il racconto della serata con Barlocco (Motorola) e Persegati (Nintendo)


Super Mario Bros. e lo StarTac. Per qualcuno sono semplicemente un videogioco e un vecchio telefono cellulare. Per molti altri rappresentano un pezzo di vita, il simbolo di due rivoluzioni che hanno cambiato il nostro modo di giocare, comunicare e, in fondo, di stare insieme. A distanza di decenni, quei due mondi continuano a evolversi. E proprio da qui è partito il nuovo appuntamento dei Business People Talks, il format di Business People che lo scorso 25 giugno ha portato nella cornice di Palazzo Bocconi a Milano, sede di W Executive, Carlo Barlocco, General Manager di Motorola Italia, e Andrea Persegati, General Manager di Nintendo Italia. A guidare il confronto, come sempre, Alessio Viola, giornalista di Sky Tg24 e anchorman dei BP Talks, capace di accompagnare i due manager in un dialogo che ha alternato business, tecnologia e momenti di leggerezza. D

ue aziende diverse, ma accomunate dalla stessa sfida: continuare a innovare senza perdere ciò che le ha rese riconoscibili. «Il fondamentale del nostro brand è molto semplice: far sorridere le persone», sintetizza Persegati. «L’obiettivo è continuare ad allargare il mercato, perché il videogioco non è più qualcosa destinato ai ragazzini nella loro cameretta. Oggi coinvolge uomini e donne, giovani e meno giovani, amici e famiglie». Motorola, invece, guarda alla tecnologia come a uno strumento capace di migliorare la quotidianità. «Il nostro slogan è Technology for All. Vogliamo rendere la vita delle persone più semplice, più piacevole e più efficace. Oggi lo smartphone è diventato un’estensione del nostro corpo e anche l’aspetto estetico conta: se un oggetto che portiamo sempre con noi è bello da usare e da vedere, tanto meglio».

La conversazione prende inevitabilmente la strada dei ricordi. Alessio Viola racconta di aver avuto uno dei primi cellulari Motorola della storia, prima ancora dello StarTac. Barlocco sorride e ricostruisce il percorso del marchio: dalle gestione delle comunicazioni spaziali della missione Apollo 11 fino al primo telefono cellulare portatile inventato da Martin Cooper, passando per gli anni del duopolio con Nokia e la crisi provocata dall’arrivo dello smartphone. «Allora i due brand pensavano di essere abbastanza forti da sopravvivere a quella rivoluzione. Non è stato così». Dopo il passaggio sotto Google e l’acquisizione da parte di Lenovo, il rilancio europeo è iniziato nel 2019. «Siamo ripartiti praticamente da zero. Oggi in Italia siamo tornati al terzo posto con circa il 15% di quote di mercato e un milione e mezzo di smartphone venduti ogni anno».

Anche Nintendo guarda spesso al proprio passato per costruire il futuro. «In pochi sanno che abbiamo oltre 130 anni di storia», racconta Persegati. «Siamo nati producendo carte da gioco e quest’anno Super Mario compie quarant’anni». Quella del celebre idraulico è una delle storie che il pubblico ascolta con più piacere. Nato quasi per caso, perché serviva un personaggio semplice che occupasse poca memoria nelle console, è diventato uno dei volti più famosi dell’intrattenimento mondiale. Poco dopo, la sala esplode in un applauso quando Viola invita a chiamare il telefono di Persegati: come promesso dal manager, la suoneria è proprio quella di Super Mario Bros.
Se i ricordi fanno sorridere, i numeri raccontano un settore in continua evoluzione. Oggi il mercato dei videogiochi vale in Italia circa 2,4 miliardi di euro e rappresenta il comparto più importante dell’intrattenimento. «Giocano circa 14 milioni di italiani, in media meno degli europei», osserva Persegati. «Il 40% sono donne e quasi un terzo ha più di cinquant’anni».

Diverso, invece, il momento vissuto dal mercato degli smartphone. Secondo Barlocco, il settore sta attraversando una fase di relativa stabilità. Dopo la corsa agli acquisti durante il Covid e anni di innovazioni capaci di cambiare radicalmente il prodotto, oggi il consumatore sente meno l’esigenza di sostituire il proprio dispositivo. «Se prendiamo uno smartphone di cinque anni fa e uno di oggi, sono molto simili» ammette il manager. «Magari fanno foto migliori, hanno qualcosa in più, ma manca quella novità davvero disruptive che ti spingeva a cambiare telefono ogni due anni». Un equilibrio destinato, però, a durare ancora poco. Il tema è quello dell’intelligenza artificiale, protagonista di uno dei momenti più interessanti del confronto. Per Barlocco, la vera rivoluzione deve ancora arrivare. «Oggi siamo nell’era dell’intelligenza artificiale che crea contenuti su richiesta. Quella che arriverà sarà predittiva: ci conoscerà, dialogherà con tutte le applicazioni e agirà prima ancora che glielo chiediamo». Per questo, aggiunge, serviranno smartphone molto più potenti di quelli attuali.
Persegati osserva lo stesso fenomeno da una prospettiva diversa. «Per noi cambierà soprattutto il modo di sviluppare i videogiochi. L’intelligenza artificiale accelererà il lavoro e ridurrà i costi, ma la creatività necessaria per far sorridere le persone resterà sempre umana». La tecnologia, però, lascia presto spazio alle persone.

