Oggi il grande attore avrebbe compiuto 106 anni. Il giornalista e conduttore radiotv Rai, suo biografo e familiare, rivela ricordi personali e retroscena inediti.
Mio cugino Alberto Sordi ha interpretato con maestria ruoli drammatici e comici raccontando l’Italia e gli italiani. Nella sua lunga carriera artistica durata oltre sessant’anni e con più di 200 film all’attivo (ma lui stesso ne aveva perso il conto) ha ricevuto tanti riconoscimenti prestigiosi (nove David di Donatello, sei Nastri d’argento, un Orso d’argento a Berlino, un Golden Globe e il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia) ma mai l’Academy Award. E aveva un rimpianto: quello di non essere stato candidato dall’Italia agli Oscar. Ne parlo nel mio libro “Alberto Sordi segreto” (amori nascosti, manie, rimpianti e maldicenze) pubblicato da Rubbettino editore, con la prefazione del critico Gianni Canova, giunto alla 12ª ristampa (https://www.amazon.it/segreto-nascosti-rimpianti-maldicenze-CD-Audio/dp/8849861710) da cui ho tratto il docufilm internazionale, anche in inglese e spagnolo, “Alberto Sodi secret” – che ho scritto e diretto – il primo e unico sulla sua vita privata arrivato per ora a quota 35 Premi in Italia e all’estero, dall’Europa agli Stati Uniti fino all’Asia. Attualmente è in onda su Prime Video in Cina, Usa, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Australia. Dopo la proiezione nei cinema italiani è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e al Senato della Repubblica. Per ricordarlo, nel 2017 ho ideato il premio annuale internazionale “Alberto Sordi Family Award” (ho premiato anche 4 Premi Oscar tra i quali Helen Mirren e Colin Firth) che organizzo con la mia società “Loro Comunicazione” (https://www.instagram.com/lorocomunicazionesrl) e porto in scena lo spettacolo “Alberto Sordi segreto” in tante città, in Italia e all’estero. Su Instagram e Facebook ho aperto i profili ufficiali (https://www.instagram.com/albertosordiforever) gestiti dall’influencer e social media manager Lorenzo Castelluccio.
Una soddisfazione, postuma, Alberto l’ha avuta a marzo del 2003, un mese dopo la sua morte: in un filmato in cui comparivano grandi attori e registi scomparsi come Billy Wilder, Rod Steiger e Dudley Moore apparve l’immagine del suo volto in una sequenza del film diretto da Ken Annakin “Quei temerari sulle macchine volanti” del 1965. Perché l’Italia non lo ha mai candidato all’Oscar? A questa domanda mi rispose che il fatto di essere così popolare e così amato da tutte le fasce di età e di ceto sociale avevano giocato a suo svantaggio: per gli snob della cultura queste caratteristiche nazional-popolari sono viste come negative. In effetti, Alberto non ha mai amato i critici cinematografici, a eccezione di alcuni. Diceva spesso: “In Italia i critici si commuovono soltanto davanti ai sarcofagi. Basti pensare che cosa hanno fatto con Totò, lo hanno beatificato soltanto dopo la sua morte”. Molti critici cinematografici italiani avevano massacrato le interpretazioni di Alberto sia all’inizio della sua carriera sia durante tutta la sua intensa attività artistica. Interpretazioni che invece erano state osannate, per esempio, dai critici di altri Paesi come la Francia e che avevano avuto grande apprezzamento da parte del pubblico e quindi grandi incassi. C’è anche un altro motivo. Alberto non voleva essere identificato con una parte politica, né utilizzare la politica per consolidare il proprio consenso nei confronti del pubblico. Era convinto che la libertà fosse il bene più prezioso per un artista. Non a caso non ha mai voluto interpretare il ruolo di un politico. Voleva restare un osservatore libero della società italiana e non un protagonista della politica. A differenza di tanti attori, registi, cantanti e conduttori di oggi che spesso manifestano apertamente o si vantano delle proprie appartenenze partitiche o addirittura cambiano schieramento durante gli anni salendo di volta in volta sul carro dei viciniori del momento.
E che i grandi attori e registi di fama mondiale lo abbiano sempre stimato molto è dimostrato dalle loro dichiarazioni su di lui. Da Dustin Hoffman al registi Martin Scorsese e Taylor Hackford (“Ufficiale e gentiluomo” e “L’avvocato del diavolo”), da Billy Wilder a Laurence Olivier fino a Robert De Niro, Francis Ford Coppola, Woody Allen e Jack Nicholson. Nonostante tutta questa stima delle star internazionali e nonostante i milioni di fan in Italia e all’estero, nessun film da lui interpretato o diretto è stato riconosciuto dall’Italia degno di una candidatura all’Oscar. Adesso sapete il motivo.
La profezia di Alberto Sordi: “La Tv ha trasformato gli uomini in consumatori”
Fin da bambino sognavo di fare il giornalista-anchorman in stile anglosassone. Alberto, invece, mi incoraggiava a frequentare la scuola di recitazione e quella di canto, dato che anch’io, come lui, ho l’orecchio assoluto. Mi suggeriva inoltre di sperimentare la radio, mentre guardava con molta diffidenza il mondo della televisione. Paradossalmente il mio percorso professionale cominciò proprio dalla tv. A 16 anni vinsi il provino per Videomusic, la prima televisione musicale europea, e diventai inviato e coautore del programma “Crazy Time” degli inglesi Rick Hutton e Clive Malcolm Griffiths. Ricordo ancora l’entusiasmo con cui telefonai ad Alberto per comunicargli la notizia. Mi aspettavo una reazione travolgente. Mi fece certamente i complimenti, ma il suo entusiasmo fu molto più contenuto del mio. Fu allora che mi disse una frase che non ho mai dimenticato: “La radio è un altro mondo. Ti permette di esprimere fino in fondo creatività e fantasia e di creare un rapporto più diretto e autentico con il pubblico”. Da ragazzo ci rimasi quasi male, ma la radio e il doppiaggio erano stati i suoi grandi amori. Soltanto molti anni dopo compresi fino in fondo il significato di quelle parole.
