Roma – Allarme bollette per le imprese: ecco il piano shock per tagliare i costi prima che sia troppo tardi
Dalla richiesta di sospensione del sistema Ets avanzata a Bruxelles fino a un fondo da un miliardo per l’autoconsumo. Tutte le categorie produttive si uniscono contro i rincari in attesa del via libera europeo al tetto sul gas a 60 euro.
Il fronte delle imprese italiane si compatta e stringe i tempi per ottenere un argine strutturale contro l’impennata delle bollette energetiche, sollecitando l’immediata approvazione delle misure governative e invocando una revisione profonda delle normative comunitarie sulle emissioni. La notizia dell’offensiva corale del sistema produttivo, che vede schierate le principali sigle dell’industria, dell’artigianato, del commercio e dell’agricoltura, emerge da Affari & Finanza de La Repubblica. Secondo quanto ricostruito dalla testata, l’intero comparto imprenditoriale nazionale si trova a condividere una duplice urgenza: da un lato l’attesa per l’entrata in vigore del provvedimento nazionale sui prezzi dell’elettricità, dall’altro la richiesta formale all’Unione europea di sterilizzare il meccanismo dei certificati ambientali, considerato ormai insostenibile per la competitività della manifattura.
IL PRESSING DI CONFINDUSTRIA A BRUXELLES E L’ATTESA PER IL DECRETO BOLLETTE
La mobilitazione generale ha trovato voce istituzionale giovedì scorso a Bruxelles, dove il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha manifestato formalmente l’auspicio “di avere nei prossimi giorni il decreto bollette”. Con questa dichiarazione, sottolinea Affari & Finanza, il leader degli industriali “ha interpretato l’attesa di tutte le imprese italiane, non solo di quelle che fanno capo all’organizzazione che rappresenta”. Il fulcro del provvedimento, attualmente sottoposto al vaglio della Commissione europea per la necessaria autorizzazione preventiva, mira a contenere i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica introducendo un tetto al prezzo del gas destinato alla generazione termoelettrica, con una soglia che “potrebbe aggirarsi intorno ai 60 euro a megawattora”. Sul piano tecnico, lo schema prevede che “lo Stato rimborserà ai produttori una parte dei costi che eccedono questo tetto”, bloccando alla radice il trasferimento dei rincari sulla borsa elettrica ed evitando che si inneschi “con un effetto domino” una nuova ondata di aumenti sulle bollette finali.
LO SCONTRO SUL SISTEMA ETS E L’ALLARME DI ORSINI PER LE AZIENDE ENERGIVORE
Il pacchetto delle richieste industriali non si limita tuttavia alle misure tampone interne. Nel corso degli incontri istituzionali svoltisi a Bruxelles lo scorso 15 ottobre con il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic e con il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, Confindustria ha formalizzato un’istanza drastica condivisa anche dalle altre confederazioni imprenditoriali: “la sospensione del sistema Ets”. A motivare un intervento così radicale sulle quote europee di emissione è stato lo stesso Orsini, denunciando come il meccanismo abbia travalicato i propri scopi originari: “Purtroppo è una misura che è andata fuori scala e le aziende energivore rischiano di essere spazzate via”.
LA ZONA GRIGIA DELLA MANIFATTURA E IL PIANO DI CONFAPI PER LE RINNOVABILI
Se il grido d’allarme dei colossi industriali è netto, le ripercussioni della crisi energetica si estendono ben oltre il perimetro formale dei grandi consumatori. Affari & Finanza evidenzia infatti la presenza di una vera e propria “zona grigia formata da decine di migliaia di imprese manifatturiere che, pur avendo costi elevatissimi e subendo un impatto rilevante sui costi, non raggiungono le soglie per accedere alle agevolazioni previste per i grandi energivori”. A denunciare questo divario regolatorio è la Confapi, che ha avanzato una proposta mirata per tutelare il segmento intermedio: “consentire a queste Pmi l’accesso a un contingente predeterminato di energia da fonti rinnovabili a prezzi stabilizzati”. Un’operazione concepita all’insegna della reciprocità, dal momento che, nelle intenzioni dell’associazione, le piccole e medie imprese agevolate reinvestirebbero la liquidità risparmiata destinando le risorse liberate alla costruzione di “nuova capacità rinnovabile o in efficienza energetica”.
