Mercato digitale in Italia, vale 84,4 miliardi di euro » inno3


Cresce il mercato digitale in Italia del 3,4% e vale 84,4 miliardi di euro. Sono i dati 2025 confermati dal Rapporto Digitale in Italia 2026, presentato oggi alla Camera dei deputati dall’associazione Anitec-Assinform, a ribadire quanto il digitale sia considerata una leva per la competitività italiana. Un mercato che conta 132.832 imprese e 638.150 addetti, con 10.754 startup e Pmi innovative Ict. 

Digitale per Crescere – Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform

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Digitale per Crescere – Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform

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Digitale per Crescere – Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform

Una crescita del 3,4% superiore a quella del Pil nazionale (+0,7%), frutto di andamenti diversi dei differenti segmenti di mercato, trainati anche quest’anno dai servizi Ict che hanno raggiunto i 18,8 miliardi (+8,1%), grazie a soluzioni di intelligenza artificiale, cybersecurity e cloud computing, che si conferma al centro del modello infrastrutturale di aziende pubbliche e private. Rispecchiando la visione di Massimo Dal Checco, presidente di Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria che ha realizzato il rapporto in collaborazione con NetConsulting cube. “Il digitale, in uno scenario segnato da instabilità geopolitica, volatilità energetica e competizione tecnologica, si consolida come asset decisivo per il Paese, divenendo una leva strategica di competitività, produttività e sicurezza”. Soprattutto oggi, 1 luglio 2026, primo giorno della nuova era post Pnrr.

Il Rapporto dato per dato

E’ Giancarlo Capitani, presidente onorario di NetConsulting cube, a fare un bilancio dell’anno trascorso e prospettare previsioni per i prossimi tre anni (al 2029). Con un’attenzione particolare al dialogo costruttivo tra domanda e offerta intavolato dai Cio di pubblica amministrazione, banche e assicurazione, al quale è dedicata una parte monografica del Rapporto.

“La fase che stiamo attraversando in Italia e in tutti i Paesi è una sorta di grande vigilia, preliminare e preparatoria alla grande trasformazione che verrà generata dall’intelligenza artificiale – esordisce Capitani -. L’andamento del mercato 2025, che vale 84,4 miliardi di euro, comincia a risentirne in modo progressivamente consistente, anche se ancora in una fase embrionale. La crescita aggregata +3,4% si pone sostanzialmente in linea di continuità con gli anni scorsi, all’interno di un trend iniziato dopo l’emergenza Covid, seppure in leggero calo rispetto al 3,7% dell’anno precedente”.

Il mercato digitale in Italia nel 2025 e l’andamento dei segmenti (Fonte: NetConsulting cube e Anitec-Assinform)
Il mercato digitale in Italia nel 2025 e l’andamento dei segmenti (fonte: NetConsulting cube e Anitec-Assinform)

Un calo dovuto principalmente ai servizi di telecomunicazione (-0,7%, attestandosi a 18,3 miliardi) per via della forte pressione competitiva sulle tariffe dei servizi di rete fissi e mobili, mentre la crescita è particolarmente legata al mondo dei Servizi Ict: “Il segmento, che cresce dell’8,1%, deve la sua performance alle componenti più innovative cioè cloud, cybersecurity e AI, seguito dal segmento dei software e delle soluzioni Ict che registra una crescita importante (9,8 miliardi, +4,1%) nonostante la continua migrazione verso contratti cloud”.

Digitale per Crescere - Giancarlo Capitani, Presidente onorario di NetConsulting cube
Digitale per Crescere – Giancarlo Capitani, Presidente onorario di NetConsulting cube

Crescono dispositivi e sistemi, pc e server soprattutto di fascia alta (20,6 miliardi, +1,8%) per l’aumento della domanda legato all’aumento sensibile delle tariffe dei contratti di subscription software e dei prezzi delle memorie Ram. “Questi due fenomeni combinati hanno indotto l’aumento correlato dei prezzi di pc e server, generando una doppia inflazione – precisa Capitani –. Questo fenomeno è un primo importante effetto causato dal grande consumo di risorse indotto dall’AI e dalla loro progressiva scarsità. Questi aumenti pesano negativamente sui budget Ict delle aziende e su importanti gare pubbliche che sono andate deserte. Dobbiamo tenere presente che l’AI sta creando una nuova economia, quella della scarsità”. 

Il PNRR ha accelerato la crescita del mercato e la digitalizzazione del Paese (Fonte: NetConsulting cube su dati ReGiS, Febbraio 2026)
Il Pnrr ha accelerato la crescita del mercato e la digitalizzazione del Paese (fonte: NetConsulting cube su dati ReGiS, Febbraio 2026)

I driver di crescita: tecnologie, compliance, Pnrr

I quattro i driver di crescita dello scorso anno continuano ad essere i principali driver del mercato digitale in Italia anche nel 2025. 

