A tu per tu con il sindaco di Fabriano Daniela Ghergo, un’intervista aperta a pochi mesi dalla fine del mandato amministrativo. Tempo di bilanci, di riflessioni e di valutazioni per una città ed un territorio in profonda crisi economica ed occupazionale che richiedono attenzione ed un intervento immediato.
Sindaco, siamo a tre quarti di mandato amministrativo. Può tracciare un primo bilancio di questa esperienza amministrativa?
Quando ci siamo insediati, nel giugno 2022, una parte della macchina comunale era bloccata. L’ufficio dell’edilizia privata accumulava ritardi. L’ufficio tecnico aveva poche persone per progettare e appaltare ed era sostanzialmente privo di dirigenza. Molti immobili comunali, anche quelli in piazza del Comune, erano vuoti, occupati senza titolo o con canoni non pagati da anni. Il primo lavoro è stato rimettere in ordine tutto questo, persone e procedure. Oggi le pratiche edilizie si chiudono nei tempi di legge e gli arretrati sono stati recuperati. Gli oneri di urbanizzazione incassati a metà 2026 hanno superato i 450.000 euro, circa il triplo della media degli anni precedenti. Le morosità sui locali del centro sono state recuperate, i locali oggi sono quasi totalmente occupati, anche il Bar Centrale riaprirà nei prossimi mesi, appena ottenuti i nulla osta della Soprintendenza. Abbiamo messo in moto gli investimenti, avviando opere per oltre 21 milioni di euro e altri 43,5 milioni sono in fase di progettazione, in gara o in attesa di finanziamento. Una parte rilevante riguarda la sicurezza di un territorio montano molto esteso, colpito dall’alluvione del 2022. Abbiamo lavorato su frane e strade danneggiate in quattordici località tra capoluogo e frazioni. Il PalaGuerrieri è un investimento da 4,45 milioni e vogliamo restituirlo alla città il prima possibile. Nel frattempo la ricostruzione privata del sisma è entrata nella fase dei cantieri, con investimenti stimati tra i 70 e gli 80 milioni di euro. Due scuole, la Marco Polo e la Mazzini, sono state ristrutturate, consentendo agli alunni e alle famiglie di rientrare in edifici sicuri. Una nuova piazza, di fronte alla Chiesa di Sant’Onofrio, l’eliminazione dei semafori con le due nuove rotatorie. E poi ci sono anche gli altri settori. Abbiamo costituito un ufficio comunale progettazione e bandi, che prima non esisteva, per intercettare bandi e finanziamenti. Il risultato è stato straordinario: in quattro anni sono stati vinti bandi per 12 milioni di euro, una cifra enorme per le casse comunali. L’opera di risanamento è proseguita anche in altri settori: sono stati risanati i bilanci delle farmacie comunali, che ora sono molto efficienti, è stata risanata la gestione economica della casa di riposo. Sul versante culturale Fabriano sta affermando la sua straordinaria importanza come città UNESCO, con il museo della carta e della filigrana e la pinacoteca che hanno aumentato in modo significativo il numero dei visitatori. E poi le frazioni, i nostri gioielli: risanare situazioni di sostanziale abbandono di due decenni significa che gli interventi da fare sono infiniti. Ce ne sono stati di molto importanti, dalla frana di Moscano agli interventi post alluvione. Abbiamo iniziato a dare alle frazioni un nuovo decoro, con la consapevolezza che gli interventi di cui c’è bisogno necessitano di risorse economiche importanti e di un lasso di tempo congruo per potersi dedicare a ciascuna di loro come vorremmo fare e come meritano. I bilanci si fanno al termine dei 5 anni di mandato e, allo stato, tra progetti portati a termine e lavori avviati, in ogni settore, i dati ci dicono che i risultati sono molto positivi. La città si è rimessa in moto, pur in un momento molto delicato per le crisi industriali che stanno verificandosi nel nostro distretto. Fabriano, soprattutto nel versante culturale e turistico, sta affermandosi in Italia e all’estero e anche questo è un dato importante da sottolineare. Il bilancio ha anche una parte difficile. Questi anni sono stati segnati dalla crisi della carta e dell’elettrodomestico, e quella crisi non è finita. Ci ha impegnato ai tavoli con il Ministero, con la Regione e con le aziende. Ci ha anche obbligato a pensare a uno sviluppo della città che non dipenda più da un solo settore. Vogliamo difendere e rinnovare la nostra vocazione manifatturiera e, insieme, costruire nuove opportunità nell’innovazione, nei servizi, nella cultura e nel turismo.
