Al di là della performance del primo giorno che ha lasciato un po’ a desiderare, facciamo un’analisi più approfondita per capire cosa comporta per il mercato l’arrivo di questa falsa mega-cap.
- Il primo prezzo di apertura è stato 150,05: +11,15% rispetto al prezzo di collocamento
- Il prezzo massimo battuto è stato 176,50: +30,74% rispetto al prezzo di collocamento
- Il prezzo di chiusura è stato 161,29: +19,47% rispetto al prezzo di collocamento
- La performance reale per la maggior parte degli investitori è stato tra il prezzo di apertura e quello di chiusura (era praticamente impossibile acquistare al prezzo di collocamento): +7,49%
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Ci sono operazioni di mercato che servono a raccogliere capitale. E poi ci sono operazioni che costringono gli investitori a farsi una domanda più grande: il mercato sta ancora selezionando le aziende oppure sono ormai alcune aziende, per dimensione e importanza strategica, a costringere il mercato ad adattarsi?
La quotazione di SpaceX appartiene a questa seconda categoria.
Non sappiamo se il titolo salirà o scenderà nelle prossime sedute. Quello lo scopriremo soltanto con il mercato aperto.
Il punto è un altro: SpaceX arriva in Borsa con numeri, struttura e implicazioni tali da mettere alla prova l’intero ecosistema degli ETF, degli indici e della gestione del risparmio.
La quotazione di SpaceX è piuttosto incredibile:
- 555,6 milioni di azioni collocate
- prezzo di collocamento a 135 dollari
- raccolta complessiva circa 75 miliardi di dollari
- valutazione complessiva intorno a 1.770 miliardi di dollari
Si tratta di più del doppio della raccolta di Saudi Aramco nel 2019, fino a ieri il record assoluto, e parliamo di una società che, al momento del debutto, si collocherebbe immediatamente tra le aziende più grandi al mondo.
Ma la dimensione non è l’unico elemento interessante.
Il primo punto da chiarire è che SpaceX non arriva sul mercato con il profilo classico della megacap matura.
Nel 2025 la società ha registrato ricavi per circa 18,7 miliardi di dollari, ma anche una perdita netta di circa 4,94 miliardi.
Nel primo trimestre 2026 la perdita netta è stata di circa 4,28 miliardi, su ricavi intorno a 4,69 miliardi.
Sono numeri che, presi isolatamente, non sembrano compatibili con una valutazione vicina ai 2.000 miliardi di dollari. Basti pensare che con una valutazione di 1,8 trilioni di dollari, il titolo quota ben 93 volte i suoi ricavi. Si tratta di un multiplo superiore di 15 volte rispetto al P/S medio del Nasdaq 100 (circa 6,2x)
Ma il mercato non sta ragionando soltanto sugli utili attuali. Sta prezzando la possibilità che SpaceX diventi una piattaforma infrastrutturale centrale per i prossimi decenni: spazio, satelliti, telecomunicazioni, difesa, intelligenza artificiale, capacità computazionale e forse, in prospettiva, data center orbitali.
La parte AI è il nodo più delicato. La divisione legata a xAI avrebbe generato perdite operative per circa 6,4 miliardi di dollari nel 2025 e circa 2,5 miliardi nel primo trimestre 2026.
Tradotto: il business tradizionale di SpaceX e Starlink sembra avere una sua forza industriale, ma il consolidamento dell’intelligenza artificiale della divisione xAI cambia completamente il profilo finanziario del gruppo.
Nonostante questo, le proiezioni degli analisti per i prossimi anni sono incredibili: i ricavi di SpaceX (insieme delle 3 divisioni) sono attesi a 486 miliardi per il 2030 e 1000 miliardi per il 2031. La divisione AI dovrebbe crescere di circa 100 volte in 5 anni (!!!).
Qui l’investitore deve essere molto lucido, non sta comprando semplicemente una società aerospaziale. Sta comprando una piattaforma tecnologica molto ambiziosa, con un’enorme componente opzionale sul futuro, ma anche con un livello di assorbimento di capitale estremamente elevato.
