Strasburgo dall’inviata – La contesa commerciale tra Bruxelles e Washington – scatenata a fine marzo 2025 dal presidente USA, Donald Trump – sembra vicina ad un epilogo. Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria, con 440 voti favorevoli, 151 contrari e 50 astenuti, ha dato il via libera al provvedimento che attua gli impegni assunti un anno fa in Scozia riguardanti il regime di import-export tra le due sponde dell’Atlantico. In base all’accordo, Washington si è impegnata a porre un tetto massimo del 15 per cento sui dazi applicabili ai prodotti UE, riservando il trattamento della nazione più favorita a settori strategici come l’aeronautica e la farmaceutica. In risposta, l’Europa ha accettato di sopprimere i dazi su tutti i prodotti industriali statunitensi e di concedere un accesso preferenziale a vasti contingenti di prodotti agricoli e ittici: saranno importate a dazio zero di 500 mila tonnellate di frutta a guscio, 25 mila tonnellate di carne di maiale e 340 mila tonnellate di lieuti d’Alaska (merluzzo).
Contemporaneamente, l’Aula ha approvato, con 444 voti favorevoli, 152 contrari e 54 astenuti, anche il secondo testo che si inserisce nel quadro dei rapporti commerciali con l’altra sponda dell’Atlantico: quello che prevede l’eliminazione dei dazi doganali sulle importazioni di astice statunitense, estendendo l’esenzione anche ai prodotti trasformati. Il provvedimento agisce retroattivamente dal 1º agosto 2025 e resterà in vigore fino al 31 dicembre 2028. In cambio, gli Stati Uniti ridurranno del 50 per cento le tariffe su prodotti UE come cristalli e piatti pronti. L’accordo mira a garantire stabilità economica, mantenendo però rigide clausole di sospensione legate alla sicurezza e ai diritti umani.
La tensione commerciale, che aveva raggiunto un momento di relativa tregua con l’accordo di luglio scorso, era stata successivamente caratterizzata da continue minacce statunitensi di aumento delle tariffe prefissate al 25 per cento, scadenze imposte unilateralmente come quella del 4 luglio e da dazi aggiuntivi del 10 per cento perché per Washington l’UE – e altre 59 economie – non è “riuscita ad applicare efficacemente il divieto di importazione di merci prodotte con il lavoro forzato”. Minacce a cui l’UE ha sempre risposto dichiarandosi un partner affidabile e richiamando l’accordo raggiunto in Scozia.
Dopo il voto di oggi, l’eurodeputato del PD (S&D), Brando Benifei, coordinatore in commissione commercio, ha evidenziato come il Parlamento sia riuscito a migliorare nettamente la proposta della Commissione europea. Benifei ha ricordato che, per arrivare al via libera del Parlamento europeo ai testi legislativi per attuare gli accordi commerciali di Turnberry con gli Stati Uniti, “è stato necessario un negoziato duro e serrato con il Consiglio e la Commissione europea, a fronte di proposte iniziali inaccettabili, prive di qualunque strumento di difesa dei nostri interessi, in un contesto di mera sottomissione alle richieste americane, che abbiamo voluto rigettare e che ha quindi richiesto un lungo confronto”. Inoltre, ha rivendicato il ruolo giocato dai Socialisti e Democratici: “È stata necessaria tutta la determinazione del nostro gruppo politico e della larga parte dell’Europarlamento per inserire clausole di sospensione e condizionalità che permetteranno alla Commissione di bloccare gli accordi di fronte a possibili violazioni e minacce da parte americana. Abbiamo anche voluto una scadenza precisa per poter rinegoziare gli accordi prima della fine del 2029 in un contesto politico differente”, ha aggiunto.
Più duro Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo. “Votando a favore dell’accordo sui dazi UE-USA, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno tradito il nostro Made in Italy” perché “questo accordo infatti peggiora le condizioni di accesso al mercato statunitense per l’export europeo e in particolare quello italiano che ha negli USA uno dei suoi sbocchi più importanti”. Per il pentastellato, “per il nostro Paese le perdite stimate sono quantificate tra 7 e 22 miliardi di euro secondo alcune organizzazioni imprenditoriali”. Mentre “a chi dice che i dazi unilaterali per le nostre imprese al 15 per cento sono un buon compromesso, noi ricordiamo che la media di quelli pre‑Trump era del 2,5 per cento” e “i settori più colpiti sono quelli ad alto valore aggiunto: la meccanica, la farmaceutica, l’automotive, ma anche l’agroalimentare”. Per Tridico, quindi, “nonostante alcune timide clausole di tutela, l’accordo siglato in Scozia resta una zavorra per l’economia europea e per noi andrebbe respinto e rinegoziato”.