LA STANGATA DA 3,7 MILIARDI SULLE PICCOLE IMPRESE NEI DATI DI CONFARTIGIANATO
Il peso economico delle forniture energetiche si fa ancora più gravoso scendendo nella scala dimensionale del tessuto economico. La condizione delle attività minori è documentata da un’indagine di Confartigianato, richiamata da Affari & Finanza di la Repubblica, che quantifica l’extra-costo sopportato dalle realtà produttive di minori dimensioni: per le piccole imprese italiane l’elettricità presenta una spesa maggiorata di “3,7 miliardi in più della media Ue”. L’origine di tale disparità risiede nella struttura dei listini e in particolare nel “prelievo degli oneri generali di sistema in bolletta”. Di fronte a questa penalizzazione, Confartigianato reclama misure correttive immediate, chiedendo in primo luogo l’inclusione delle microimprese tra le “categorie di clienti con maggiori tutele” e sollecitando l’impiego dei “proventi delle aste Ets per finanziare le agevolazioni alle grandi imprese energivore che oggi gravano sulle bollette delle piccole imprese”, ponendo fine a un travaso di costi tra comparti.
LA REVISIONE DEL PREZZO UNICO NAZIONALE E IL NODO DEI PROVENTI NELLE RICHIESTE DI CONFCOM
Sul versante delle terziario e dei servizi, anche Confcom interviene nel dibattito sollecitando una riforma complessiva dell’architettura di mercato. L’organizzazione chiede anzitutto “una distribuzione più proporzionata dei proventi Ets tra i settori che ne sostengono i costi, destinandoli a investimenti per l’innovazione e la decarbonizzazione”. Le rivendicazioni comprendono inoltre una decisa “diversificazione del mix energetico” e una revisione strutturale del sistema con cui si determina il valore della corrente all’ingrosso, attraverso “una riforma del meccanismo di formazione del prezzo dell’energia che superi il prezzo unico nazionale”.
LA PROPOSTA DELLA CNA PER UN FONDO AUTOCONSUMO DA UN MILIARDO E LE COMUNITÀ ENERGETICHE
La risposta strategica indicata dalla Cna punta in modo prioritario sulla leva dell’”autoproduzione per ridurre il carico delle bollette”. La confederazione degli artigiani propone la nascita di un apposito “Fondo per l’Autoconsumo” dotato di una dotazione pari a “un miliardo l’anno per il biennio 2027-2028”. La misura finanziaria verrebbe specificamente indirizzata “agli impianti rinnovabili delle piccole imprese fino a 200 kW”. La piattaforma d’azione elaborata dalla Cna si completa inoltre con il rifinanziamento dell’istituto delle “comunità energetiche fino al 2030” e con il varo di specifici contributi economici destinati a incentivare l’esecuzione degli audit energetici aziendali.
CONFAGRICOLTURA PUNTA SU BIOMETANO E AGRISOLARE CONTRO IL CARO GASOLIO
Anche il settore primario manifesta l’esigenza di soluzioni stabili ed ecologicamente sostenibili per far fronte alle tensioni sui carburanti. Confagricoltura ha infatti posto l’accento sulla necessità di definire “una strategia di lungo termine per affrontare il caro gasolio”, individuando la soluzione nello sviluppo dell’autoproduzione energetica e nell’”autoefficientamento delle imprese”. Il modello operativo indicato dall’organizzazione agricola prende a riferimento i meccanismi sperimentati con il bando “Facility Parco Agrisolare”, sollecitando parallelamente l’adozione di un piano d’azione organico “con una strategia che acceleri la conversione degli impianti da biogas a biometano”.
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