Altro tema fondamentale: la governance. Elon Musk dovrebbe mantenere una quota molto elevata dei diritti di voto, nell’area dell’82-85%, attraverso una struttura azionaria a voto multiplo. Per l’investitore significa una cosa molto semplice: si potrà partecipare economicamente alla crescita della società, ma senza un reale potere di incidere sulle decisioni strategiche.
Non è una novità assoluta. Molte società tecnologiche hanno adottato strutture simili. Alphabet, Meta e altre grandi piattaforme hanno storicamente separato proprietà economica e controllo decisionale.
Ma nel caso di SpaceX il livello di concentrazione del potere è particolarmente rilevante. Questo non rende automaticamente l’investimento negativo però cambia il tipo di rischio. L’investitore non sta soltanto scommettendo su un business. Sta scommettendo anche sulla capacità di un singolo fondatore di continuare a prendere decisioni
Quando una società vale quasi 2.000 miliardi di dollari, il primo istinto è guardare alla capitalizzazione. In questo caso, però, il dato più importante potrebbe essere un altro: il flottante.
Secondo le informazioni disponibili, la quota di azioni effettivamente disponibile sul mercato sarebbe intorno al 3-4%. Questo significa che SpaceX potrebbe essere contemporaneamente una delle società più grandi al mondo e una delle più difficili da acquistare in quantità significative.
È una combinazione molto particolare, se la domanda è enorme e l’offerta disponibile è limitata, il prezzo può diventare estremamente sensibile ai flussi. Non serve necessariamente una revisione dei fondamentali per muovere il titolo ma possono bastare acquisti forzati, ribilanciamenti, ingresso negli indici, coperture dei desk istituzionali o semplice pressione da parte degli investitori retail.
E infatti la domanda sembra già molto elevata: si parla di oltre 250 miliardi di dollari di domanda complessiva e di oltre 70 miliardi provenienti dagli investitori retail.
Questo è il punto: nelle prime fasi, SpaceX potrebbe essere meno una storia di valutazione tradizionale e più una storia di scarsità.
Per questo entra in gioco anche un’analisi approfondita degli indici. Negli ultimi vent’anni la gestione passiva ha cambiato il funzionamento dei mercati: oggi una parte enorme dei capitali globali viene investita attraverso ETF e fondi indicizzati.
Questi strumenti non comprano perché ritengono un titolo conveniente, comprano perché quel titolo entra in un indice. Se SpaceX viene inserita nei principali benchmark, i fondi che replicano quelli indici devono acquistare il titolo. Non è una scelta discrezionale ma parte del loro mandato.
Vediamo cosa hanno combinato i vari indici…
Il Nasdaq ha introdotto regole di fast entry che possono consentire a mega-cap appena quotate di entrare nel Nasdaq 100 dopo soli 15 giorni di negoziazione, riducendo il tradizionale periodo di osservazione. FTSE Russell avrebbe ridotto la finestra post-IPO fino a 5 giorni.
S&P Global Dow Jones ha fatto sapere che non modifica ancora le regole di ingresso nei suoi indici, confermando i requisiti esistenti: quotazione da almeno 12 mesi, criteri di profittabilità e flottante minimo adeguato.
Come se non bastasse, Nasdaq ha modificato anche il calcolo del peso all’interno dell’indice. A causa del bassissimo flottante (circa 3-4%), il peso di SpaceX sarebbe stato irrisorio. Per risolvere questa situazione, il Nasdaq ha introdotto la regola 3x: il peso nel Nasdaq 100 delle mega cap con flottante troppo basso può essere moltiplicato per 3, arrivando così ad avere un peso di circa 1% del Nasdaq 100 fin dai primi giorni della quotazione.
Nell’S&P 500, invece, quando e se verrà inserito, avrà un peso effettivamente sul flottante.
