale rifinanziamento e nuova liquidità.
Quanto alla distribuzione geografica dei ricavi, nel 2025 il mercato italiano rappresentava il 60% del fatturato, l’Europa il 33% e i mercati extraeuropei il restante 7%. Nel comunicato di ottobre, Granarolo ha invece indicato una quota del fatturato realizzata all’estero superiore al 41%, segnalando il ruolo crescente dell’internazionalizzazione nella strategia del gruppo.
Il nuovo finanziamento non rappresenta il primo ricorso di Granarolo a strumenti legati alla sostenibilità. Già nel 2019, infatti, BNL BNP Paribas aveva erogato un sustainability-linked loan da 30 milioni di euro, presentato all’epoca come il primo positive loan nel settore food & beverage, destinato a sostenere investimenti sulla sostenibilità ambientale, in particolare nella riduzione della plastica negli imballaggi e nell’utilizzo di materiali riciclati. L’operazione era stata successivamente ricordata anche da BeBeez nella ricostruzione dell’indebitamento finanziario del gruppo (si veda altro articolo di BeBeez).
In precedenza il gruppo aveva fatto ricorso anche al mercato obbligazionario. Nel 2013 Granarolo aveva collocato un bond da 50 milioni di euro, mentre nel marzo 2017 aveva emesso un nuovo prestito obbligazionario senior da 60 milioni, collocato alla pari, con cedola fissa del 3,05% e scadenza marzo 2023. Quest’ultimo era stato strutturato e collocato da BNP Paribas e Deutsche Bank e sottoscritto in parti uguali dal gruppo CDP e dal Fondo Sviluppo Export, promosso da Sace e gestito da Amundi sgr (si veda altro articolo di BeBeez). La scadenza contrattuale del bond precede quindi il nuovo finanziamento, senza che questo consenta di ricostruirne, da solo, l’effettivo stato di rimborso.
Sempre nel 2017 Granarolo aveva realizzato con Crédit Agricole Corporate & Investment Bank e Crédit Agricole Cariparma un’operazione da 10 milioni di euro di smobilizzo del magazzino di prosciutti di Parma Dop, allora detenuto attraverso la controllata Stabilimenti Gennari, con l’obiettivo di finanziare il capitale circolante e ottimizzare la struttura finanziaria (si veda altro articolo di BeBeez).
L’espansione internazionale era stata sostenuta anche attraverso operazioni sul capitale delle controllate. Nel gennaio 2022, per esempio, Simest, società del gruppo CDP, aveva investito 10 milioni di euro in un aumento di capitale di Granarolo Usa, nell’ambito di un’operazione complessiva da circa 20,5 milioni, acquisendone il 49%, mentre la quota residua dell’aumento era stata sottoscritta da Granarolo (si veda altro articolo di BeBeez).
Granarolo rappresenta oggi la più importante filiera italiana del latte direttamente partecipata dai produttori associati in forma cooperativa. La controllante Granlatte riunisce 488 allevatori, con un’organizzazione che raccoglie circa 950 mila tonnellate di latte all’anno attraverso una flotta di circa 97 autocisterne. Il gruppo conta 13 stabilimenti produttivi in Italia, oltre a due in Francia, uno nel Regno Unito, uno in Germania, tre in Brasile, uno in Nuova Zelanda e uno negli Stati Uniti. Su questa piattaforma industriale e commerciale si innesta il piano strategico che Granarolo intende sostenere con il nuovo finanziamento bancario.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





