foto in copertina: © Antonello Zoffoli
«Facciamo un cerchio, facciamo affiorare l’acqua e ci mettiamo i coccodrilli».
Inizia così la storia di uno dei progetti più iconici del divertimento italiano degli anni ’70, raccontata – insieme a quella del suo progettista Filippo Monti – in un volume edito da Rubbettino Editore e curato da Claudio Piersanti. La presentazione, in programma nel pomeriggio del 10 luglio, sarà ospitata proprio nell’iconica architettura di Milano Marittima.
Promosso dall’Ordine degli Architetti di Ravenna – in collaborazione con Ravenna Festival e ProviaggiArchitettura – l’evento consentirà di riscoprire la figura e l’opera, non troppo conosciuta, di un architetto visionario, tra i protagonisti più originali e raffinati dell’architettura italiana del secondo Novecento.
Nato a Faenza nel 1928, studiò architettura a Firenze e si laureò con Adalberto Libera, seguendolo successivamente per partecipare al concorso del Velodromo delle Olimpiadi del 1960.
La sua lunga carriera di oltre sessant’anni, che partì oltre i confini regionali per tornare e radicarsi nel territorio romagnolo, fu dettata da una personalità schiva, e un carattere taciturno e a volte criptico e indipendente, che ne impedisce la collocazione in qualsiasi corrente stilistica definita. Dalle prime opere degli anni Cinquanta alle grandi realizzazioni che hanno segnato il volto contemporaneo della Romagna, il volume restituisce il ritratto di un autore capace di coniugare il rigore del Movimento Moderno con una sensibilità profondamente legata al territorio.
Tra i suoi progetti più significativi emergono la Chiesa di San Vincenzo de’ Paoli a Bologna, il complesso residenziale Santa Margherita a Faenza, Casa Monti, il Palazzo delle Poste di Faenza, l’intervento alla Camera di Commercio di Ravenna e, naturalmente, il Woodpecker di Milano Marittima.
Riunendo saggi, testimonianze, documenti e approfondimenti critici, il libro ripercorre la vicenda professionale e umana di Monti, progettista, artista, ingegnere e designer che ha saputo sviluppare una ricerca autonoma, lontana dalle mode e dai linguaggi dominanti del suo tempo. Al centro c’era sempre il cantiere, inteso come laboratorio creativo per trasformare ogni progetto in un’opera unica e irripetibile, fatta di sinergie tra maestranze artigiane e, soprattutto, di sperimentazioni su materiali, luce e rapporto tra architettura e paesaggio.
Filippo Monti, solarium residenza via Ferrari | foto: ©Claudio Piersanti
La Discoteca Woodpecker, storia di un’utopia diventata realtà
Se quell’uomo d’affari, nel 1967, non avesse deciso di trasferire la movida notturna dalla città alla quasi campagna, isolata nel paesaggio dell’Adriatica per evitare rumori e problemi “di vicinato”, questa storia – forse la più interessante dell’architettura del divertimento del secondo Novecento italiano – non esisterebbe.
Fortunatamente non è andata così!
Situata a Milano Marittima, la discoteca Woodpecker – inserita anche nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi voleva fare tutto, fuorché passare inosservata. “Partì come un gioco” – raccontava Filippo Monti, ma poi quest’ossessione creativa, anche grazie all’introduzione di nuovi materiali e al clima di innovazione del tempo, divenne realtà.
L’intero complesso si sviluppava attorno alla geometria elementare del cerchio. Un anello di terra racchiudeva una piattaforma centrale rivestita in marmo giallo di Siena, scavata e modellata da una serie di laghetti comunicanti che scorrevano al di sotto e attorno allo spazio destinato al pubblico. L’acqua, infatti, rappresentava a tutti gli effetti una componente architettonica, a cui era dato il compito di riflettere la struttura e amplificare la percezione dello spazio.
Pur conoscendo tutte le innovazioni del periodo – dalla cupola geodetica di Buckminster Fuller per il padiglione americano dell’Expo ’67 di Montréal, alle sperimentazioni di Philips Johnson, Bruce Goff, Paolo Soleri, Oscar Niemeyer, Vittorio Garatti nelle scuole a Cuba – l’architettura del Woodpecker non assomiglia a nessuna di esse.
foto: © Antonello Zoffoli
La tecnologia impiegata derivava dal mondo della cantieristica nautica e, proprio per questo, la realizzazione della cupola fu affidata a un’impresa specializzata nella costruzione di imbarcazioni. Il montaggio avvenne in appena due giorni, a testimonianza di una concezione costruttiva innovativa e fortemente industrializzata.
Ma ciò che rende il Woodpecker un’opera architettonica ancora oggi affascinante è, soprattutto, la sua capacità di annullare il confine tra interno ed esterno. La cupola non era pensata come un involucro chiuso: il suo perimetro era scandito da grandi aperture ad arco che permettevano una continuità visiva e fisica con l’ambiente circostante. Il materiale stesso contribuiva a questa percezione. La vetroresina traslucida filtrava la luce naturale creando un’illuminazione morbida e diffusa, trasformando la pista da ballo in uno spazio sospeso tra architettura e paesaggio, tra rifugio e luogo all’aperto.
“Per Monti – si legge nel libro – la vetroresina era il materiale giusto per quel progetto, capace di essere plasmato in qualsiasi forma, leggero, robusto, veloce da produrre ed economico. Realizzare la stessa cupola con materiali tradizionali sarebbe stata una follia dai costi improponibili. Così invece si riusciva a mettere d’accordo la volontà di con- tenimento di spesa del proprietario con il desi- derio di spettacolarità e durata nel tempo del progettista. L’opaca semitrasparenza della ve- troresina può ricordare – in versione economi- ca – la permeabilità alla luce che possono avere lastre sottili di onice, utilizzate in altri lavori”.
Dal 30 giugno 2023, dopo una chiusura durata quasi cinquant’anni, il Woodpecker è tornato in vita, riprendendo la sua destinazione di discoteca estiva.
Il programma del pomeriggio
Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione della dott.ssa Cristina Ambrosini, Dirigente Responsabile del Settore Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna, interverranno:
→ Susanna Caccia Gherardini, Direttore del Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Firenze
→ Claudio Piersanti, autore del libro
→ Francesca Castanò, architetto e professore ordinario di Storia dell’Architettura presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli
→ Andrea Mingardi
A seguire cena riservata su prenotazione e concerto “Anime ribelli, il suono degli anni ’70” Moreno Conficconi e la Paradise Band.
FILIPPO MONTI. L’OPERA NEL TEMPO E NEI LUOGHI
Presentazione del volume a cura di Claudio Piersanti
Venerdì 10 luglio 2026 | ore 18.30
dove
Woodpecker, viale Nullo Baldini 20, Milano Marittima (Cervia)
Evento gratuito e aperto a tutti.
2 Cfp per architetti. Iscrizione obbligatoria
+info: proviaggiarchitettura.com
Filippo Monti, Villa Gargiulo | foto: ©Claudio Piersanti
Filippo Monti, Casa D’Atri | foto: ©Claudio Piersanti
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