Il primo è il cluster delle tecnologie definite Digital Enabler, che cresce dell’ 11,7% (nettamente superiore al 3,4 % del mercato), e che comprende tecnologie correlate tra loro.
Traina l’AI (“la regina del mercato”), la cui adozione registra un +47,6% nel 2025 con un valore di 1,38 miliardi di euro, che genera crescita indotta sugli altri segmenti. In questo contesto l’IA generativa ha raggiunto un’incidenza pari al 31% del mercato italiano, con un valore di 426 milioni (più del doppio rispetto ai 206 milioni del 2024), utilizzata soprattutto per generare contenuti ma anche a supporto della scrittura di codice, della manutenzione applicativa e della modernizzazione dei sistemi legacy. Tra le tecniche di AI, il machine learning si conferma diffuso (28% per un valore da 386 milioni), seguito da tecniche di natural language processing (14%), computer vision (12%) e di AI simbolica.
“L’AI agentica si colloca attualmente in una fase ancora sperimentale, circa il 2% del mercato AI, ma è un ramo che presenta ampie prospettive di crescita, configurandosi come uno dei principali filoni evolutivi negli anni a venire” precisa Capitani. 

Conferma la sua importanza il cloud computing, che cresce del 17% (9 miliardi di euro), adottato dal 68% delle imprese italiane e che sta penetrando anche nelle PA per migrare i dati verso il Polo strategico nazionale. Ultima, ma non ultima la cybersecurity, che ha raggiunto i 2,24 miliardi e cresce del 12%, a causa del doppio effetto degli attacchi più efficaci e delle nuove normative Nis2 e Dora che impattano filiere e mondo finance. “Quest’ultima circostanza conferma come la compliance sia il secondo motore di crescita del mercato, da sempre uno dei principali fattori di innovazione coatta in Italia. Ben venga la normativa”  commenta Capitani. Le tecnologie Big data & Analytics si attestano sui 2,1 miliardi (+10,4%), mentre il segmento IoT (Internet of Things) continua a crescere (+7% con 5,1 miliardi di euro). 

Cloud, Cybersecurity e IA trainanola crescita del mercato (Fonte: NetConsulting cube e Anitec-Assinform)
Cloud, Cybersecurity e AI trainano la crescita del mercato (fonte: NetConsulting cube e Anitec-Assinform)

Il terzo driver di crescita è il Pnrr che ha contribuito in modo significativo alla digitalizzazione della PA, centrale e in particolare quella locale, negli ultimi due anni. “E questo ha fatto sì che la PA nel suo insieme abbia vinto l’oscar dell’innovazione: non solo sia stata per il terzo anno la leader di mercato in termini di crescita della spesa – spiega Capitani – ma abbia avuto un ruolo importante di spinta all’innovazione su tutto l’ecosistema in cui è presente e ramificata nel Paese, ivi comprese le imprese che hanno beneficiato dell’effetto indotto da Pago PA, fatturazione elettronica, welfare trasformando la PA nel quarto motore di crescita del mercato”. La PA centrale ha speso in digitale 4,59 miliardi (+9,6%) mentre le amministrazioni locali 2,22 miliardi di euro (+ 9%).  

Gli altri settori che hanno registrato ottimi investimenti in digitali sono banche con una spesa da 11,1 miliardi di euro (+6%), mentre l’industria ha sofferto nonostante la crescita (11,3 miliardi, +3,7%), seguita da telecomunicazioni & media (9 miliardi, in flessione del 2,4%, per la difficoltà finanziarie degli operatori) e dal settore assicurativo, in crescita del 6,6% con 3 miliardi di euro.

Pubblica Amministrazione e Sanità ancora tra i settori trainanti (Fonte: NetConsulting cube e Anitec-Assinform)
Pubblica Amministrazione e Sanità ancora tra i settori trainanti (fonte: NetConsulting cube e Anitec-Assinform)

Cosa ci aspetta in futuro

Nel triennio 2026-2029, il mercato sarà guidato dal passaggio verso un modello “digital first”, fondato sull’integrazione di dati, AI, sicurezza e cloud. E’ schietto Capitani: “Premesso che fare previsioni richiede coraggio e risulta sempre più difficile in un contesto di incertezza come l’attuale, abbiamo cercato di limitarne il livello di aleatorietà tenendo in considerazione molte variabili. Al netto di discontinuità imprevedibili generate da fattori geopolitici e dagli effetti disruptive dell’intelligenza artificiale, le nostre previsioni sono positive. Il mercato dovrebbe crescere in modo anticiclico rispetto all’economia e in continuità con gli scorsi anni, aumentando il suo ritmo di crescita dal 3,4% del 2025 al 3,8% del 2027 superando il valore a fine periodo di 97 miliardi di euro”.

Una previsione “coraggiosa“che poggia su due assunti principali.

Il primo la certezza che il Pnrr continuerà a dare un impulso alla crescita del mercato almeno fino a fine 2027 per il completamento dei progetti avviati, apportando circa 2 miliardi di euro nel 2026 e 1,5 miliardi di euro nel 2027. “La cultura dell’innovazione spinta dal Pnrr continuerà nella PA e a questa si aggiungerà l’arrivo di fondi derivanti da nuovi programmi europei e dagli incentivi provenienti dai vari programmi previsti nel nostro Paese” aggiunge Capitani.

