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Si apre una nuova opportunità di finanziamento per gli enti del Terzo settore impegnati in iniziative di interesse generale su scala nazionale. Le risorse disponibili superano 10,5 milioni di euro e sono destinate a progetti da realizzare in almeno dieci Regioni, con contributi ministeriali compresi tra 250mila e 500mila euro.
Con il Decreto direttoriale n. 213 del 10 settembre 2026 è stato infatti adottato l’Avviso n. 2/2026, che definisce criteri di selezione e valutazione delle proposte, modalità di assegnazione ed erogazione delle risorse, nonché le regole per avvio, attuazione, monitoraggio e rendicontazione degli interventi.
L’Avviso dà attuazione all’atto di indirizzo adottato con Decreto n. 110 del 4 agosto 2026, con il quale il Ministero del Lavoro ha individuato obiettivi generali, aree prioritarie e linee di attività finanziabili attraverso il Fondo previsto dall’articolo 72 del Codice del Terzo settore.
Risorse disponibili
La dotazione complessiva dell’Avviso ammonta a 10.533.994,88 euro. Di questi, 8.427.195,90 euro sono riferiti all’annualità 2026, mentre 2.106.798,98 euro sono imputati al 2028.
Le risorse saranno assegnate ai progetti utilmente collocati in graduatoria fino al loro esaurimento. Il Ministero si riserva, inoltre, la possibilità di destinare all’Avviso eventuali ulteriori disponibilità finanziarie, così da consentire lo scorrimento della graduatoria.
Il finanziamento è collegato alle attività di interesse generale previste dal Codice del Terzo settore e agli obiettivi e alle priorità individuati dal DM 110/2026.
Chi può presentare domanda
Possono partecipare, singolarmente oppure attraverso un partenariato, le ODV, le APS e le fondazioni iscritte al Registro unico nazionale del Terzo settore.
Rientrano tra i potenziali proponenti anche le Reti associative disciplinate dall’articolo 41 del Codice del Terzo settore, secondo le condizioni previste dall’Avviso.
Una disciplina specifica riguarda le fondazioni già iscritte alla soppressa Anagrafe delle Onlus che abbiano presentato domanda di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo 2026 e per le quali il procedimento risulti ancora pendente.
Queste fondazioni, a pena di inammissibilità:
- devono caricare sulla piattaforma la documentazione che dimostra la presentazione nei termini dell’istanza di iscrizione al RUNTS,
- devono produrre lo statuto aggiornato e gli ultimi tre bilanci approvati oppure indicare, nella domanda, l’URL del sito istituzionale nel quale tali documenti risultano pubblicati.
Tutti i soggetti partecipanti devono inoltre essere in regola, tra l’altro, con gli obblighi previdenziali, assistenziali e fiscali e non devono trovarsi nelle ulteriori condizioni ostative individuate dall’Avviso.
Progetti in almeno dieci Regioni
La dimensione nazionale costituisce uno degli elementi centrali della misura:
Non è sufficiente, quindi, una semplice diffusione nazionale attraverso siti internet, campagne informative, convegni o singoli eventi. L’Avviso richiede una concreta attivazione degli interventi sui territori, anche attraverso articolazioni locali o partner.
I progetti devono avere una durata compresa tra 12 e 18 mesi e non devono aver già beneficiato di altri finanziamenti pubblici, nazionali o comunitari.
Contributi da 250mila a 500mila euro
Il finanziamento richiesto al Ministero deve essere compreso tra 250.000 e 500.000 euro.
Un ulteriore requisito riguarda la capacità economica del soggetto proponente: il costo complessivo dell’iniziativa non può superare le entrate risultanti dall’ultimo bilancio consuntivo depositato al RUNTS. In presenza di un partenariato viene considerata la somma delle entrate degli enti partecipanti.
Per ODV e APS il contributo ministeriale può coprire al massimo l’80% del progetto, con un cofinanziamento minimo a carico dei proponenti pari al 20%.
Per le fondazioni la copertura pubblica non può invece superare il 50%, con un cofinanziamento del 50%.
Regole specifiche sono previste per i partenariati misti. Se ODV e APS sono numericamente prevalenti rispetto alle fondazioni, il cofinanziamento minimo resta al 20%; se prevalgono le fondazioni sale al 50%. In caso di parità assume rilievo la natura giuridica del capofila.
