ROMA (AsiaNews) – C’è chi ha contribuito a piantare milioni di alberi in una regione minacciata dalla desertificazione, chi promuove una produzione di caffè rispettosa dell’ambiente e chi trasforma una coltura locale in nuove opportunità di lavoro per le donne della propria comunità. Sono alcune delle storie delle donne asiatiche inserite dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, tra le 100 Women Heroes in Agrifood Systems and Rural Development, iniziativa internazionale che riconosce il contributo femminile all’agricoltura, alla sicurezza alimentare e allo sviluppo delle aree rurali.
Il ruolo nella produzione alimentare e le difficoltà che limitano l’accesso alle risorse. Le cento donne sono state selezionate nell’ambito dell’Anno internazionale della donna agricoltrice 2026, proclamato dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sul ruolo delle donne nella produzione alimentare e sulle difficoltà che ancora ne limitano l’accesso alle risorse. Il riconoscimento è stato conferito il 15 ottobre a Roma, nella sede della FAO, durante il World Food Forum, in occasione della Giornata internazionale delle donne rurali. Le candidature ricevute sono state 609, presentate da 131 Paesi membri dell’organizzazione. Ecco alcune delle storie più originale che arrivano dal continente asiatico.
India, dalle fragole nuove opportunità nelle campagne. Nel villaggio di Sangau, nello Stato indiano del Mizoram, ZT Lalrithangi ha costruito un’impresa agricola specializzata nella coltivazione delle fragole e sviluppato un sistema integrato che unisce alla produzione della frutta l’allevamento di pesci e pollame. La sua azienda, estesa su due acri, genera un reddito annuo stimato tra 600mila e un milione di rupie indiane. Lalrithangi condivide competenze con altri agricoltori e crea opportunità di lavoro per i giovani del territorio. Per il suo contributo all’innovazione agricola è stata nominata miglior agricoltrice nel settore orticolo del distretto di Lawngtlai per il 2025-2026.
I semi di cipolla in Bangladesh e Pakistan. Nel nord del Bangladesh, Bilkis Khatun ha costruito un’impresa specializzata nella produzione di semi di cipolla, trasformando le difficoltà legate al clima in un’opportunità di sviluppo per le aree rurali. In una regione esposta alla siccità, ha introdotto tecniche come l’impollinazione manuale, che le hanno permesso di aumentare le rese e consolidare la propria attività. Il suo impegno non si limita però alla produzione: Khatun ha formato e accompagnato oltre cento donne in cinque villaggi, aiutandole ad avviare attività redditizie nella produzione di sementi locali.
Pakistan: la prima donna della propria tribù a conseguire una laurea. Ad Awaran, nella provincia pakistana del Belucistan, Aqsa Mirwani da oltre dieci anni lavora per migliorare le opportunità economiche delle famiglie rurali. Prima donna della propria tribù a conseguire una laurea, ha contribuito a riorganizzare la filiera locale delle cipolle, mettendo in contatto i produttori di Awaran con i principali mercati di Karachi e Quetta e facilitando l’accesso dei piccoli agricoltori a nuove opportunità commerciali. È inoltre fondatrice dell’Amma Naeema Foundation, la prima organizzazione guidata da donne nella zona, attraverso cui promuove l’istruzione, lo sviluppo delle comunità e la partecipazione femminile alla vita pubblica. Con il progetto Aman Agahi, ha raggiunto oltre 600 donne e formato 30 ambasciatrici della pace, impegnate a favorire il dialogo e la coesione sociale.
Le pescatrici coreane custodi del mare. La selezione comprende Sung Jung-hee, 74 anni, unica rappresentante della Corea del Sud. È una haenyeo, una delle pescatrici subacquee che raccolgono pesci e molluschi immergendosi in apnea, senza bombole d’ossigeno. Lavora a Guryongpo, nella città di Pohang, sulla costa orientale del Paese, ed è a capo della comunità locale di pescatori e presidente dell’Associazione delle haenyeo della provincia del Gyeongbuk. Le competenze tecniche per svolgere questa attività e la conoscenza dei fondali, delle maree e dei cicli naturali vengono trasmesse tra le donne da generazioni.
