di Antimo Di Martino*
Rimarcando che il progetto generale di “risanamento ambientale e rigenerazione urbana” è ancora in attesa del procedimento VIA-VAS e che lo è anche per l’avvento del progetto AC38, al fine di realizzare un confronto tra le attività di “risanamento” previste per il sottofondo marino, si è preso spunto dall’elaborato “studio di impatto ambientale” (SIA) del progetto generale (definitivo) dell’aprile 2025. Il confronto tra detto elaborato e quello relativo del progetto alla realizzazione della base logistica per l’AC38 evidenzia le profonde e sostanziali differenze esistenti. Le finalità dei due progetti sono ovviamente diverse ma detto confronto mette in crisi la “narrazione commissariale” circa il valore anticipatorio delle opere dell’AC38 nonchè quella di grande utilità di questo progetto ai fini del risanamento ambientale:
Alcuni fattori documentali mettono infatti in luce l’assurdità di realizzare il dragaggio così come lo si sta eseguendo per l’AC38, ritenendo che lo stesso potrà essere utile per il risanamento ambientale che verrà. Infatti contrariamente a quanto sarebbe stato necessario, il dragaggio in esecuzione non sarà seguito, immediatamente, dal capping sottomarino. Detta necessaria immediata consequenzialità tra le due attività è invece espressamente indicata al punto 4.3.6.1 (sesto capoverso) del citato SIA:

I quantitativi da dragare (davanti alla colmata) nel progetto “generale” sarebbero stati minori di circa un terzo di quelli relativi ed utili per l’AC38, quest’ultimo progetto ne prevede infatti circa 113000 mc:

La quota del fondale prevista dal progetto definitivo di risanamento ambientale e rigenerazione urbana davanti alla colmata sarebbe stata di soli -3,30 ed è bene notare che questa avrebbe compreso lo strato di capping sottomarino (circa 1 metro). Di contro la quota del fondo raggiunto dal dragaggio per l’AC38 è di -6,30 metri. Anche per questo risulta poco credibile che le correnti meteomarine possano provocare i medesimi effetti sui sedimenti smossi e liberati con così diverse quote di fondo sottomarino. Invece risulta che sia stato utilizzato lo stesso modello matematico per analizzare i valori di riferimento. La quota di -3,30 è stata rilevata dall’elaborato “planimetria generale con indicazione delle sezioni e tracciamento delle opere” (cod.2021E014INV-01-D-02-OM-OM-PLA-03-00) del progetto “generale”:

Inoltre è da notare che la quota del fondo di – 6,30 m. metri non è comprensiva del capping sottomarino. Per tutto ciò la già citata “narrazione Commissariale” in merito al valore anticipatorio del dragaggio per l’’America’s Cup nei confronti del risanamento ambientale sembra essere messa definitivamente in crisi. Non venendo realizzato immediatamente dopo il dragaggio il prescritto capping sottomarino, di cui al citato 4.3.6.1. del SIA, si permetterà quindi che per tutta la durata dei lavori per l’AC 38 e delle competizioni i sedimenti (inquinatissimi anche oltre la quota di dragaggio, vedi studio ABBaCO), potranno essere trasportati in giro dai numerosi vettori quali le correnti marine, il vento, i vortici causati dalle eliche e dai movimenti delle barche. Evidentemente anche questo rappresenta un ulteriore rischio ambientale non valutato. Conseguentemente risulta anche esserci un rischio per la salute degli stessi operatori nautici e degli stessi team in gara. Infatti nell’area, dal 2006, insiste un divieto di balneazione. Non potrebbe essere diversamente anche ora visto che non è stato realizzato nulla per eliminarlo.
Dall’elaborato “Escavi subacquei dragaggi (PE-EG-DR-1-0)” del progetto AC38 ricaviamo la certezza che la quota di dragaggio è di -6,30 metri. Il fatto che questa quota sia identica a quella richiesta per ospitare in sicurezza le barche da regata AC75, conferma che non si realizzerà capping sottomarino. Pertanto i sedimenti sottomarini, liberati da quella sorta di “crosta” che si era realizzata nel tempo, senza l’immediato capping saranno liberi di spostarsi e riaccumularsi a piacimento realizzando un nuovo assetto del fondo, influenzato per di più anche dalle barriere realizzate per l’AC38 (vedasi studio indicato a piè di pagina). La “crosta” in alcuni casi si è trasformata in roccia antropogenica. Essa è stata creata da un fenomeno fisico-chimico realizzato tra diverse componenti naturali ed inquinanti antropici esistenti nell’area:

La descrizione che segue della così detta “crosta” è molto chiara ed esplicativa:
…ed ancora:
C’è da aggiungere che numerose esperienze di immersione subacquea fatte nell’area raccontano che molto spesso le bolle dei gas vulcanici, raggiungendo il livello dell’acqua, nell’area SIN, realizzano iridescenza. Questo indica con certezza che esse trasportano residui trovati nel fondo sottomarino, gli IPA. Le tracce lasciate da questo tipo di inquinanti sono già visibili sui nuovissimi scogli messi in opera, non più di tre mesi fa. La scogliera è stata innalzata per contenere il “pacchetto sovra capping” atra cui le mastodontiche platee in cemento armato per collocare gli hangar dei team in gara:

In merito all’accumulo a terra dei sedimenti marini dragati, non si può non notare un’altra differenza tra i due progetti messi a confronto. Nel progetto generale infatti erano previste che le vasche per il de-watering e l’accumulo a terra risultassero coperte al fine di proteggere i sedimenti dragati dagli eventi meteorici e quindi dalla loro movimentazione accidentale:

Invece il progetto AC38 e la sua realizzazione non presenta evidentemente nessuna soluzione di protezione dei cumuli di sedimento dragato (vedi foto):

Perché questo diverso trattamento?
*Architetto/Rete sociale No Box – Diritto alla città
(foto di copertina tratta da “Geomorfologia e Dinamica Litoranea nell’area SIN” del prof. Carlo Donadio, dipartimento di scienza della terra, dell’ambiente e delle risorse dell’Università degli studi di Napoli Federico II)
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