Ripensando al programma elettorale proposto da Progetto Fabriano, cosa secondo lei è stato pienamente centrato dall’amministrazione da lei guidata e cosa ha avuto difficoltà a realizzare?
Il primo obiettivo era la ricostruzione della macchina comunale, e l’obiettivo è stato raggiunto. Gli uffici hanno una nuova organizzazione, un ufficio tecnico efficiente, uno sportello polifunzionale per il pubblico, l’accertamento dei tributi è stato digitalizzato. Nel programma lo avevamo definito: “pagare tutti per pagare meno”. Ed è questo che abbiamo voluto fare, applicare una politica di equità verso tutti, perché tutti concorrono al bene comune. Il programma prevedeva anche un piano straordinario di manutenzioni da avviare subito. Molte sono state portate a termine, altre lo saranno nelle prossime settimane: il capannone con l’amianto di via Le Povere ha lasciato il posto alla piazzetta di Sant’Onofrio, già inaugurata; per le strade comunali abbiamo speso oltre 1,8 milioni di euro e un altro milione è in gara; le due rotatorie, quella di piazzale Matteotti e quella dell’ospedale, sono completate; il ponte di San Lorenzo è stato messo in sicurezza; il complesso di San Francesco vedrà la fine dei lavori questo autunno, e nello stesso periodo verrà completato il restauro della fontana di San Domenico. Avevamo previsto un tavolo permanente con le associazioni di categoria e lo abbiamo istituito. Avevamo scritto di voler sostenere le comunità energetiche: a gennaio è nata quella della Città Appenninica, e sul capannone del Foro Boario è stato installato un impianto fotovoltaico. Le difficoltà sono due. La prima riguarda il lavoro. Le crisi industriali di questi anni hanno colpito la città con una forza che nel 2022 nessuno poteva prevedere. Un Comune non decide le strategie di un gruppo industriale. Può preparare aree, regole e competenze per chi vuole investire. Lo stiamo facendo, ma i risultati richiedono più tempo di un mandato. La seconda riguarda le opere più grandi finanziate con i fondi del sisma. Per diversi interventi il programma indicava cronoprogrammi che si sono rivelati troppo ottimistici. Tra pareri, decreti e gare, il percorso è stato più lungo di quanto avevamo immaginato.
Ha suscitato un vespaio di polemiche, soprattutto sui social, un articolo di Gian Pietro Simonetti dove si parla di un “sostanziale immobilismo” amministrativo che in questo ultimo tratto di mandato sta presentando una “accelerazione finale” volta ad ottenere consensi in vista della scadenza elettorale. Come interpreta questa riflessione di Simonetti?
Chi critica l’amministrazione fa la sua parte e io rispondo nel merito, con le date. Le riflessioni sono sempre ben accette, soprattutto se costruttive, ma per fare valutazioni è necessario essere informati e conoscere ciò di cui si parla. Questa valutazione indica invece come non si conosca il funzionamento dei meccanismi degli appalti pubblici. Per realizzare un’opera sono necessari passaggi procedurali e autorizzazioni che impiegano mesi e spesso anni per arrivare. I lavori che si vedono adesso sono il frutto di meccanismi complessi che sono stati avviati negli anni precedenti. Il fatto che ora si vedano i cantieri partire è il risultato del grande lavoro fatto per arrivare alla loro concretizzazione, altro che immobilismo. Oltretutto si parla di interventi complessi, non di semplici manutenzioni, che stanno cambiando la città. Nel 2023 abbiamo avviato lavori per 8,7 milioni di euro. Nel 2024, nel 2025 e nella prima metà del 2026 siamo rimasti intorno ai 3 milioni l’anno. La spesa per investimenti, certificata nei rendiconti approvati dal Consiglio comunale, è passata da 4,3 milioni nel 2023 a 5,4 nel 2024 e a 6,7 nel 2025. Il ritmo è cresciuto in modo regolare, anno dopo anno. Senza impennate dell’ultimo anno. Un’opera pubblica richiede il progetto, il finanziamento, la gara e i pareri della Soprintendenza. Per gli interventi del sisma serve anche il decreto dell’Ufficio Ricostruzione. Passano due, tre, a volte quattro anni. Un cantiere che si chiude oggi quasi sempre è nato nel 2023 o nel 2024. Se il nostro obiettivo fosse stato tagliare nastri prima del voto, ci saremmo dedicati solo a interventi rapidi. Abbiamo fatto il contrario. La nuova scuola Giovanni Paolo II ha la gara già pubblicata. La scuola di Marischio, Palazzo Chiavelli, Palazzo Molajoli e la caserma dei Carabinieri sono progetti che stiamo portando all’approvazione dell’Ufficio Ricostruzione. Insieme superano i 26 milioni di euro e si concluderanno dopo il 2027. Le inaugurerà chi governerà la città in quel momento. Chi vuole verificare può farlo: i dati sono negli atti pubblici e nella mappa online che riporta ogni cantiere, il suo importo e lo stato dei lavori.