In Indonesia, caffè sostenibile e nuove imprese locali. Istiqamah è una coltivatrice di caffè della provincia di Aceh e ricopre il ruolo di segretaria di una cooperativa che riunisce 980 membri impegnati nella gestione di oltre 1.200 ettari di coltivazioni. La cooperativa promuove sistemi di produzione sostenibili e pratiche agroforestali che integrano lo sviluppo delle colture con la conservazione degli alberi e dell’ambiente. Il suo lavoro punta anche a garantire una partecipazione più equa dei piccoli produttori, soprattutto delle donne, alle diverse fasi della filiera del caffè, dalla coltivazione all’accesso ai mercati. Per Istiqamah, le agricoltrici non devono essere considerate soltanto manodopera di supporto, ma protagoniste delle decisioni economiche e produttive.
Vietnam, allevare crostacei proteggendo le mangrovie. Nel Vietnam meridionale, Lam Ngoc Bao Han ha sviluppato un modello di allevamento ecologico di gamberi, granchi e pesci nelle foreste di mangrovie della provincia di Ca Mau. È fondatrice di Nhà Cua Family e guida il club dei produttori e degli imprenditori agricoli della città di Cai Doi Vam. La sua attività cerca di conciliare la produzione alimentare con la conservazione di un ecosistema costiero importante per la biodiversità e la protezione delle coste.
Dalla Cina, una vita contro la desertificazione e la moxibustione Tra le donne che hanno ricevuto il riconoscimento c’è Yin Yuzhen, protagonista di un lungo lavoro di recupero ambientale nella regione sabbiosa di Mu Us, nella Cina settentrionale. Per decenni ha piantato alberi in un territorio minacciato dalla desertificazione, contribuendo, insieme alla propria famiglia e ad altre iniziative di riforestazione, al recupero di quasi 5mila ettari di terreno e alla messa a dimora di oltre otto milioni di alberi nell’area. Il suo lavoro ha permesso di contrastare il degrado ambientale e di permettere che le comunità locali potessero continuare le loro attività agricole.
In Mongolia con le comunità di allevatori di cammelli. In Mongolia, G. Altantsetseg presiede la cooperativa Bayanlag Sutai Khugjil, che riunisce allevatori e allevatrici di cammelli e ovini. Qui l’allevamento rappresenta una risorsa fondamentale per le comunità delle zone aride, dove opportunità economiche alternative sono limitate. La cooperativa contribuisce a sostenere una forma di allevamento legata alla vita nomade e alla conoscenza tradizionale degli animali, in particolare del cammello battriano, specie adattata alle condizioni climatiche difficili della regione. Il latte, la carne e la lana dei cammelli costituiscono risorse importanti, ma la distanza dai mercati e le difficoltà di raccolta e trasformazione spesso riducono i guadagni degli allevatori.
Coltivare nel deserto dello Yemen con l’irrigazione solare. Nello Yemen, Gawhara Hasan Saleh Qasem ha trasformato un terreno desertico di 7,2 acri in un’azienda agricola e zootecnica. Il suo modello produttivo si basa su tecniche di recupero del suolo, sistemi di irrigazione alimentati dall’energia solare e la diversificazione delle colture e degli allevamenti. La sua azienda produce diverse varietà di colture biologiche e alleva bovini, ovini, capre e pollame. Offre inoltre opportunità di lavoro a donne e famiglie sfollate, in un Paese in cui il conflitto e le difficoltà economiche hanno aggravato l’insicurezza alimentare di tutta la popolazione. Il suo lavoro punta a contrastare la desertificazione, preservare i terreni coltivabili e rendere disponibili alimenti a prezzi accessibili, senza l’impiego di sostanze chimiche.
Le disuguaglianze che continuano ancora oggi. Le esperienze riconosciute dalla FAO mostrano quanto il lavoro delle donne rurali possa incidere sulla disponibilità di cibo, sulla tutela degli ecosistemi, sulla trasmissione dei saperi e sulla possibilità di creare reddito. Allo stesso tempo, però, l’organizzazione sottolinea che il contributo femminile ai sistemi agroalimentari continua a scontrarsi con disparità nell’accesso alla terra, ai finanziamenti, alla formazione e alle nuove tecnologie.
Le donne sono il 41% della forza lavoro globale nei sistemi agroalimentari. Secondo i dati della FAO, le donne rappresentano il 41% della forza lavoro globale impiegata nei sistemi agroalimentari. Eppure, le agricoltrici lavorano generalmente su appezzamenti più piccoli rispetto agli uomini e il divario di produttività raggiunge il 24%. Nel lavoro agricolo salariato, inoltre, le donne guadagnano in media 82 centesimi per ogni dollaro percepito dagli uomini.
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