La sessione di Wall Street del 4 giugno 2026 ha registrato un andamento fortemente contrastato, caratterizzato dal nuovo record storico del Dow Jones, in netta controtendenza rispetto alla debolezza del comparto tecnologico.
L’indice industriale ha chiuso a +1,73%, trainato dai titoli blue chip e dai settori più tradizionali. Al contrario, sia l’S&P 500 sia il Nasdaq hanno sofferto la pressione delle vendite nel comparto tech.
A pesare è stato il crollo di Broadcom, scivolata di circa il 13% nelle contrattazioni, evento che ha raffreddato gli entusiasmi sull’intelligenza artificiale nonostante la presentazione di ricavi record.
Tutto ciò riaccende i dubbi su un possibile eccesso di entusiasmo intorno ai titoli legati all’IA. Basterà questo a far scendere i mercati azionari nelle prossime settimane?
In Asia, intanto, le borse hanno perso quota, seguendo l’andamento di Wall Street e la forte ondata di vendite nel settore tecnologico. L’indice di riferimento sudcoreano, considerato un indicatore chiave per gli investimenti in IA, è crollato di circa il 5%.
Anche i mercati azionari di Giappone, Cina e Hong Kong hanno registrato ribassi.
VALUTE E NFP
Sul mercato valutario, gli scambi risultano ingessati, caratterizzati da oscillazioni limitate. Il biglietto verde rimane protagonista, soprattutto contro lo yen, con il cambio in area 160,00.
Probabilmente la BoJ non è ancora intervenuta perché attende un movimento autonomo del mercato, evitando così di utilizzare riserve valutarie in una fase in cui la price action resta ancora ampiamente negativa per la valuta giapponese.
L’EUR/USD si mantiene sopra 1,1600, senza però riuscire a superare 1,1660. Anche il Cable resta ancorato nel range 1,3375–1,3475.
L’EUR/GBP è stabile a 0,8650, mentre le valute oceaniche non trovano direzione e si sono fermate contro il dollaro in area 0,7120 per l’AUD/USD e 0,5870 per il NZD/USD.
Poco da segnalare anche sul franco svizzero, stabile a 0,7900 contro dollaro e 0,9170 contro euro.
Interessanti, invece, i cross con lo yen, in particolare il GBP/JPY, che oscilla lateralmente intorno ai massimi di periodo.
Quella odierna è una giornata importante per la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro statunitense (Non-Farm Payrolls), attesi a +87 mila, insieme al tasso di disoccupazione, con consenso al 4,3%.
Da questi dati dipenderanno le prossime decisioni della Fed e, di conseguenza, anche quelle delle altre banche centrali.
GIAPPONE: CALO DELLE RISERVE VALUTARIE
Le riserve valutarie del Giappone sono diminuite di 77,11 miliardi di dollari, attestandosi a 1.310 miliardi nel maggio 2026, rispetto ai 1.380 miliardi del mese precedente. Si tratta del livello più basso da luglio 2025.
Secondo il Ministero delle Finanze, il calo è stato il più marcato dall’inizio delle rilevazioni nel 2000 e riflette probabilmente l’intervento su larga scala a sostegno dello yen fino al 28 maggio.
Durante questo periodo, le autorità hanno speso la cifra record di 11.700 miliardi di yen per sostenere la valuta.
Le riserve si sono ridotte a 1.090 miliardi di dollari, suddivisi in 931,68 miliardi in titoli e 162,24 miliardi in depositi.
Di questi ultimi, 161,80 miliardi erano detenuti presso banche centrali estere e la BRI, mentre i depositi presso banche giapponesi ammontavano a 410 milioni di dollari.
PETROLIO
Venerdì il petrolio WTI si è mantenuto intorno ai 93 dollari al barile, dopo aver perso oltre il 3% nella sessione precedente, appesantito dalle speranze di una soluzione diplomatica tra Stati Uniti e Iran.
Tale soluzione potrebbe portare alla fine del conflitto e alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il presidente Donald Trump si sarebbe mostrato riluttante a intraprendere una guerra su vasta scala con l’Iran, nonostante i recenti scontri, e prenderebbe in considerazione la fine dell’attuale tregua solo in caso di attacco diretto ai soldati americani.
Nonostante ciò, il prezzo del petrolio resta in rialzo di oltre il 6% dall’inizio della settimana, poiché i negoziati tra Washington e Teheran non hanno ancora registrato progressi significativi.
Inoltre, le continue operazioni militari israeliane in Libano rappresentano un ulteriore elemento critico.
Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha respinto una proposta di cessate il fuoco mediata dagli Stati Uniti, sebbene il presidente Trump abbia dichiarato che il gruppo ha avviato contatti con la Casa Bianca per discutere la fine delle ostilità.
ORO ANCORA IN RIBASSO
Il prezzo dell’oro continua a scendere, avvicinandosi ai supporti chiave in area 4.420 dollari.
Il metallo prezioso si trova in una fase di assestamento e correzione nel breve termine, scambiando intorno ai 123–124 euro al grammo, dopo un lungo rally che lo ha portato a superare le aspettative.
Dopo aver registrato numerosi massimi storici consecutivi, il mercato sta ora affrontando prese di profitto e una fisiologica fase di discesa, guidata da fattori macroeconomici.
I recenti sviluppi in Medio Oriente, tra cui le tregue e le rassicurazioni diplomatiche, hanno temporaneamente ridotto le tensioni globali, diminuendo la domanda immediata di beni rifugio.
Inoltre, politiche monetarie globali stabili ma orientate verso un’impostazione restrittiva nel medio termine, unite a un dollaro forte, hanno spinto molti investitori a riallocare i capitali.
Questo ha contribuito a frenare l’ascesa del metallo giallo, che non offre rendimenti.
Resta comunque importante ricordare che molte banche centrali continuano a preferire l’oro rispetto ai Treasury USA per diversificare le proprie riserve valutarie, nonostante il recente calo.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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