“Abbiamo costruito qualcosa che non esisteva”



  C’è un segreto che unisce i pastori dell’Ogliastra ai pescatori di Okinawa, i contadini della penisola di Nicoya in Costa Rica e gli abitanti della remota isola di Ikaria in Grecia. Non è la genetica o, almeno, non solo quella. È un codice esistenziale, un modo di intendere il tempo, la tavola e le relazioni umane. Questo filo invisibile è diventato un legame ufficiale a Tortolì, nel cuore della “Blue Zone” sarda, dove si è tenuto il meeting internazionale “The Longevity Experience”. Istituzioni, scienziati ed esperti provenienti dai quattro angoli più longevi del pianeta si sono riuniti per siglare un protocollo d’intesa storico. L’obiettivo è quello di trasformare ciò che la natura ha donato a queste terre in un modello di sviluppo sostenibile, benessere e turismo globale per la società del futuro. Il termine “Blu Zone”, oggi di uso comune a livello globale, nacque quasi per caso nei primi anni duemila proprio in Sardegna, grazie agli studi demografici del professor Gianni Pes e del medico Michel Poulain, poi popolarizzati dal giornalista del “National Geographic”, Dan Buettner. Mappando i comuni a più alta concentrazione di centenari nel mondo, i ricercatori iniziarono a tracciare dei cerchi con il pennarello blu sulla cartina geografica. L’Ogliastra e la Barbagia si rivelarono il nucleo di un fenomeno straordinario: l’isola conta attualmente oltre 470 centenari. Da quel momento, la Sardegna è diventata la “Blue Zone numero uno”, un laboratorio a cielo aperto studiato dalle università di tutto il mondo. A condurre l’intera giornata dei lavori è stato l’assessore del Turismo, Artigianato e Commercio della Regione Sardegna, Franco Cuccureddu, il quale ha illustrato la proposta di Protocollo d’intesa e condotto il negoziato fino alla firma. “Abbiamo costruito qualcosa che non esisteva.-ha detto-Mesi di relazioni diplomatiche con ambasciate e istituzioni di tre continenti convergono in questo atto. L’obiettivo che ci siamo prefissi è quello di far conoscere al mondo quattro santuari di lunga vita e trasformare quello che fino a oggi era un primato silenzioso in un prodotto turistico di esperienza globale, costruito sulla conoscenza autentica di comunità che hanno qualcosa di raro da mostrare. Non stiamo vendendo la longevità, ma stiamo aprendo una porta perché il mondo la conosca”.
Poi è stata la volta di Hiroshi Toyama, membro del Consiglio di Ricerca di Yomitan per il Giappone: “Okinawa sa da decenni di avere qualcosa di raro. Condividerlo non è una scelta, è un dovere”.
Quindi Nicoya Carlos Armando Marinez Arias, che ha portato la voce di una comunità per cui la longevità non è un primato da esibire: “La nostra gente vive a lungo perché vive insieme, perché ha rispetto della vita e della terra che ci dà sostentamento. Tutto questo non si spiega: si mostra”.
A testimonianza della Grecia, Kyriaki Spanou e Angeliki Douka hanno portato l’esperienza concreta di Ikaria, dove il turismo tranquillo è oramai il pane quotidiano.

  “La vera lezione dell’isola,-hanno detto all’unanimità-è più profonda di un modello turistico: la povertà e l’isolamento hanno eliminato la competizione economica e fondato i rapporti sociali sulla serenità. Con l’alimentazione e la siesta pomeridiana come cavallo di battaglia”.
Francesco Cucca, genetista dell’Università di Sassari e principale “” del Progetto SardiNIA ProgeNIA, ha sintetizzato vent’anni di ricerca sul campo: “L’obiettivo è promuovere la salute e il buon invecchiamento, fare in modo che invecchiare coincida il più possibile con il restare attivi”.
Roberto Pili, Presidente della Comunità Mondiale della Longevità, ha posto una domanda semplice e radicale: «Non possiamo prescrivere un villaggio. Ma possiamo far capire al mondo che certi villaggi guariscono.»
Il protocollo firmato in Sardegna unisce quattro realtà geograficamente lontanissime, ma speculari nello stile di vita:
1) Sardegna (Ogliastra/Barbagia): La terra della longevità maschile, dove i pastori camminano per chilometri su terreni scoscesi e mantengono un ruolo attivo e centrale nella comunità fino a tarda età.
2) Okinawa (Giappone): L’isola delle donne centenarie. Qui vige il concetto di Ikigai (la ragione per svegliarsi la mattina) e il Moai (una rete sociale di supporto economico ed emotivo che dura tutta la vita).
3) Nicoya (Costa Rica): Dove la filosofia del Pura Vida si traduce in una forte fede spirituale, un’alimentazione basata su mais e fagioli, e acque ricchissime di calcio.
4) Ikaria (Regia): Nota come “l’isola dove la gente si dimentica di morire”. Ritmi lenti, pochissimo stress, un uso quotidiano di tisane di erbe spontanee locali e una forte coesione sociale.
Il convegno di Tortolì non ha celebrato solo la statistica, ma ha analizzato quello che i medici definiscono lo “psicotipo longevo” e lo stile di vita. Gli esperti hanno isolato i fattori determinanti che permettono ai sardi di invecchiare restando sani:
1) La Tavola della Sobrietà
Niente diete miracolose o beveroni moderni. La dieta della Blue Zone sarda è quella della tradizione contadina: carboidrati complessi (pane carasau, il lievito madre del pane pireddu), legumi, verdure di stagione, formaggi caprini ricchi di antiossidanti e un bicchiere di vino Cannonau, ricchissimo di polifenoli. La carne? Poca, legata ai giorni di festa.
2) Il Movimento Naturale e Costante
Nessun centenario sardo ha mai frequentato una palestra. La loro attività fisica è integrata nella vita quotidiana: curare l’orto, accudire il bestiame, camminare in salita. È il cosiddetto “esercizio a bassa intensità” ma costante, che protegge il sistema cardiocircolatorio.
3) La Famiglia come Scudo Emotivo
In Sardegna l’anziano non viene isolato. Nelle comunità delle Blue Zone, il nonno e il bisnonno sono il fulcro della famiglia, depositari di saggezza e rispetto. Questo ruolo attivo genera stabilità emotiva, combatte la depressione e la solitudine, che la scienza indica oggi come i veri grandi killer della società moderna.
Il patto siglato a Tortolì apre le porte a scenari economici enormi. La longevità non è più solo una curiosità scientifica, ma sta diventando un vero e proprio asset di sviluppo. La Regione Sardegna punta a strutturare un “prodotto turistico globale” legato alla longevità. Non si tratta di vendere semplicemente una vacanza, ma di esportare un’esperienza: accogliere visitatori da tutto il mondo desiderosi di immergersi nello stile di vita sardo, imparando a mangiare, respirare e vivere come i nostri centenari.




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