ecco i 14 punti dell’intesa che dovrà congelare la guerra



Da Hormuz al nucleare, la roadmap che congela la guerra tra Usa e Iran

Stati Uniti e Iran mettono in pausa il confronto militare e aprono una finestra negoziale di 60 giorni. L’accordo, raggiunto il 15 giugno e celebrato da Donald Trump alla Casa Bianca, si fonda su un articolato piano in 14 punti che Washington e Teheran, con la mediazione del Pakistan, sarebbero riuscite a definire dopo settimane di contatti complessi e trattative riservate.

Le diverse versioni del testo circolate nelle ultime ore condividono alcuni pilastri fondamentali: la riapertura dello Stretto di Hormuz, un allentamento del regime sanzionatorio nei confronti della Repubblica islamica e l’avvio di un confronto più ampio sul programma nucleare iraniano

A fornire il quadro più dettagliato dell’intesa è stata l’agenzia di stampa statale iraniana Mehr. Secondo la ricostruzione diffusa da Teheran, il memorandum tra Iran e Stati Uniti si articolerebbe in 14 punti e partirebbe dalla “fine definitiva e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso”. Il documento prevederebbe inoltre l’impegno americano a non intromettersi nelle questioni interne della Repubblica islamica e a riconoscerne pienamente sovranità e integrità territoriale.

Stop alle ostilità

Il primo capitolo dell’accordo sancirebbe la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso quello libanese. Iran, Stati Uniti e i rispettivi alleati si impegnerebbero a non avviare nuove azioni ostili, a non minacciarsi reciprocamente e a rinunciare all’uso della forza.

Garanzie sulla sovranità

Il secondo punto riguarderebbe il rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale. Le due parti si impegnerebbero inoltre a non intervenire negli affari interni dell’altra. Per Teheran si tratta di una clausola particolarmente rilevante, alla luce dei mesi di tensione e delle pressioni militari subite.

Sessanta giorni per trovare l’accordo

Il memorandum aprirebbe poi una fase negoziale della durata di 60 giorni, prorogabile con il consenso di entrambe le parti. L’intesa avrebbe dunque carattere transitorio: congelare il conflitto per creare le condizioni politiche necessarie a un accordo più ampio e strutturato.

Via al superamento del blocco navale

Tra gli impegni previsti figurerebbe anche la progressiva rimozione del blocco navale. Gli Stati Uniti dovrebbero avviare il processo subito dopo la firma del memorandum, con il ritorno alla piena operatività della navigazione entro 30 giorni. Nella bozza compare anche il ritiro delle forze americane dall’area del Golfo Persico entro un mese dalla firma dell’accordo definitivo.

Riapertura di Hormuz

Sul fronte iraniano, il quinto punto prevederebbe il ripristino del traffico commerciale tra il Golfo Persico e il Mare dell’Oman attraverso lo Stretto di Hormuz. L’obiettivo sarebbe riportare i flussi ai livelli precedenti al conflitto entro 30 giorni, compatibilmente con le operazioni necessarie per eliminare eventuali ostacoli e ordigni presenti nell’area.

Un piano da 300 miliardi di dollari

La bozza includerebbe anche un vasto programma di ricostruzione e rilancio economico dell’Iran. Secondo il testo, Stati Uniti e partner regionali metterebbero a disposizione almeno 300 miliardi di dollari, mentre modalità e tempi di attuazione verrebbero definiti nell’accordo finale.

Alleggerimento delle sanzioni

Uno dei passaggi più delicati riguarda il graduale smantellamento delle sanzioni che gravano sull’economia iraniana. Il documento farebbe riferimento sia alle misure approvate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu e dagli organismi dell’Aiea, sia alle sanzioni unilaterali statunitensi. La revoca avverrebbe secondo un calendario da definire durante i negoziati conclusivi.

Il capitolo nucleare

L’ottavo punto affronta il dossier più sensibile. L’Iran riaffermerebbe l’impegno a non sviluppare armi nucleari, in linea con il Trattato di non proliferazione. Contestualmente, Washington e Teheran discuterebbero del futuro delle attività di arricchimento dell’uranio, delle scorte esistenti e degli altri aspetti legati al programma atomico iraniano.

Congelamento dello status quo

Durante la fase negoziale, entrambe le parti dovrebbero mantenere l’attuale situazione. Teheran non modificherebbe il proprio programma nucleare, mentre gli Stati Uniti si impegnerebbero a non introdurre nuove sanzioni né ad aumentare la propria presenza militare nella regione.

Deroghe per petrolio e petrolchimica

La bozza prevede inoltre deroghe immediate da parte del Dipartimento del Tesoro americano per consentire l’esportazione di greggio, prodotti petrolchimici e derivati iraniani. Le autorizzazioni riguarderebbero anche servizi collegati come assicurazioni, trasporti e transazioni bancarie e resterebbero valide fino alla completa eliminazione delle sanzioni.

Sblocco degli asset congelati

Un altro capitolo centrale riguarda la liberazione dei fondi iraniani bloccati all’estero. Le cifre restano controverse. Bloomberg riferisce che la versione visionata non indica alcun importo specifico; Reuters parla di 25 miliardi di dollari, mentre Mehr quantifica in 24 miliardi le risorse da rendere disponibili durante i 60 giorni di trattativa. Secondo la ricostruzione iraniana, metà della somma dovrebbe essere trasferita prima dell’avvio dei colloqui finali.

Verifiche sull’attuazione

Per garantire il rispetto degli impegni verrebbe istituito un meccanismo di monitoraggio incaricato di verificare l’applicazione dell’accordo definitivo e prevenire future contestazioni tra le parti.

Le condizioni per il negoziato finale

I colloqui conclusivi scatterebbero soltanto dopo l’attuazione delle prime misure previste dal memorandum: allentamento del blocco navale, riapertura di Hormuz, concessione delle deroghe petrolifere e sblocco parziale dei fondi congelati. Secondo Mehr, il tavolo finale non potrebbe aprirsi finché non sarà stata liberata almeno metà delle risorse iraniane bloccate e sospese le principali sanzioni sul petrolio.

Il passaggio all’Onu

L’ultimo punto prevede che l’intesa definitiva venga recepita attraverso una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per Teheran rappresenterebbe una tutela politica e giuridica fondamentale contro il rischio di un futuro ritiro unilaterale dall’accordo.

Resta tuttavia aperta una questione decisiva: l’estensione del negoziato. Secondo Mehr, il programma missilistico iraniano e il sostegno di Teheran ai gruppi armati della regione resterebbero fuori dal perimetro delle trattative. Un aspetto destinato ad alimentare le critiche dei settori più ostili all’Iran negli Stati Uniti, contrari a concessioni considerate eccessive sul fronte delle sanzioni, degli asset congelati e delle garanzie di non aggressione.

Finora la Casa Bianca ha evitato di entrare nei dettagli dell’intesa, limitandosi a indicare come obiettivi prioritari la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di un percorso negoziale più ampio tra Washington e Teheran.


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