Alla domanda sulla decisione più difficile presa da manager, Persegati non ha dubbi: «Le scelte più complesse riguardano sempre le persone. Assumerle, capire se sono adatte a un ruolo oppure dover rinunciare a una collaborazione. I numeri si gestiscono, le emozioni molto meno». Per Barlocco il momento decisivo coincide invece con l’inizio dell’avventura in Lenovo e la scelta di restare, nonostante la pandemia globale. «Eravamo arrivati da poche settimane quando le fabbriche di Wuhan, in Cina, hanno chiuso per il Covid. Non avevamo telefoni da vendere e mi sono interrogato sull’utilità del mio ruolo. Abbiamo usato quel tempo per costruire la squadra, aprire i mercati europei e prepararci alla ripartenza. Col senno di poi, forse è stato un vantaggio».

Il filo rosso della serata diventa così la leadership. «Autorevolezza, execution e ascolto», risponde Barlocco quando Alessio Viola chiede di definirla in tre parole. «Le idee devono uscire dalle slide e diventare realtà. E bisogna saper ascoltare il team, perché chi pensa di avere sempre la soluzione giusta, prima o poi sbaglia». Per Persegati la parola più importante è proprio ascolto, seguita da delega e controllo. La leadership, però, si costruisce anche imparando dagli altri. Per Persegati il confronto con i collaboratori è uno degli aspetti più stimolanti del proprio lavoro. «Un head hunter una volta mi disse: “Se assumi una persona più brava di te, sei più bravo di lui”. È un paradosso, ma è vero. Circondarsi di persone che ti stimolano è il modo migliore per continuare a crescere». Barlocco guarda invece agli anni trascorsi nelle grandi multinazionali (prima del suo attuale ruolo, ha trascorso circa 20 anni nella sudcoreana Samsung) da cui ha ereditato una convinzione che ancora oggi guida il suo modo di lavorare: «Ho imparato che nel business tutto è possibile. Se non ti dai limiti sugli investimenti e sul tempo, puoi far accadere qualsiasi cosa. È la cultura del never give up». Una filosofia che completa con un’altra certezza maturata insieme al proprio team: «Come sottolineato anche da Michael Jordan, la singola persona può farti vincere una partita, ma il campionato lo vinci con la squadra».

Prima dei saluti c’è ancora spazio per qualche sorriso. L’ultima domanda di Alessio Viola, quasi un classico dell’informatica applicato alla vita quotidiana: qual è la soluzione migliore davanti a un piccolo problema tecnologico? La risposta arriva all’unisono, tra le risate del pubblico: «Spegnere e riaccendere». Una battuta che chiude perfettamente una serata dedicata all’innovazione, ricordando che, a volte, anche le rivoluzioni più complesse possono partire dai gesti più semplici.


Le nuove priorità della Gen Z

Durante la serata si è parlato anche di come stia cambiando il rapporto con il lavoro, soprattutto per le nuove generazioni. Un tema che ha acceso una riflessione condivisa da entrambi i manager. «Oggi, durante un colloquio, le prime domande non riguardano più solo il ruolo o lo stipendio», osserva Andrea Persegati. «Ti chiedono quanto smart working si fa e a che ora si esce». Un cambio di prospettiva evidente rispetto alle generazioni precedenti, cresciute con l’idea che il lavoro richiedesse soprattutto sacrificio. «Se vuoi trattenere i talenti», aggiunge il General Manager di Nintendo Italia, «devi andare incontro a queste esigenze. È un cambiamento sacrosanto».

Una riflessione condivisa anche da Carlo Barlocco, che ha allargato il discorso al modello organizzativo delle grandi multinazionali. Forte della sua esperienza con realtà asiatiche, il General Manager di Motorola Italia ha spiegato come Lenovo abbia sviluppato un approccio diverso, lasciando maggiore autonomia ai team locali. «È una multinazionale con manager provenienti da tutto il mondo, non costruita su una logica di controllo centralizzato. Questo permette alle persone di esprimersi, di sbagliare e di crescere più velocemente. Chi conosce davvero il mercato locale ha gli strumenti migliori per prendere le decisioni giuste». Una cultura che, secondo Barlocco, rappresenta oggi un vantaggio competitivo tanto quanto la tecnologia.

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 Matteo Tommaso Mombelli

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