Andrea Maggi: “Leggere forma l’anima. La filosofia ci aiuta a trovare un senso nel futuro”. Il prof. de Il Collegio incanta al Valdichiana Designer Village


«Leggere non serve a niente? Non credo proprio che le cose stiano così». Parte da qui la riflessione di Andrea Maggi, il professore più amato della televisione italiana, ospite sabato scorso al Valdichiana Designer Outlet nell’ambito della rassegna Valdichiana Reading, curata da Davide Ruffinengo e organizzata in collaborazione con la libreria Giunti al Punto e dedicata alla promozione della lettura e dell’incontro con gli autori.

Insegnante, scrittore e volto noto del piccolo schermo grazie alla partecipazione a programmi televisivi di successo, Maggi ha dialogato con il pubblico affrontando alcuni dei temi centrali del suo ultimo romanzo, Il mio Socrate, ma anche questioni di grande attualità che riguardano la scuola, i giovani e il valore della cultura.

«Se oggi siamo arrivati a un certo livello di evoluzione e di progresso – ha spiegato – lo dobbiamo proprio alla lettura. Certo, leggere non serve a qualcosa di immediatamente pratico o pragmatico, ma serve a formare l’anima».

Tra i tanti ruoli che ricopre, Maggi non ha dubbi su quale senta più suo.

«Preferisco quello dell’insegnante. È il ruolo più imprevedibile. Devi programmare tutto ma, allo stesso tempo, devi improvvisare più che in qualsiasi altra professione. È probabilmente l’aspetto della mia vita che metto maggiormente in risalto».

Veronica e l’incontro con Socrate

Al centro dell’incontro il suo ultimo libro, Il mio Socrate, che racconta la storia di Veronica, una quattordicenne arrabbiata con il mondo, incapace di trovare il proprio posto nella realtà che la circonda.

«Ce l’ha con i compagni, con gli insegnanti, con tutti. A un certo punto però incontra una persona che, a differenza di molti adulti, fa una cosa semplice ma straordinaria: la ascolta».

Attraverso il dialogo con Socrate, Veronica affronta interrogativi universali come l’amore, la giustizia e il significato della vita, scoprendo che esiste una profondità nascosta sia nel mondo sia dentro se stessi.

Un personaggio che, pur essendo frutto della narrativa, nasce da una realtà ben conosciuta dall’autore.

«Ho avuto tante Veronica nella mia carriera. È una figura molto frequente nella scuola di oggi: ragazzi che faticano a trovare una collocazione, uno scopo e soprattutto una visione del proprio futuro».

Per Maggi proprio la filosofia può offrire una risposta.

«Socrate insegna che per fare filosofia serve un’altra persona, possibilmente qualcuno che non la pensa come noi. La verità non si afferra facilmente: nasce dal confronto tra idee diverse».

Da Nazim Hikmet a Socrate: la libertà ha un prezzo

Tra le citazioni che hanno accompagnato l’incontro è emerso anche il nome del poeta turco Nazim Hikmet, autore particolarmente caro a Maggi.

«Hikmet è stato un poeta ma anche un attivista, un uomo che ha trascorso anni in carcere per difendere diritti, giustizia e libertà. In questo senso assomiglia a Socrate».

Un parallelismo che porta inevitabilmente alla condanna del filosofo ateniese.

«La prima democrazia della storia ha condannato a morte il filosofo per eccellenza. Socrate avrebbe potuto fuggire, ma scelse di bere la cicuta. Atene ha ucciso Socrate, ma non è riuscita a uccidere la filosofia».

Il valore del vuoto

Uno dei passaggi più apprezzati dal pubblico è stato quello dedicato al concetto di vuoto, particolarmente attuale in una società caratterizzata da continue sollecitazioni.

«Per essere felici dobbiamo imparare come riempire i vuoti della nostra vita. Ma spesso, nell’affanno di colmarli, li riempiamo con cose che ci appesantiscono senza davvero nutrirci».

Secondo Maggi il primo passo è liberarsi del superfluo.

«Bisogna svuotarsi delle cose inutili, della zavorra che impedisce di cercare ciò che conta davvero. La filosofia può essere uno strumento fondamentale per questa ricerca».

Diffidare delle risposte facili

Altro tema affrontato è quello dell’eccessiva semplificazione dei problemi complessi.

«Le risposte facili sono sempre pericolose. Quando un problema è complesso, spesso richiede fatica, approfondimento e analisi. Cercare scorciatoie può portarci fuori strada».

Una riflessione che si collega anche alla storia e alla politica.

«I demagoghi sono sempre esistiti. Nei momenti difficili molte persone si affidano a chi offre soluzioni immediate. È comprensibile perché è rassicurante, ma spesso è un errore».

I ragazzi e le loro fragilità

Parlando della scuola, Maggi ha raccontato i momenti più belli e quelli più difficili della professione docente.

«I momenti più belli sono quando gli studenti ti ringraziano. Un grazie sincero è la ricompensa più grande».

Più delicato invece il confronto con i drammi personali che gli adolescenti portano in classe.

«Quando un ragazzo vive un lutto o una situazione difficile, il compito dell’insegnante è farlo sentire meno solo. In quei casi non si tratta più di letteratura o filosofia: si tratta di vita».

Giovani e social, niente stereotipi

Inevitabile anche una riflessione sul rapporto tra i giovani e i social media.

«In alcuni casi ho trovato molta più consapevolezza nei ragazzi che negli adulti. Certo, quando mancano punti di riferimento solidi, familiari o sociali, possono emergere fragilità. Ma non dobbiamo considerare i giovani una categoria fragile per definizione».

Per Maggi la vulnerabilità attraversa tutte le generazioni.

«Ci sono persone fragili e persone meno fragili. La fragilità è distribuita in modo abbastanza equo tra giovani e adulti».

Il consiglio di lettura per l’estate

Prima di salutare il numeroso pubblico presente al Valdichiana Designer Outlet, il professore-scrittore ha lasciato anche un suggerimento di lettura per le vacanze.

La scelta è caduta su Marco Malvaldi, già ospite della rassegna.

«Oltre a essere un amico è un grandissimo scrittore. Consiglierei in particolare i suoi libri dedicati a Galileo e Leonardo: sono opere straordinarie, divertenti e profondamente intelligenti».

Un incontro intenso e partecipato, che ha confermato ancora una volta la capacità di Andrea Maggi di parlare ai giovani e agli adulti con lo stesso linguaggio: quello della curiosità, del dialogo e della ricerca di senso. Perché, come ha ricordato durante l’incontro, leggere forse non serve a qualcosa di immediatamente utile, ma serve certamente a diventare persone migliori.


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 Guido Albucci

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