Partenariati e collaborazioni
La partecipazione in forma associata può incidere anche sul punteggio finale.
Ogni ente può figurare come proponente o capofila in una sola proposta. Chi partecipa già come proponente o capofila può essere partner in un solo ulteriore progetto, mentre un soggetto che partecipa esclusivamente come partner può prendere parte al massimo a due iniziative.
Il superamento di questi limiti determina l’inammissibilità dei progetti nei quali è coinvolto l’ente responsabile.
Sono inoltre consentite collaborazioni con soggetti pubblici o privati, anche esterni al Terzo settore, ma le attività del collaboratore devono essere svolte a titolo gratuito e non possono essere finanziate con le risorse dell’Avviso. Un eventuale cofinanziamento proveniente da soggetti terzi può invece assumere esclusivamente forma monetaria.
Domande dal 17 settembre 2026
Per l’invio delle domande è necessario utilizzare la piattaforma del Ministero del Lavoro che sarà accessibile dalle ore 10 del 17 settembre 2026 fino alle ore 12 del 22 ottobre 2026.
Il termine è perentorio e, una volta decorso, il sistema non consentirà l’invio della domanda.
La documentazione comprende, oltre alla domanda di ammissione, le dichiarazioni relative agli eventuali partner, la scheda anagrafica, la scheda della proposta progettuale e il piano di monitoraggio e valutazione di impatto sociale.
Quest’ultimo deve essere predisposto attraverso l’applicativo Impact Call disponibile sul portale Open Impact. Al termine della compilazione, il report generato dal sistema costituisce il Modello E da allegare alla candidatura.
La documentazione deve essere prodotta in formato nativo digitale e caricata sulla piattaforma ministeriale.
Spese ammissibili e limiti
Il piano finanziario deve rispettare precise soglie, il cui superamento può comportare l’inammissibilità della domanda.
Le spese per segreteria, coordinamento e monitoraggio non possono superare complessivamente il 10% del costo del progetto. Gli affidamenti a terzi sono ammessi fino al 30%, mentre i costi di progettazione non possono andare oltre il 5%.
Anche le spese generali di funzionamento non direttamente riferibili alle attività progettuali sono ammesse entro il limite del 10%.
Tra le spese finanziabili rientrano, a determinate condizioni, anche i costi relativi alla fideiussione, le spese di progettazione sostenute dalla data di pubblicazione dell’Avviso e quelle per adeguamento, acquisto o noleggio di autoveicoli e macchinari direttamente collegati al progetto.
Non sono invece finanziabili, tra l’altro, la ristrutturazione o l’acquisto di immobili e le attività promozionali non direttamente connesse all’intervento.
Come vengono valutati i progetti
Per accedere al finanziamento occorre raggiungere almeno 54 punti su 90. La valutazione considera elementi soggettivi del proponente, caratteristiche del progetto, aspetti finanziari, qualità complessiva e impatto sociale.
Sono premiati, in particolare, la maggiore estensione territoriale, l’ampiezza del partenariato, un cofinanziamento superiore al minimo richiesto e la coerenza della proposta con gli obiettivi dell’Avviso.
Valutazione di impatto sociale
Alla VIS sono riservati fino a 10 punti. La Commissione valuta la chiarezza degli obiettivi di impatto, la metodologia di monitoraggio e la capacità di utilizzare strumenti di valutazione sostenibili e innovativi.
Per ottenere un punteggio elevato è quindi importante definire indicatori misurabili, tempistiche e strumenti di raccolta dei dati coerenti con i risultati attesi.
Anticipo dell’80% e fideiussione
Il contributo ministeriale sarà corrisposto in due tranche:
- la prima, pari all’80% del finanziamento, sarà erogata a titolo di anticipo dopo l’avvio delle attività e previa presentazione di un’idonea fideiussione;
- il restante 20% sarà liquidato a saldo dopo l’esito positivo del controllo amministrativo-contabile sulla rendicontazione.
La garanzia deve coprire l’anticipo ricevuto ed essere efficace per il periodo indicato dall’Avviso, comunque fino al 30 giugno 2030, salvo precedente svincolo scritto dell’Amministrazione.
Una volta sottoscritta la convenzione, le attività devono partire entro 15 giorni, pena la revoca del finanziamento, salvo un differimento espressamente autorizzato dal Ministero.
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