Per l’eurodeputato di Fratelli d’Italia (ECR), Daniele Polato, coordinatore del gruppo ECR nella Commissione Commercio Internazionale (INTA), l’accordo “prevede la riduzione dei dazi all’importazione, maggior stabilità nelle relazioni commerciali transatlantiche e, di conseguenza, maggiori certezze per gli operatori economici”. Secondo l’europarlamentare, “preservare l’unità euro-atlantica e rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti è oggi indispensabile per la nostra economia. È una sfida non facile, ma necessaria” e “sostenere questi accordi, come ha fatto il gruppo Fratelli d’Italia-Ecr è un atto di responsabilità”.
La strategia delle “5 S” per blindare l’accordo
L’intesa prevista dal primo testo adottato, valida fino al 31 dicembre 2029, include clausole di salvaguardia che permettono a Bruxelles di sospendere le concessioni qualora l’aumento delle importazioni causi gravi pregiudizi all’industria europea. Per tutelare la sovranità economica europea, è stata introdotta la cosiddetta strategia delle “5 S”, un complesso di clausole per garantire reciprocità e controllo. Il pacchetto prevede la clausola Steel (Acciaio), che esclude acciaio e alluminio dall’azzeramento dei dazi fino a un’intesa specifica sui prodotti derivati (attualmente tassati dagli USA al 50 per cento), seguita dalla Sunset (Scadenza), che limita l’efficacia del regolamento al 31 marzo 2028 per permettere una rivalutazione degli impatti. A queste si aggiungono la Standstill (Sospensione), un meccanismo che consente all’Unione di reagire a nuove tariffe statunitensi contrarie allo spirito della dichiarazione congiunta, la Safeguard (Salvaguardia), che permette di sospendere le agevolazioni se le importazioni aumentano oltre il 10 per cento in un anno, e infine la Strengthened Suspension (Sospensione rafforzata), che conferisce alla Commissione il potere di agire tramite atti delegati in caso di coercizione economica o inadempienza degli impegni da parte degli Stati Uniti.
Il dibattito in Aula
L’eurodeputato socialista tedesco, Bernd Lange, presidente della commissione per il commercio internazionale, ha spiegato che questo accordo è stato “concluso sotto pressione” e rimane intrinsecamente “squilibrato”. Dunque, ha difeso con vigore la necessità di un quadro legislativo solido: “Una stretta di mano o una dichiarazione congiunta non sono sufficienti per comandare una nave; servono orientamenti chiari, serve una legislazione chiara”. Lange ha rivendicato con orgoglio la natura democratica del processo legislativo europeo, affermando che esso è “totalmente diverso da un sistema in cui un solo uomo da solo può decidere qualunque cosa voglia”.
Dal fronte del PPE, Zeljana Zovko ha richiamato i valori storici dell’alleanza: “Per decenni Europa e Stati Uniti sono rimasti uniti come veri fratelli d’armi, uniti da valori condivisi, sacrificio comune e un impegno incrollabile per la libertà e la democrazia. Ma oggi la nostra partnership è messa alla prova non solo dalle sfide geopolitiche, ma anche dall’incertezza economica”. Zovko ha quindi chiesto il voto favorevole, definendolo una “decisione strategica che protegga i posti di lavoro, rafforzi le nostre industrie e rafforzi il partenariato transatlantico che ha garantito prosperità per generazioni”. Mentre il presidente del PPE Manfred Weber, ha sottolineato che, pur non essendo perfetto, l’accordo è fondamentale perché “la prevedibilità per la nostra industria è la chiave per noi”.
Le critiche più aspre sono arrivate dai Verdi e dalla Sinistra. Anna Cavazzini (Verdi) ha contestato la genesi stessa dell’intesa. “Una cosa è chiara: i dazi di Trump sono illegali. In realtà, questo accordo non dovrebbe esistere. L’anno scorso, come Unione europea, avremmo dovuto essere più forti e più sicuri di noi”, ha tuonato. Cavazzini ha inoltre espresso ferma opposizione alla dipendenza energetica: “L’Unione europea non deve dipendere dagli Stati Uniti per i combustibili fossili”.
Ancora più duro l’attacco di Martin Schirdewan (La Sinistra), secondo cui “Donald Trump sta ricattando l’Unione europea e ha scatenato una guerra commerciale contro di essa”. Dunque, “Ursula von der Leyen non avrebbe mai dovuto accettare questo pessimo accordo”. Schirdewan ha concluso rivendicando la posizione del suo gruppo: “Sono orgoglioso del fatto che il mio gruppo si sia schierato contro questo autocrate e questa politica commerciale iniqua, che mette a rischio i posti di lavoro europei e comporta una dipendenza permanente dagli Stati Uniti”.
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Caterina Mazzantini
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