La FED lascia i tassi invariati: commenti «hawkish» del neo Chairman Warsh.
Va bene in collocamento del BTP retail, indicizzato all’inflazione.
Wall Street debole ieri, in recupero oggi: Asia in rialzo, col Kospi ai massimi.
Mercati in pausa tra Fed e pace in Medio Oriente. Dopo settimane di rialzi che hanno spinto le Borse europee su nuovi massimi storici, i mercati si prendono una pausa. A frenare l’entusiasmo degli investitori sono stati soprattutto due fattori: l’attesa per i dettagli dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e il tono più aggressivo del previsto emerso dall’ultima riunione della Federal Reserve.
Sul fronte geopolitico, continuano a rincorrersi le indiscrezioni sul pre-accordo siglato tra Washington e Teheran. Sul tavolo ci sarebbero la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’accesso dell’Iran agli asset congelati all’estero e il futuro del programma nucleare.
L’ottimismo resta elevato, anche se non mancano elementi di incertezza, alimentati dalle dichiarazioni di Donald Trump che, pur sostenendo il processo di pace, ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero tornare a colpire militarmente l’Iran qualora gli impegni non venissero rispettati.
Parallelamente, i mercati hanno dovuto fare i conti con il debutto di Kevin Warsh alla guida della Fed. Come previsto, i tassi sono rimasti invariati nel range 3,50%-3,75%, ma le nuove proiezioni hanno evidenziato una banca centrale molto meno disponibile a valutare tagli nel breve termine.
Dei 18 membri del FOMC, 9 prevedono almeno un rialzo dei tassi entro il 2026, contro nessuno nella riunione di marzo. Altri 8 ritengono appropriato mantenere i livelli attuali, mentre solo 1 membro continua a sostenere la necessità di un allentamento monetario.
L’impressione degli operatori è che la nuova Fed voglia ridurre il ricorso alla forward guidance e legare in misura ancora maggiore le future decisioni all’andamento dell’economia. Un’impostazione che ha immediatamente rafforzato il dollaro, protagonista della migliore seduta dal 2 marzo, con un rialzo dello 0,9%.
A rafforzare la posizione della banca centrale sono arrivati dati macroeconomici superiori alle attese. A maggio le vendite al dettaglio statunitensi sono cresciute +0,9% su base mensile, raggiungendo Us$ 763,7 miliardi, contro aspettative ferme a +0,5%. Il dato di aprile è stato rivisto a +0,4% dal precedente +0,5%, mentre su base annua le vendite mostrano una crescita del 6,9%: numeri che confermano la solidità dei consumi e allontanano ulteriormente l’ipotesi di una riduzione dei tassi nel breve periodo.
Nonostante il contesto meno favorevole, Piazza Affari continua a distinguersi. Il FTSE MIB ha chiuso in rialzo dello 0,3%, aggiornando i propri massimi storici a ridosso di 52.600 punti, sostenuto ancora una volta dalle operazioni di consolidamento nel settore bancario. Decisamente debole Wall Street: Dow Jones -0,97%, Nasdaq -1,34%.
Sul fronte obbligazionario prosegue il buon momento dei titoli italiani. Lo spread tra BTP e Bund decennali si è ridotto a 69 punti base, dai 70 della seduta precedente, mentre il rendimento del decennale italiano è sceso al 3,62% dal 3,64%.
L’ottimismo è tornato a prevalere nelle prime ore di oggi, 18 giugno, dopo la firma del pre-accordo tra Stati Uniti e Iran. I future sul Nasdaq recuperano circa l’1,3%, compensando le perdite della vigilia. In Asia l’andamento è stato contrastato ma nel complesso positivo. Il Nikkei ha guadagnato l’1,7%, mentre lo yen è sceso a 160,6 per dollaro, minimo degli ultimi due anni, aumentando le aspettative di un intervento delle autorità giapponesi. Gli economisti continuano inoltre a prevedere un ulteriore rialzo dei tassi entro fine anno.
Hang Seng -1,6%, CSI300 +0,4%. Le autorità di Pechino hanno ribadito l’intenzione di trasformare Shanghai in un vero centro finanziario globale e di accelerare l’internazionalizzazione dello yuan.
Positiva anche Taiwan (+1%), e Seoul (Kospi +1,5%) ha superato per la prima volta la soglia dei 9.000 punti. L’indice indiano Sensex ha invece ceduto -0,1%, interrompendo una serie di quattro rialzi consecutivi, pur in un contesto di attese per un possibile accordo commerciale e strategico tra India e Stati Uniti.
Il prezzo del petrolio sconta il rapido riassorbimento del premio di rischio legato al conflitto. Il Brent è sceso di un’altro -2% a 77,90 dollari/barile, circa 8 dollari sopra livelli precedenti alla crisi.
Secondo gli analisti, i flussi attraverso il Golfo Persico sono già risaliti a circa 11 milioni di barili/ giorno, mentre un incremento di ulteriori 12 milioni attraverso Hormuz consentirebbe di riportare i volumi al 70% dei livelli prebellici.
Tra l’alro l’allentamento delle sanzioni potrebbe inoltre favorire una crescita della produzione iraniana. Restano tuttavia alcuni rischi da monitorare: una possibile ripresa delle ostilità regionali, attacchi alle petroliere, tempi lunghi per lo sminamento delle rotte marittime e l’eventualità che lo Stretto venga nuovamente chiuso qualora i negoziati sul nucleare dovessero fallire.
Tra i temi strategici emersi dal vertice del G7 di Evian (Francia) figurano le terre rare. I Paesi industrializzati starebbero lavorando a un piano per ridurre la dipendenza dalla Cina, con l’obiettivo di limitare entro il 2030 al 60% la quota delle forniture globali riconducibili a Pechino.
Infine, continua a raccogliere interesse il nuovo BTP “retail”. Nella terza giornata di collocamento gli ordini hanno raggiunto Eur 1,55 miliardi, portando il totale a 6,91, leggermente sopra i 6,52 miliardi registrati nello stesso momento dell’emissione di maggio 2025. Il titolo, durata 5 anni, offre un tasso reale minimo dell’1,6%, un premio fedeltà dello 0,6% per chi lo mantiene fino a scadenza, la tassazione agevolata, 12,5%, oltre alla protezione garantita dall’indicizzazione all’inflazione.
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