Alberto era molto critico nei confronti della televisione. Sosteneva che, come il cinema e la radio, dovesse essere affidata a professionisti preparati. Temeva che il culto dell’apparire potesse prendere il sopravvento sulla competenza, sui contenuti e sul vecchio mito della maestra televisione. Diceva spesso che, continuando su quella strada, avremmo visto protagonisti dello schermo casalinghe e pensionati privi di una reale preparazione professionale. Profeta ancora una volta. Purtroppo tanti personaggini televisivi dalla consistenza di un budino hanno contagiato anche molti canali radiofonici: si caratterizzano per vocabolari che entrano in un portapillole da quanto sono ampi, dizione mai pervenuta, bla bla senza senso, zero ritmo. Già alla fine degli anni Cinquanta, Alberto si soffermò sull’esibizionismo che stava infettando tanti italiani. Nel film “Domenica è sempre domenica” (1958) diretto da Camillo Mastrocinque racconta proprio la storia di un industriale molto ricco con la passione per le canzoni e affetto da egocentrismo che lo spingono a voler apparire in televisione a tutti i costi. Tant’è che questo suo modo di vedere la tv è stato anche oggetto di alcune sue interpretazioni come quella nel film “I complessi” del 1965 in cui Alberto interpretò Guglielmo Bertone detto “dentone”, un aspirante giornalista televisivo molto preparato, ma con una dentatura spropositata che costituiva un grande problema per la sua assunzione come lettore del telegiornale della sera. Il suo pensiero sulla tv era netto: “Il consumismo ha infettato tutti e le persone, pur di avere quello che possiedono gli altri, sono disposte a qualunque cosa, anche a trasgredire le regole e a lasciarsi affascinare dalla disonestà”. Questo, secondo Alberto, era stato causato dalla tv colpevole di aver rovinato l’umanità.
Non ha mai voluto prendere parte a spot pubblicitari
Non a caso Alberto non ha mai voluto prendere parte a spot pubblicitari nonostante gliene avessero proposti un’infinità. Alberto era amatissimo e avrebbe potuto fare il testimonial di qualunque prodotto. Se fosse stato avido o avaro, come affermano in tanti, avrebbe colto la palla al balzo per guadagnare miliardi di lire dell’epoca con il minimo sforzo, sfruttando soltanto la sua popolarità, così come fecero molti suoi colleghi.
Io, forse con un po’ di sfacciataggine, vedendo spesso in tv Nino Manfredi pubblicizzare una nota marca di caffè, gli chiesi come mai anche lui non facesse il testimonial di qualche prodotto. La sua risposta fu immediata: “Igore (al mio nome aggiungeva la vocale “e” per comodità nel parlato) che me metto a vende la robba al mio pubblico che mi ha fatto diventare famoso?”. E il suo pubblico rappresentava la sua famiglia. Quindi ha sempre rifiutato di fare pubblicità. Questa sua scelta, ci raccontò con fierezza, gli aveva fatto “perdere” oltre 50 miliardi di lire. Lui la pubblicità in tv l’avrebbe addirittura vietata perché sosteneva che alimentasse il consumismo più sfrenato.
In Tv soltanto per grandi ospitate
Alla tentazione televisiva ha ceduto soltanto per sporadiche apparizioni come quelle a “Studio Uno” con Mina (chi non ha visto almeno una volta la sua pirotecnica ospitata del 1966 quando disse la storica frase “Mina, Minona sei ‘na fagottata de robba”) o quando, tra il 1979 e il 1986, ha curato con tagli e montaggi dei suoi film più famosi la serie “Storia di un italiano” trasmessa su Rai2.
Oppure quando nel 1981 partecipò come ospite al Festival di Sanremo cantando “E va e va”. Negli anni 1988-1989, invece, andò in onda su Rai1 lo sceneggiato per la tv “I promessi sposi” dove Alberto interpretò don Abbondio. La televisione, però, nonostante la criticasse, la guardava (soprattutto negli ultimi anni di vita perché meno preso dagli impegni) in quanto Alberto era onnivoro: amava vedere i telegiornali, i film, alcuni programmi d’intrattenimento e i talk show come il Maurizio Costanzo Show. Alla televisione riconosceva il ruolo di rendere immortali i personaggi e, rispetto al cinema, di catturare l’attenzione di milioni di spettatori in una sola messa in onda di un film.
Con il presidente della Commissione Cultura della Camera, on. Federico Mollicone, iniziative internazionali per valorizzare la memoria di Alberto Sordi e il cinema italiano nel mondo
Con il presidente della Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati, l’on. Federico Mollicone, sto preparando alcune iniziative commemorative a livello internazionale per valorizzare la memoria di Alberto e promuovere, attraverso la sua figura, la grande tradizione del cinema italiano nel mondo. Lui rappresenta un patrimonio culturale che continua a raccontare il nostro Paese. Buon compleanno, Alberto!
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