EURUSD di ActivTrades — TradingView


WALL STREET LIMITA I DANNI

La Borsa di Wall Street ha chiuso la seduta di venerdì 26 giugno 2026 all’insegna dell’incertezza e del contrasto, frenata principalmente da una forte ondata di vendite nel comparto dei semiconduttori e dell’hardware tecnologico.

Nonostante un’apertura in deciso calo, i listini americani sono riusciti a limitare i danni grazie a una rotazione settoriale verso comparti più difensivi, come la sanità e i beni di consumo.

Tra gli indici, il Dow Jones è quello che ha evidenziato maggiore tenuta, chiudendo in positivo, mentre l’S&P 500 ha terminato la seduta pressoché invariato. Il Nasdaq 100, invece, ha ceduto l’1,09%, appesantito dalle vendite sul comparto tecnologico.

A pesare è stato anche il possibile rinvio dell’ingresso in Borsa di OpenAI al 2027, fattore che ha innescato prese di beneficio sul settore tech.

A peggiorare il quadro si aggiunge il fatto che i rapporti tra Stati Uniti e Iran si trovano in una fase di tregua estremamente instabile e a forte rischio di fallimento, non essendosi ancora trasformata in una pace consolidata.

Al momento, Washington e Teheran hanno concordato la cessazione degli attacchi diretti, mentre la diplomazia lavora sotto traccia, con la previsione di un incontro ufficiale in Qatar per tentare di stabilizzare l’accordo e discutere la gestione delle aree critiche.

Il memorandum bilaterale punta a un cessate il fuoco duraturo, al ritiro di alcune forze americane e alla riapertura dello Stretto di Hormuz, ma l’impianto generale resta precario.

PETROLIO

In questo contesto, il prezzo del petrolio, sorprendentemente, registra solo lievi movimenti percentuali, più simili a una correzione tecnica che a un vero rialzo.

Durante la notte, il prezzo dell’oro nero è tornato in area 70 dollari al barile, recuperando modestamente dai minimi degli ultimi quattro mesi, dopo una serie di attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran per il controllo dello Stretto di Hormuz.

Le due parti hanno tuttavia concordato di sospendere ulteriori azioni militari in vista della ripresa dei colloqui di pace prevista per la fine della settimana.

Lo scambio di attacchi è iniziato giovedì, quando l’Iran ha preso di mira una nave portacontainer, provocando la reazione degli Stati Uniti il giorno successivo. Sabato, Washington ha lanciato una nuova serie di attacchi dopo che Teheran aveva colpito una nave che trasportava petrolio del Qatar.

Nel frattempo, Axios ha riportato che funzionari statunitensi e iraniani si incontreranno a Doha martedì per discutere dello Stretto di Hormuz e di altre questioni volte a porre fine al conflitto.

Nonostante le tensioni, l’attività di navigazione lungo questa via d’acqua vitale è aumentata da quando le due parti hanno raggiunto un accordo di pace provvisorio, sebbene gli armatori rimangano cauti: centinaia di navi sono ancora bloccate nel Golfo Persico.

Il fatto che il prezzo del petrolio non registri rialzi significativi rappresenta comunque un segnale positivo in vista delle prossime decisioni delle banche centrali sui tassi di interesse.

VALUTE

Nel mercato dei cambi si osserva un tentativo di recupero dell’euro, che dai minimi di 1,1320 si è portato a 1,1390: una correzione tecnica che potrebbe estendersi anche verso l’area 1,1450–1,1460.

Al contempo, lo USD/JPY rimane stabile e vicino ai massimi, in attesa delle decisioni della Bank of Japan in materia di tassi e di eventuali interventi sul cambio, che potrebbero aumentare la volatilità.

Il cable si mantiene ancora sopra quota 1,3200, sebbene i supporti chiave di medio termine siano collocati in area 1,3050.

Le valute oceaniche restano molto deboli: AUD/USD non è lontano da 0,6840 e NZD/USD da 0,5590.

Nel frattempo, l’AUD/NZD corregge verso 1,2200, con la possibilità di scendere fino a 1,2000 nel breve termine.
Il franco svizzero si mantiene stabile, intorno a 0,9220 contro euro e 0,8100 contro dollaro.

GOLD

Lunedì l’oro è tornato in area 4.050 dollari l’oncia, interrompendo un rimbalzo di due giorni, a causa dei rinnovati scambi di attacchi tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, fattore che ha sostenuto i prezzi del petrolio e riacceso i timori inflazionistici.

Il conflitto si è intensificato a partire da giovedì, con l’Iran che ha preso di mira una nave portacontainer, una nave che trasportava petrolio del Qatar e basi militari in Kuwait e Bahrein, provocando diverse azioni di rappresaglia da parte degli Stati Uniti.

Tuttavia, entrambe le parti hanno successivamente concordato di sospendere ulteriori attacchi in vista della ripresa dei colloqui di pace previsti per questa settimana a Doha, in Qatar.

Nel frattempo, i dati della scorsa settimana hanno mostrato che l’inflazione PCE statunitense è risultata sostanzialmente in linea con le aspettative, spingendo gli investitori a ridurre leggermente le scommesse su un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno.

I mercati sono ora in attesa del prossimo rapporto mensile sull’occupazione negli Stati Uniti e dell’indice PMI manifatturiero ISM, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sulle prospettive di politica monetaria.

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

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