La mostra apre il 16 giugno con DJ set e ingresso libero
Milano celebra il Pride Month con una mostra collettiva capace di attraversare generazioni, linguaggi e sensibilità diverse. Da martedì 16 giugno 2026, il Dazio Cinque Giornate — lo spazio culturale di Piazza 5 Giornate 16 — ospita That’s a Pride, esposizione curata da Alfonso Umali che riunisce undici artisti accomunati da una riflessione profonda sui temi dell’identità, della rappresentazione e della libertà di essere sé stessi.
L’inaugurazione è fissata per le ore 18.00 con ingresso libero e DJ set a cura di wsd4y. La mostra resta aperta fino al 30 giugno, tutti i giorni dalle 18.00 alle 24.00.
Un percorso tra pittura, fotografia e street art
Più che proporre una lettura univoca delle questioni LGBTQ+, That’s a Pride sceglie di attraversarle da prospettive molteplici: intime e autobiografiche, politiche e sociali, poetiche, ironiche o apertamente simboliche. Pittura, fotografia, street art e pratiche visive contemporanee convivono in un percorso che mette al centro il corpo, il desiderio, la memoria e le forme attraverso cui oggi si costruiscono e si raccontano le identità.
La mostra affianca artisti già affermati a una generazione più giovane di pittori e fotografi, creando un dialogo aperto tra esperienze e sensibilità differenti.
Gli undici artisti in mostra
Antonella Casazza, artista milanese, porta le sue figure sospese e stranianti che indagano il confine tra cultura popolare e immaginario simbolico. Ironia, sensualità e invenzione formale si mescolano in immagini che, pur apparentemente leggere, celano riflessioni profonde sui ruoli sociali e sugli stereotipi del quotidiano.
Letizia Zocco racconta la Milano notturna contemporanea attraverso la fotografia: club, performance, momenti di intimità e comunità restituiscono uno spaccato autentico di una scena culturale fluida e inclusiva. Uno sguardo partecipato, non un semplice reportage.
Juan Carlos Prieto, giovane pittore spagnolo, parte da fotografie familiari ritrovate negli archivi domestici per costruire immagini vibranti e sfocate in cui il ricordo personale diventa esperienza collettiva. Affetti, nostalgia e appartenenza attraversano ogni sua opera.
Marta Mez, cronista pittorica della metropoli contemporanea, porta in mostra una veduta dell’Electric Ballroom di Camden Town — storico locale londinese che ha ospitato The Clash, Sex Pistols, U2 e Prince — trasformando l’architettura in un’immagine sospesa, quasi metafisica, dove memoria personale e immaginario collettivo si sovrappongono.
Federica Palmarin esplora l’identità come costruzione aperta attraverso ritratti di performer, drag queen, persone transgender e protagonisti della scena queer contemporanea. I suoi personaggi, collocati in ambienti sospesi tra eleganza decadente e teatralità, mostrano come l’identità sia un processo dinamico fatto di scelte e trasformazioni.
Alessandro Grimoldieu, artista milanese, presenta Una diva senza tempo, opera che fonde i tratti di diverse icone della seduzione del Novecento in una figura femminile archetipica. Cultura pop, memoria collettiva e immaginario mediatico si fondono in una riflessione sul mito della femminilità costruito dalla cultura visiva contemporanea.
Alessandro Baffigi si muove tra pittura, street art, curatela e progettualità indipendenti. Le sue figure apparentemente semplici affrontano temi legati all’affettività, all’inclusione e alle relazioni umane, dialogando con la cultura visiva contemporanea e con lo spazio pubblico.
Stefano Banfi, graphic designer e art director con oltre vent’anni di esperienza, porta le sue celebri Linee: reinterpretazioni di figure archetipiche, miti classici e capolavori della storia dell’arte attraverso un segno essenziale e rigoroso capace di renderli sorprendentemente contemporanei.
Bruno Volpez trasferisce nel linguaggio della pittura la forza comunicativa della street culture. In mostra presenta un ritratto di Marielle Franco, attivista brasiliana per i diritti umani e LGBTQ+ assassinata nel 2018, trasformando l’immagine in un gesto di testimonianza e resistenza contro ogni forma di discriminazione e violenza.
Matteo Bianchi utilizza il paesaggio come luogo di riflessione interiore. Il fauno presentato in mostra emerge da una natura silenziosa e contemplativa, diventando metafora di una dimensione esistenziale in cui identità, desiderio e rapporto con il mondo naturale si intrecciano.
Vetra Cerulli costruisce, con un linguaggio vicino all’iperrealismo, un racconto della propria generazione attraverso ritratti, amicizie, scene quotidiane e frammenti della cultura underground contemporanea, restituendo dignità e complessità a relazioni e forme di esistenza che sfuggono alle definizioni convenzionali.
Il curatore: Alfonso Umali
Alfonso Umali (Milano, 2001) è artista, curatore e giornalista culturale. Studente all’Accademia di Belle Arti di Brera, collabora con riviste specializzate come Artuu e Arte In e ha lavorato presso Galleria Vik Milano. Dal 2023 cura un progetto espositivo itinerante dedicato ai temi dell’identità, dell’inclusione e dei diritti LGBTQ+, realizzato annualmente in occasione del Pride Month.
Pride come ascolto, non solo celebrazione
Il risultato è una mostra che non vuole offrire definizioni rigide o categorie chiuse, ma proporre uno spazio di confronto in cui differenze, desideri e storie individuali possano convivere e dialogare. Il Pride, in questa lettura, non è soltanto celebrazione: è occasione di ascolto, consapevolezza e affermazione della pluralità delle esperienze umane. L’arte diventa strumento di incontro e racconto capace di restituire complessità alle identità contemporanee.
INFO
That’s a Pride | Dazio Cinque Giornate, Piazza 5 Giornate 16, Milano
Inaugurazione: martedì 16 giugno 2026, ore 18.00 — ingresso libero — DJ set: wsd4y
Dal 17 al 30 giugno 2026, tutti i giorni ore 18.00–00.00
Instagram: @dazio5giornate | Facebook: dazio5giornate
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