Negli ultimi vent’anni abbiamo imparato a conoscere nomi, volti e storie degli chef. Li abbiamo trasformati (troppo) spesso in celebrità, seguiti sui social e premiati con stelle e riconoscimenti internazionali. Ma se conosciamo così bene chi cucina quello che mangiamo, perché sappiamo così poco di chi lo coltiva? È da questa contraddizione che nasce Top 50 Farmers, un’iniziativa europea che ogni anno seleziona 50 agricoltori impegnati nell’agricoltura rigenerativa, raccontandone le storie e creando nuove opportunità. Dopo aver individuato 100 protagonisti in 26 Paesi, il progetto si prepara alla terza edizione, che sarà annunciata in Italia nell’aprile 2027. Ne abbiamo parlato con Cindie Christiansen, ideatrice e cofondatrice dell’iniziativa.
Perché nessuno conosce i nomi degli agricoltori?
L’idea di Top 50 Farmers nasce durante un summit in Danimarca nel 2022 e diventa realtà due anni dopo, quando l’organizzazione non profit Foodprint Europe, fondata da Christiansen, lancia il progetto insieme ad Analisa Winther. L’intuizione è dare agli agricoltori la visibilità che il mondo gastronomico ha riservato soprattutto agli chef. “La maggior parte delle persone ha perso il contatto con la natura e con il proprio cibo”, racconta Christiansen a CiboToday. “Andiamo al supermercato e raramente ci chiediamo chi abbia prodotto quello che compriamo. In Italia esiste ancora una cultura alimentare più radicata rispetto alla Danimarca, ma in generale l’agricoltura non viene più percepita come parte della nostra cultura”. A contribuire a questa distanza sarebbe anche il racconto mediatico del settore, spesso concentrato su inquinamento, proteste e difficoltà economiche, anziché sulle esperienze positive e sulle innovazioni che nascono nei campi. Top 50 Farmers vuole ribaltare questa prospettiva, riportando al centro chi coltiva e alleva.
Come vengono scelti gli agricoltori di Top 50 Farmers
Nonostante il nome ricordi le classifiche gastronomiche, Top 50 Farmers non stabilisce chi siano i migliori agricoltori d’Europa. “Non siamo un ranking. Non assegniamo posizioni e non cerchiamo il migliore in assoluto”, precisa Christiansen. “Vogliamo individuare 50 esempi capaci di ispirare altri agricoltori e mostrare quanto possa essere diversa l’agricoltura rigenerativa”. La selezione è affidata a un comitato di 12 esperti, tra ricercatori, professori, rappresentanti di organizzazioni non profit e professionisti della comunicazione. Ogni candidatura viene esaminata da almeno tre membri, che valutano pratiche agricole, visione imprenditoriale, percorso personale e capacità di condividere conoscenze. Tra i cento selezionati nelle prime due edizioni figurano aziende di dimensioni molto diverse, da un ettaro a migliaia di ettari. Circa il 90% pratica già una gestione rigenerativa, mentre il restante 10% è riservato a chi sta affrontando un percorso concreto di transizione. L’obiettivo è anche superare gli stereotipi della professione agricola, raccontando giovani che scelgono di lavorare la terra e persone provenienti da altri settori.
Non basta un riconoscimento: cosa succede dopo la selezione
Entrare nei Top 50 significa accedere a una rete europea di incontri, masterclass e opportunità professionali che prosegue anche negli anni successivi. Ma il lavoro più importante, secondo Christiansen, avviene lontano dai riflettori: mettere in contatto le aziende agricole con investitori, nuovi mercati, ristoratori e altre realtà del settore alimentare. “Noi non insegniamo agli agricoltori come coltivare. Hanno già conoscenze ed esperienze straordinarie. Cerchiamo di creare le condizioni perché possano prosperare”, spiega. C’è chi cerca finanziamenti, chi nuovi clienti e chi viene invitato a conferenze internazionali. L’organizzazione realizza inoltre un profilo editoriale per ciascun agricoltore, utile per presentarsi a media, partner commerciali e investitori.
L’agricoltura rigenerativa può essere anche redditizia?
Al centro dell’iniziativa c’è l’agricoltura rigenerativa, un approccio che punta a migliorare la salute del suolo, favorire la biodiversità e ridurre la dipendenza dagli input chimici. La transizione dal modello convenzionale, però, comporta ostacoli economici, tecnici e culturali. Secondo Christiansen, la barriera principale è proprio il cambiamento di mentalità. “Sappiamo come trasformare un campo. Quello che dobbiamo trasformare è prima di tutto il modo di pensare”, osserva. La fondatrice sostiene che l’agricoltura rigenerativa possa essere economicamente competitiva, pur riconoscendo possibili cali temporanei delle rese durante la conversione. Una prospettiva che invita a ripensare il dibattito sulla produttività: “Continuiamo a chiederci se con l’agricoltura rigenerativa riusciremo a produrre abbastanza cibo. Ma dovremmo cambiare domanda: se continuiamo a impoverire i nostri terreni, come faremo a produrne in futuro?”.
Perché l’Italia è uno dei paesi più rappresentati
L’Italia è il Paese da cui arriva ogni anno il maggior numero di candidature, racconta Christiansen. Un dato che riflette la diffusione delle pratiche rigenerative nell’Europa meridionale, dove le condizioni climatiche e la disponibilità idrica hanno favorito una maggiore attenzione a questi metodi. “Se volessimo, potremmo realizzare una Top 50 composta soltanto da agricoltori italiani. Ma vogliamo rappresentare la diversità dell’agricoltura europea. Per questo dobbiamo rinunciare anche a candidature italiane molto valide”. Tra le realtà selezionate figura Fattoria La Vialla, in Toscana, dove Gianni Lo Franco e i fratelli Antonio e Bandino portano avanti un progetto agricolo nato nel 1978. L’azienda si estende su 2.459 ettari tra vigneti, oliveti, cereali, ortaggi, allevamenti e boschi, secondo un modello biodinamico che esclude fertilizzanti e pesticidi sintetici. Un esempio virtuoso di applicazione di questi principi anche su larga scala.
La terza edizione sarà annunciata in Italia nel 2027
Le candidature per Top 50 Farmers 2027 si sono aperte il 6 ottobre e chiuderanno il 6 novembre, salvo raggiungimento anticipato del limite di 150 domande. I nuovi 50 nomi saranno annunciati in Italia nell’aprile 2027, per la prima volta durante un evento in presenza. La sede non è ancora ufficiale, ma Christiansen anticipa una collaborazione con un agricoltore italiano della rete, in occasione di un’altra iniziativa già in programma. L’ambizione, però, va oltre la prossima edizione. “La nostra visione è che l’agricoltura rigenerativa diventi la norma”, conclude la fondatrice. “Vogliamo che questi agricoltori siano tra i più riconosciuti e connessi d’Europa, perché così possiamo contribuire a creare le condizioni necessarie al cambiamento”.
5 minuti di lettura
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