Ora, se una società con flottante ridotto entra rapidamente in un indice molto replicato, la domanda passiva può diventare un acceleratore di prezzo e qui si potrebbero avere dei problemi. La gestione passiva nasce per replicare il mercato ma quando diventa abbastanza grande, può finire per influenzare il mercato che dovrebbe limitarsi a replicare.
Questa domanda passiva complessiva è stimata in circa 30 miliardi di dollari (su un flottante di 75 miliardi) e la metà è concentrata nelle prime due settimane.
La domanda sembra infatti aver superato l’offerta di oltre 4 volte e circa 100 miliardi di dollari proviene dagli investitori retail (!!!)
Se questa domanda in IPO resta inevasa, si riverserà probabilmente come acquisti in nei giorni post-IPO.
È presente inoltre anche un metodo di quotazione anomalo: niente bookbuilding con range di prezzo e price discovery, ma un prezzo fisso annunciato fin dall’inizio, i 135 dollari.
Questo mix di cose rende la quotazione estremamente pericolosa: la volatilità attesa è elevatissima. Oscillazioni del 10% in entrambe le direzioni attiverebbero i circuit breaker con pause di cinque minuti.
Solo nei prossimi mesi con lo scadere delle clausole di lock-up il flottante potrà aumentare ma questo ovviamente produrrà l’effetto opposto sul resto del mercato: all’aumentare del peso di SpaceX negli indici, diminuirà il peso degli altri titoli e investitori istituzionali (attivi e passivi) dovranno vendere gli altri titoli per fare spazio all’azienda di Elon Musk.
Bisogna fare molta attenzione…
Cosa succede quando il mercato stesso diventa sempre più concentrato in poche società gigantesche?
E cosa succede quando una nuova società da quasi 2.000 miliardi entra nel sistema con flottante ridotto, governance blindata e perdite ancora elevate?
La risposta è che l’investitore passivo non elimina il rischio specifico. Non decide di comprare SpaceX direttamente, ma potrebbe ritrovarsela comunque in portafoglio attraverso ETF globali, Nasdaq 100, fondi pensione o strumenti bilanciati.
Questo è il vero messaggio per l’investitore, la diversificazione resta fondamentale, ma va capita.
Un ETF globale non è una scatola magica. È un portafoglio costruito secondo regole precise. E quelle regole, in un mondo dominato da poche mega-cap tecnologiche, possono generare concentrazioni molto più elevate di quanto molti risparmiatori immaginino.
Oggi sempre più capitale viene indirizzato verso piattaforme che promettono di controllare infrastrutture future: intelligenza artificiale, spazio, semiconduttori, energia, automazione, difesa tecnologica.
Gli investitori non comprano soltanto utili, ma comprano opzionalità, accesso a ecosistemi, possibilità che una società diventi inevitabile.
Questo può generare opportunità enormi, ma anche rischi molto diversi da quelli tradizionali perché quando le valutazioni incorporano aspettative di dominio futuro, il margine di errore si riduce.
Oggi e nei prossimi giorno bisognerà monitorare attentamente alcuni elementi:
- Valutazione effettiva post-quotazione;
- Flottante reale disponibile sul mercato;
- Tempi di ingresso nei principali indici (soprattutto S&P 500);
- Evoluzione della governance e attività di Elon Musk (non è da escludere che non voglia unire in qualche modo SpaceX e Tesla);
- Capacità dell’azienda di produrre ricavi (e utili) nelle 3 divisioni: la divisione spaziale e Starlink non possono finanziare all’infinito le perdite di xAI.
Il punto non è stabilire oggi se SpaceX sarà un grande investimento oppure no, ma capire che questa IPO potrebbe diventare uno dei primi grandi stress test della finanza moderna, perché mette insieme tutti i temi centrali del mercato di oggi: mega-cap tecnologiche, gestione passiva, scarsità di flottante, governance concentrata, AI, retail investing, indici e fondi pensione.
SpaceX non arriva semplicemente in Borsa, arriva dentro un sistema finanziario che, negli ultimi vent’anni, è cambiato profondamente, e forse questa quotazione ci aiuterà a capire quanto quel sistema sia davvero robusto.
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