L’impatto del PNRR proseguirà fino al 2027, esaurendosi progressivamente (fonte: NetConsulting cube e Anitec-Assinform)

Il secondo che i Cio – come hanno mostrano le interviste per il programma Tech Leaders Connect – stanno oggi investendo in numerosi progetti innovativi in una visione digital first che sarà dominante nei prossimi anni. “Il fattore di spinta differenziante in questa direzione sarà la capacità da parte di chi guida le organizzazioni, sia pubbliche che private, di considerare il digitale non solo un abilitatore tecnologico di miglioramento dell’efficienza ma un fattore di trasformazione strutturale dei processi e dell’organizzazione del lavoro”. Un fatto culturale, legato al management.

Gap tra aziende e territori

Fattori di spinta devono tuttavia misurarsi con dei gap ormai strutturali che caratterizzano il nostro Paese e che il Rapporto sottolinea ancora una volta, “osservando tante Italie Digitali molto diverse tra di loro per adozione, crescita e maturità – precisa Capitani -. Come certifica anche l’ultimo report State of the Digital Decade 2026 della Commissione Europea pubblicato nei giorni scorsi, rimangono alcune fragilità: la mancanza di competenze digitali di base, il gap della spesa Ict tra grandi-medie imprese e piccole aziende che continuano a non investire, senza recuperare i ritardi storicamente cumulati“. Un dato:  solo il 15,7% delle Pmi adotta l’AI contro il 53,1% delle grandi aziende, con un conseguente impatto sulla competitività. “In questa fase l’intelligenza artificiale tende ad aumentare e non a ridurre i divari tra le imprese per dimensione – sostiene Capitani – L’AI sta scavando fossati perché non sta omegenizzando i profili di adozione e il gap è ancora piu grande tra i territori”.

La crescita del mercato digitale nelle imprese: le medie allineate alle grandi, ma le piccole restano indietro (Fonte: NetConsulting cube e Anitec-Assinform)
La crescita del mercato digitale nelle imprese: le medie allineate alle grandi, ma le piccole restano indietro (fonte: NetConsulting cube e Anitec-Assinform)

Il divario di adozione e di maturità digitale tra regioni è considerevole, con ai primi posti Lazio e Lombardia e agli ultimi posti le regioni meridionali. La spesa digitale resta concentrata nel Nord Ovest e nel Centro, mentre il Mezzogiorno dipende maggiormente da investimenti pubblici – dettaglia Capitani -. Il pericolo che si sta avvicinando è quello della cosiddetta disruption without dividend, della disruption subita, che rischia di colpire le situazioni più svantaggiate. L’intelligenza artificiale può diventare quindi l’artefice di un arretramento ancora maggiore di queste realtà”.

Doppia sfida

Secondo il Rapporto, il nostro Paese si trova a dover affrontare nei prossimi anni una doppia sfida, una volta esaurita la spinta del Pnrr: recuperare i gap provenienti dal passato e creare le condizioni perché le imprese e le PA possano cogliere il potenziale di crescita e innovazione delle nuove tecnologie, coinvolgendo le filiere. “A partire dall’intelligenza artificiale intesa come motore di trasformazione e non solo abilitatore tecnologico – puntualizza Capitani -. Le politiche pubbliche per il digitale, dovendo adottare strategie che comprendano investimenti in ricerca, piani di formazione, piani energetici e sovranità tecnologica in una filiera che va dalla elettricità all’intelligenza artificiale, diventano di fatto le nuove politiche industriali per lo sviluppo, la crescita e la competitività del Paese”.

Completare la transizione digitale richiede ridurre i gap territoriali, integrando infrastrutture, competenze, dati e nuovi modelli organizzativi. “L’Italia ha bisogno di un vero piano industriale per il digitale. Una visione di lungo periodo, costruita insieme, istituzioni e imprese – conclude Dal Checco -. Gli incentivi devono sostenere in modo semplice e accessibile chi investe in tecnologie e competenze, riconoscendo il digitale per quello che è: una leva di competitività, non una spesa da contenere. È importante acquisire la consapevolezza che il digitale ha assunto la doppia valenza di abilitatore e di fattore di cambiamento industriale. Il Paese deve saper governare gli asset strategici digitali, dalle infrastrutture ai dati fino alle tecnologie, a partire dall’AI, per garantire sicurezza, indipendenza e sviluppo economico”.

La vera sfida non riguarda più la capacità di adottare innovazione – lo dimostrano eccellenze scientifiche, industriali e tecnologiche nel nostro Paese – ma quella di governarla, svilupparla e trasformarla in vantaggio industriale duraturo. Sette azioni di buon senso (che insistono su incentivi, ecosistemi, formazione, governance AI, standard comuni, PA e Pmi) hanno il digitale come elemento di coesione. 

Le linee di intervento per un’Italia digitale connessa, competitiva e sicura (Fonte: Anitec-Assinform)
Le linee di intervento per un’Italia digitale connessa, competitiva e sicura (fonte: Anitec-Assinform)

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 Emanuela Teruzzi

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