Fuori dai denti e senza peli sulla lingua, cosa significa oggi, concretamente, amministrare una città come Fabriano?
Significa governare uno dei comuni più complessi a livello nazionale. Sia per la complessità della crisi occupazionale e industriale che attraversa, sia per la dimensione e per il fatto che il territorio, il più esteso della regione, ha 400 chilometri di strade e sessanta frazioni da gestire e un territorio montano soggetto a dissesti e frane. Il tutto da gestire con risorse comunali, dato che governo nazionale e regionale non sostengono economicamente territori più complessi di altri. In questi anni abbiamo gestito nello stesso momento la ricostruzione del sisma 2016, i danni dell’alluvione del 2022 e la crisi delle due industrie su cui la città è cresciuta. In pratica, nella stessa mattina si discute di una frana in una frazione, di un tavolo al Ministero per i lavoratori e di un cantiere in centro che costringe a spostare il mercato del sabato. Significa anche accettare tempi che non decidiamo noi. Un parere della Soprintendenza o un decreto della Ricostruzione possono fermare un’opera per mesi, anche quando il progetto e i soldi ci sono. La parte più difficile è tenere insieme l’urgenza e la prospettiva: chiudere la buca di oggi e intanto progettare la città dei prossimi vent’anni. Chi guarda solo la prima vede un Comune che rincorre i problemi. Chi guarda solo la seconda vede progetti che sembrano lontani. Il lavoro di un sindaco sta nel fare tutte e due le cose. E nel farle bene e con lungimiranza.
Potendo tornare indietro, c’è una scelta fatta che cambierebbe o che risolverebbe in maniera differente?
Il grande lavoro fatto quando siamo arrivati per poter far funzionare una macchina comunale in grande difficoltà ha assorbito tempo ed energie, togliendolo alle iniziative pubbliche e alla comunicazione con i cittadini. Quando si amministra si tende a pensare che il lavoro fatto, gli atti e i risultati parlino da soli. Spesso non basta. Le persone hanno bisogno di sapere perché si fa una scelta, quali difficoltà si incontrano e quanto tempo serve.Fabriano ha aspettato a lungo e chiede risposte immediate. È comprensibile. Ma non tutto si può fare subito. Dietro ogni intervento ci sono passaggi che da fuori difficilmente si vedono: un finanziamento da ottenere, un progetto da far approvare, una gara che può andare deserta, un parere che arriva dopo mesi. In alcuni momenti avremmo potuto spiegarli prima e meglio. È una cosa che ho imparato in questi anni e su cui stiamo lavorando.
Cambiamento, visione, condivisione di intenti, dialogo con cittadini, enti e istituzioni. Sono propositi che ricorrono frequentemente nei programmi elettorali, come sindaco di Fabriano quali di questi propositi è riuscita a concretizzare?
