Le protesi e le presunte tangenti tra Crotone e Lamezia. La rete di imprese e funzionari nelle carte dell’inchiesta


CROTONE Un vero e proprio sistema capace di orientare gare d’appalto e affidamenti diretti per la fornitura di beni (protesi e materiale sanitario) e servizi, garantendo un canale privilegiato. È quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura pitagorica. L’attività investigativa, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, ha svelato una fitta rete di presunti illeciti per un valore complessivo che supera i tre milioni di euro, portando alla notifica del provvedimento nei confronti di 13 persone tra funzionari pubblici, medici, imprenditori e professionisti, accusati a vario titolo di corruzione e associazione a delinquere.

Le accuse

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, al vertice del sodalizio figurerebbe l’imprenditore Michele Maffei, considerato il promotore di un disegno criminoso volto a pilotare le procedure di gara nelle Asp di Crotone e Lamezia Terme per favorire le proprie aziende e strutture convenzionate. In base alle contestazioni formalizzate dagli inquirenti, le condotte criminose si sarebbero sviluppate mediante una struttura organizzata in cui Maffei «reclutava soggetti di fiducia da impiegare per concludere gli accordi corruttivi con i funzionari pubblici delle Asp e fargli corrispondere le somme di denaro promesse a titolo di tangente».
Un ruolo centrale nella gestione delle risorse illecite sarebbe stato ricoperto da Carla Marcella Piro e dal ragioniere Mario Talarico. La prima, definita negli atti come «tenutaria della contabilità e delle riserve occulte di denaro contante da impiegare per corrompere i pubblici funzionari», si sarebbe occupata di registrare nel dettaglio i passaggi di denaro, tenendo «stabilmente i conteggi delle somme corrisposte ai funzionari a libro paga». Talarico avrebbe invece fornito un supporto tecnico costante, venendo incaricato di «creare le riserve occulte gestite dalla Piro ed dallo stesso Maffei, anche mediante il ricorso a fatturazioni per operazioni totalmente o parzialmente inesistenti». A garantire il collegamento operativo con il territorio e il contatto con il personale sanitario avrebbero pensato Federico Guzzo, Vito Domenico De Martino, Pantaleo Ciardi e Rodolfo Trapasso, i quali operavano come «tenutari dei rapporti con i singoli medici, nonché quali figure di ausilio con compiti di promozione dei beni da far aggiudicare illecitamente alle imprese del Maffei», con Guzzo e De Martino attivi anche quali esecutori materiali delle consegne di denaro.
L’inchiesta documenta il presunto coinvolgimento diretto di primari e dirigenti medici. Particolarmente dettagliata è la posizione di Josè Francisco Aloe, all’epoca direttore della farmacia interna dell’Asp di Lamezia Terme, il quale «accettava stabilmente come prezzo della sua opera, una somma periodica di denaro per compiere e aver compiuto atti del suo ufficio, consistenti nell’apporre visti autorizzativi negli ordinativi di protesi o materiale sanitario, all’interno dei quali venivano indicate caratteristiche tecniche di prodotti commercializzati dalle imprese facenti capo a Maffei Michele». L’accordo, stimato dagli investigatori in una percentuale del fatturato pari a ben 470.564,97 euro tra il 2017 e il 2021, avrebbe visto la consegna periodica di somme in contanti veicolate da Guzzo su disposizione della Piro.
Analoghe dinamiche sarebbero state riscontrate nel reparto di ortopedia dell’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone, guidato dal primario Francesco Pio Oliverio. Il medico, stando all’impianto accusatorio, «accettava stabilmente, come prezzo della sua opera, una somma periodica di denaro” per favorire il gruppo imprenditoriale, «nell’indicare nelle gare d’appalto da lui gestite beni con caratteristiche peculiari commercializzati da aziende facenti capo a Maffei Michele e nell’ordinare protesi o materiale sanitario mediante il ricorso a procedure di affidamento senza previa pubblicazione di un bando”. Nelle dinamiche intermedie fra il primario e la rete aziendale si inseriva anche la figura di Rodolfo Trapasso, che «forniva la sua opera per il raggiungimento dello scopo del rapporto corruttivo anche incontrandosi con l’Oliverio e consegnando la documentazione necessaria per garantire l’esito favorevole delle gare al Maffei”.
Tra gli episodi contestati spicca la posizione dell’allora direttore sanitario e direttore generale facente funzioni dell’Asp di Crotone, Francesco Masciari. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione della Procura, «in concorso con Fratto Francesco, quale capo dipartimento programmazione e controllo dell’Asp di Crotone, accettava da Maffei Michele la promessa di denaro e poi riceveva la somma di € 5.000,00, per il compimento di atti del suo ufficio, consistenti nel delegare la formazione del Programma operativo 2019/2021 – Riorganizzazione della Rete Territoriale a Fratto Francesco, secondo modalità favorevoli a Maffei Michele». La consegna del contante si sarebbe perfezionata il 3 settembre 2020 tramite De Martino, attingendo dai fondi neri allestiti da Talarico.
Un ulteriore capitolo riguarda le procedure di accreditamento istituzionale delle cliniche private e l’assegnazione di servizi sanitari ad alta specializzazione. In questo contesto la dirigente Angelina Rizzuti, all’epoca capo dipartimento programmazione e controllo dell’Asp di Crotone, e con la mediazione di Mario Martina, avrebbe accettato «la promessa di denaro e successivamente ricevevano per sé e per Mario Martina: la somma di € 26.000,00 da Maffei Michele e De Martino Vito Domenico» oltre a «la somma di € 18.000 da Pugliese Stefano», titolare della clinica Life. Tali versamenti, mascherati dietro bonifici bancari diretti alla società FF Consulting Healthcare Srl per fittizie consulenze, erano destinati a condizionare l’esito delle pratiche di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale e l’assegnazione di «prestazioni extra-ospedaliere di assistenza agli autistici e di assistenza domiciliare (ADI)». Alla stessa Rizzuti viene infine contestata la ricezione di «un telefono cellulare iphone da Maffei Michele e De Martino Vito, quale regalia legata all’esercizio delle sue funzioni».

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม