Data center iperscala e assicurazioni: quando la copertura non basta più


La crescita degli investimenti nell’infrastruttura digitale legata all’intelligenza artificiale ha portato i data center iperscala a dimensioni che il mercato assicurativo tradizionale non riesce più a coprire integralmente. È questa la tesi centrale di un report pubblicato l’8 giugno 2026 da S&P Global Ratings, che esamina le implicazioni del cosiddetto insurance gap – il divario tra il valore reale degli asset e la copertura assicurativa effettivamente disponibile – sulla struttura finanziaria e sul profilo di credito di questi progetti. Un tema che riguarda direttamente assicuratori, riassicuratori, finanziatori di progetto e i grandi operatori tecnologici che stanno costruendo l’infrastruttura su cui viaggia l’AI.

Il punto di partenza è dimensionale. I campus iperscala di nuova generazione raggiungono durante la sola fase costruttiva un valore assicurabile compreso tra 20 e 50 miliardi di dollari per singolo sito, una soglia che supera ampiamente i benchmark storici del mercato property e construction. A questa scala, la copertura integrale a valore di rimpiazzo non è più praticabile. Il mercato si è adattato ricorrendo a programmi stratificati basati su stime di perdita massima probabile (PML, probable maximum loss) o perdita massima prevedibile (MFL, maximum foreseeable loss), strutture che per definizione lasciano una quota del valore esposto fuori dalla garanzia. Non si tratta di una lacuna temporanea, ma di un riorientamento strutturale del modo in cui questi rischi vengono valutati e distribuiti.

Il rischio di aggregazione è diventato uno dei vincoli principali per gli assicuratori. Concentrare decine di miliardi di valore assicurato su un singolo sito, con esposizioni che si accumulano attraverso più fasi costruttive e poi transitano nella copertura operativa, mette sotto pressione i modelli di sottoscrizione tradizionali. I riassicuratori, dal canto loro, segnalano una visibilità limitata sui portafogli ceduti, il che rende ancora più difficile governare l’accumulo complessivo di rischio. Il risultato è che la partecipazione del mercato assicurativo si fa sempre più selettiva, con soglie di attacco più alte, maggiore attenzione all’ingegneria del rischio e controlli più stringenti sull’esposizione aggregata a livello di portafoglio.

Sul fronte delle GPU e dei chip per l’AI, il rapporto segnala un problema distinto e potenzialmente più acuto. I costi di un data center da 1 GW orientato al training variano tra 50 e 70 miliardi di dollari, di cui la quota preponderante – tra 40 e 60 miliardi – riguarda chip ad alta obsolescenza tecnologica. Le strutture di finanziamento stanno cominciando a trattare le flotte di GPU come asset separatamente finanziati, ma le coperture assicurative per questi componenti restano difficili da strutturare a questa scala, anche per la velocità con cui il valore dei chip decade nel tempo. L’85-90% del capex complessivo viene finanziato attraverso debito, con livelli di leva che non hanno precedenti nel settore.

La ricaduta sul rischio di credito è diretta. S&P richiama il caso del data center Hyperion da 2 GW sviluppato da Meta e Blue Owl in Louisiana, dove le coperture assicurative potrebbero risultare insufficienti rispetto agli scenari PML peggiori: in quel caso, Meta ha fornito garanzie aggiuntive per coprire le perdite eccedenti la copertura assicurativa fino al valore stimato dello scenario peggiore. Un’altra transazione citata, SE Cosmos LLC in Texas, riguarda un impianto da 70 MW in cui il contratto di locazione prevede la possibilità di recesso per sinistro se i lavori di ripristino superano i 12 mesi, e il progetto non prevede la sottoscrizione di una polizza per l’interruzione dell’attività. S&P ha tenuto conto di questa lacuna nella valutazione del rating. Sono casi che illustrano come il profilo di credito di queste operazioni dipenda sempre più da garanzie esplicite degli sponsor, livelli di liquidità e strutture contrattuali, piuttosto che dalla sola presenza di una copertura assicurativa.

Per gli assicuratori e i riassicuratori, il segmento resta un’opportunità in crescita, ma a condizione di mantenere una disciplina rigorosa sull’aggregazione. Una partecipazione controllata, con limiti ben definiti e copertura parziale, può produrre profili di perdita prevedibili anche in presenza di valori assicurati molto elevati. Per le strutture di finanziamento di progetto, invece, la copertura parziale sposta una quota significativa del rischio residuo sulla struttura del capitale, sui buffer di liquidità e sull’impegno degli sponsor. Non è un rischio che può essere ignorato nella due diligence, soprattutto in un contesto in cui alcune transazioni vengono lanciate e prezzate nel giro di 24-48 ore, comprimendo i tempi di analisi. Per i grandi hyperscaler – Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta, Oracle – il rischio trattenuto viene gestito a livello corporate, dove scala, ridondanza operativa e liquidità attenuano l’impatto di eventuali perdite sui singoli asset.

Il rapporto di S&P chiude con una considerazione che sintetizza la direzione del settore: con l’espansione degli investimenti in infrastruttura iperscala, l’analisi del credito dovrà sempre più identificare chi porta in ultima istanza il rischio residuale, esaminando la solidità delle strutture finanziarie e la capacità di bilancio degli operatori, piuttosto che limitarsi a verificare la presenza di una polizza. La crescita del capex aggregato dei cinque principali hyperscaler americani è attesa superare i mille miliardi di dollari entro il 2027: a quella scala, il divario assicurativo non è un dettaglio tecnico, ma una variabile strutturale del mercato.

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