Il cambiamento si vede soprattutto nel funzionamento del Comune e nei cantieri: uffici riorganizzati, pratiche che arrivano a conclusione, opere avviate. La visione ha preso la forma di scelte precise. La variante sulle aree produttive e il percorso verso il nuovo Piano urbanistico stabiliscono dove e come potrà crescere la città nei prossimi vent’anni, dopo un Piano regolatore fermo al 1990. Abbiamo cercato anche di aprire di più il Comune al confronto con le categorie economiche, le associazioni, il mondo della cultura e i cittadini. Sono nati gli incontri nel centro e nelle frazioni e Fabriano Parliamone, dove chiunque può scrivere al Comune e ricevere una risposta. Dare a questi incontri continuità è un aspetto su cui dobbiamo ancora crescere, la fiducia si costruisce con le risposte date nel tempo.
Le pongo una domanda a cui forse non potrà rispondere. È ipotizzabile un suo secondo mandato?
Nel 2022 abbiamo chiesto ai fabrianesi fiducia per un progetto che guardava oltre i cinque anni. L’abbiamo scritto nel programma: lavorare sulla città dei prossimi decenni, non sull’ordinaria amministrazione. Lo abbiamo pensato su dieci anni. I primi cinque sono serviti a rimettere in moto la macchina comunale e a mettere le basi. Le opere della ricostruzione, la nuova pianificazione delle aree produttive e il nuovo Piano urbanistico sono processi che inevitabilmente vanno oltre la durata di un mandato. La decisione sul futuro la prenderemo insieme alle forze che hanno dato vita a Progetto Fabriano, quando sarà il momento.
In una città che da anni vive una drammatica crisi economica ed occupazionale, con preoccupanti vertenze in atto, crede ancora che si possa ripartire e proporre ai cittadini una visione futura per Fabriano ed il territorio?
Sì, e lo dico conoscendo i numeri della crisi, perché li seguo dall’inizio ai tavoli con il Ministero e con le aziende. Fabriano ha costruito la sua storia sulla carta e sull’elettrodomestico. Quelle competenze sono ancora qui, nelle persone e nelle imprese della filiera, e da lì si riparte. Quello che un Comune può fare lo stiamo facendo. Entro la fine del 2026 contiamo di approvare la variante che ridisegna le aree produttive. Quella variante restituisce all’agricoltura le aree industriali mai utilizzate nelle frazioni, dà una nuova destinazione alle aree dell’ex Quadrilatero e individua una nuova area per le imprese a Fabriano Est. Si aggancia alla Zona economica speciale, che oggi comprende anche le Marche. Sono nati due incubatori d’impresa. È nato il Consorzio Carta Fabriano, che tutela la carta fatta a mano. Il Longevity Hub punta su un settore, i servizi per gli anziani, in cui questo territorio può creare lavoro qualificato. C’è poi un settore su cui dobbiamo investire molto di più: la cultura legata al turismo. Da agosto seguo direttamente la delega al turismo. Fabriano è Città Creativa UNESCO dal 2013 e ha la carta, il Teatro Gentile, i musei e il paesaggio dell’Appennino. Per troppo tempo li abbiamo considerati soprattutto un patrimonio da conservare. Oggi devono diventare anche presenze, servizi e lavoro. Per questo stiamo costruendo Fabriano come destinazione turistica, mettendo in rete cultura, natura, eventi, accoglienza, commercio e produzioni locali. Nessuna di queste scelte da sola sostituisce i posti persi. Il futuro di Fabriano sta nel far crescere insieme industria, cultura, turismo e servizi. Il lavoro quotidiano che ci impegna va in questa direzione. Sono convinta che porterà frutti: Fabriano ha l’intelligenza e la capacità per poter tracciare davanti a sé un futuro che consenta di riappropriarsi del proprio ruolo di capofila del distretto economico e industriale delle aree interne. E di dare un futuro a quelle generazioni di giovani che oggi stiamo perdendo. Su questo abbiamo proposte su cui stiamo lavorando a livello nazionale per ridisegnare lo sviluppo del territorio, basandolo non sull’assistenzialismo fine a se stesso, ma su una vera e seria politica industriale e su una politica di valorizzazione delle aree interne di cui Fabriano è una delle più autorevoli esponenti. Noi ci crediamo e, pur nella difficoltà del momento che stiamo attraversando, siamo convinti che, anche grazie al lavoro che stiamo svolgendo, Fabriano riuscirà a riappropriarsi del suo ruolo e della sua centralità.
Gigliola Marinelli
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