In positivo c’è la tregua tra Israele e Libano, sperando che regga.
Petrolio in movimento laterale tra speranze e disallocazioni globali.
Allarma il sell-off delle cryptos, aumentano i deflussi da fondi ed ETF.
Dopo settimane dominate dall’entusiasmo per le nuove quotazioni e dalla corsa ai massimi storici, i mercati finanziari tornano a confrontarsi con una realtà ben più complessa: geopolitica, inflazione e rischio commerciale sono nuovamente i principali fattori che guidano il sentiment degli investitori.
Le Borse europee hanno progressivamente perso slancio, allontanandosi dai recenti record, penalizzate dall’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente e dal ritorno delle preoccupazioni legate alla politica commerciale americana.
Sul tavolo dell’amministrazione Trump è infatti riemersa l’ipotesi di nuovi dazi nei confronti di circa 60 economie, tra cui Cina, Unione Europea, Giappone, India e Messico. La proposta, ancora in fase di definizione, nasce dalle indagini avviate a marzo e punta a sfruttare una legge commerciale del 1974 per ripristinare tariffe che erano state annullate dalla Corte Suprema nel febbraio scorso.
Sul fronte geopolitico, la situazione resta estremamente fluida. Dopo alcuni giorni di relativa distensione, Stati Uniti e Iran sono tornati a colpirsi reciprocamente. Tra gli episodi più rilevanti figura un attacco con droni iraniani contro l’aeroporto internazionale di Al Kuwait, mentre le operazioni militari israeliane in Libano, duramente contestate da Teheran, rischiano di compromettere il già fragile dialogo tra Washington e la Repubblica Islamica.
Un elemento di sollievo arriva tuttavia dall’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra Israele e Libano, che alimenta la speranza di una più ampia de-escalation regionale. Stretto di Hormuz: la persistente chiusura dell’arteria energetica più importante del mondo continua a sostenere i prezzi dell’energia e rappresenta una fonte di crescente preoccupazione per le prospettive economiche globali.
L’Ocse ha infatti rivisto al ribasso le prospettive di crescita globale nel caso in cui la guerra dovesse protrarsi, sottolineando come il rincaro energetico rischi di colpire non soltanto l’inflazione ma anche l’attività economica.
Il greggio ha registrato nelle ultime sedute movimenti significativi: oggi, 4 giugno, Brent vale 96,8 dollari/barile, in calo dell’1%, grazie alle speranze generate dalla tregua tra Israele e Libano.
In questo contesto, i mercati azionari europei hanno chiuso in territorio negativo: Milano l-1%, mantenendosi comunque sopra quota 50.000 punti dopo il record storico della vigilia. In rosso anche Parigi (-0,71%), Francoforte (-1,30%), Madrid (-0,52%), Amsterdam (-0,48%) e Londra (-0,39%).
Anche Wall Street ha interrotto la propria corsa dopo cinque sedute consecutive di nuovi massimi storici: Dow Jones -1,21%, S&P500 -0,74% e Nasdaq -0,89%, penalizzati dalla debolezza del comparto tecnologico e dal ritorno dell’incertezza geopolitica.
Non sono però mancati movimenti spettacolari tra i singoli titoli. Marvell Technology continua a sorprendere gli investitori, con un’altro +11% nel pre-market dopo il balzo record del 32% registrato nella seduta precedente. A sostenere il rally sono state le dichiarazioni del CEO di Nvidia, Jensen Huang, secondo cui l’azienda potrebbe diventare la prossima società da 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Scenario opposto per Broadcom, che ha lasciato sul terreno -12% nell’after market. Pur riportando ricavi trimestrali pari a Us$ 22,2 miliardi, il gruppo ha mancato le stime Reuters di 22,3, ma soprattutto delusione sul fronte dell’intelligenza artificiale: le vendite previste di chip AI sono rimaste ferme a 16 miliardi di dollari, contro aspettative di 16,36, quanto basta ad innescare le prese di profitto.
Sul fronte macroeconomico, il mercato del lavoro statunitense continua a mostrare una sorprendente resilienza. Secondo il report ADP, nel mese di maggio il settore privato ha creato 122.000 posti di lavoro, superando le attese di 110.000. Contestualmente, il dato di aprile è stato rivisto da 109.000 a 105.000, mentre i salari hanno registrato una crescita del 4,4% su base annua.
Numeri che stanno contribuendo a rafforzare le aspettative di una Federal Reserve ancora restrittiva. I mercati attribuiscono oggi una probabilità dell’85% a un rialzo dei tassi di 0,25% entro la fine dell’anno, rispetto al 60% della settimana precedente. Grande attenzione è ora rivolta ai dati sui salari non agricoli di maggio: secondo il consenso raccolto da Bloomberg, il tasso dovrebbe salire al 4,2% dal 3,8% di aprile, il ritmo di crescita più sostenuto da tre anni.
Borse asiatiche deboli stamattina. Nikkei225 giapponese -1,5%, con SoftBank a -10% dopo i recenti fortissimi guadagni che l’aveva portata a superare Toyota nella classifica delle società nipponiche più capitalizzate. Kospi coreano -1%, con Samsung Electronics e SK-Hynix in calo tra -2% e -4%. Deboli anche Hong Kong, con l’Hang Seng a -1,5%, e il CSI300 cinese, -0,5%, mentre l’indiano Sensex ha segnato un progresso di +0,2%.
Infine, continua la fase difficile delle criptovalute. Bitcoin, scende e 63.600 dollari, -2,4% registrando la quinta seduta consecutiva di ribasso e tornando sui minimi da febbraio. Il valore della principale criptovaluta risulta ormai dimezzato rispetto al massimo di 126.000 toccato a fine ottobre.
Il mercato ha reagito negativamente anche alla vendita di appena 32 Bitcoin da parte di Strategy, segnale che ha contribuito ad alimentare il nervosismo, complice il fatto che dagli ETF Bitcoin quotati negli Stati Uniti sono usciti quasi Us$ 4 miliardi in 2 settimane, il peggior ciclo consecutivo di deflussi mai registrato secondo i dati Bloomberg.
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