L’Opera del Kosovo ha affidato al Maestro italiano la direzione di Suor Angelica e Gianni Schicchi, con la regia di Luca Ramacciotti, con protagonisti il soprano Donata D’Annunzio Lombardi e il baritono Gëzim Myshketa, in scena il I e 3 luglio alla AMC Hall di Pristina
Dopo la spettacolare serata di musica e danza che ha letteralmente incendiato il teatro romano di Filippopoli in Plovdiv, il gioiello più antico della Bulgaria, con una esecuzione danzata dei Carmina Burana di Carl Orff, il M° Jacopo Sipari di Pescasseroli, il quale, alla testa delle masse orchestrali e corali, nonché del balletto dell’opera cittadina, ha firmato una lettura che si è imposta quale dispositivo spettacolare di straordinaria incisività, in grado di catturare l’uditorio e sollecitarne l’adesione emotiva, attraverso una concertazione di assoluta solidità strutturale, fondata su un governo millimetrico delle escursioni dinamiche e su una coordinazione impeccabile delle masse e dei solisti, rigore esecutivo e omogeneità d’assieme, declinandosi in un impasto timbrico accuratamente calibrato e privilegiando la compattezza organica e la fluidità in un continuum sonoro serrato e stringente, debutta all’Opera del Kosovo, in Suor Angelica e Gianni Schicchi di Giacomo Puccini.
Alla AMC Hall di Pristina, mercoledì I e venerdì 3 luglio, andrà in scena alle ore 20, il “Diptych” con il secondo e il terzo pannello concepiti come un’unica esperienza drammatica, con la direzione registica di Luca Ramacciotti, la regia musicale di Elisa Montipò e il coordinamento artistico di Franco Moretti.
“Portare in scena lo splendido dittico di Giacomo Puccini – ha dichiarato il sovrintendente dell’Opera del Kosovo Rreze Kryeziu – rappresenta una pietra miliare per l’Opera del Kosovo, sia sotto il profilo istituzionale che artistico. Sono profondamente orgogliosa che questo evento segni la prima esecuzione in assoluto di tali capolavori operistici in Kosovo.
Allestire un’opera di tale portata senza disporre di infrastrutture permanenti o di un teatro d’opera dedicato, costituisce una sfida straordinaria, ma testimonia al contempo la nostra resilienza, la nostra passione e il nostro impegno incrollabile verso l’arte di alto livello.
Un’impresa di questa grandezza richiede una visione eccezionale e un’armonia strutturale: è per noi un grande privilegio poter contare sulla guida artistica di Franco Moretti, che assicura una perfetta integrazione tra i nostri partner internazionali e le risorse locali.
La collaborazione con il Teatro Regio di Parma porta sul nostro palcoscenico un patrimonio culturale europeo di inestimabile valore, che si fonde magnificamente con l’eccellenza dei musicisti del Coro e dell’Orchestra dell’Opera del Kosovo. Elementi centrali di questo percorso sono stati l’immensa passione, la visione e il sostegno costante del Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli.
La sua profonda dedizione e la sua leadership ispiratrice hanno rappresentato una vera guida, permettendo alla nostra splendida orchestra di raggiungere un traguardo straordinario: immergersi completamente nel mondo complesso e appassionato di Puccini in tempi brevissimi.
Il cuore emotivo della produzione è esaltato da un cast stellare che mette in luce l’immenso talento vocale del nostro Paese. Sono entusiasta di poter valorizzare innanzitutto i nostri eccezionali solisti kosovari, protagonisti di questo momento storico sul palcoscenico nazionale grazie alla loro grande maestria e dedizione.
A loro si affianca un gruppo di solisti di grande prestigio provenienti da Albania e Macedonia del Nord, guidati dal brillante baritono Gëzim Myshketa, che porta il suo talento di livello internazionale nel ruolo di Gianni Schicchi. Questa significativa unione è impreziosita dalla presenza del soprano Donata D’Annunzio Lombardi: la sua celebre padronanza del repertorio pucciniano conferisce alla produzione una profondità senza pari.
In definitiva, questo progetto rappresenta una splendida testimonianza umana del ruolo fondamentale che l’Opera del Kosovo ricopre nel panorama culturale internazionale. Invitiamo, quindi, calorosamente il pubblico a unirsi a noi per una serata indimenticabile nel segno della grande opera”.

“Sono particolarmente felice – ha continuato il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli – di dirigere qui due pannelli del Trittico che eseguii in occasione del centenario al Festival di Torre del Lago e in, particolare, di proporre Suor Angelica, che sento mia e sono onorato di ritrovare Donata D’Annunzio Lombardi che è una delle massime interpetri di quest’opera, unitamente al baritono Gëzim Myshketa, che sarà il protagonista di Gianni Schicchi.
Una produzione questa che farà ulteriormente crescere questa giovanissima realtà, che compie appena il lustro, ma con la quale abbiamo già collaborato per Sacrum. Non ho che da ringraziare Rreze Kryeziu il sovrintendente e Franco Moretti in veste di coordinatore generale che ha trasferito qui l’intero suo staff.
Una cosa veramente particolare è che questo è un paese musulmano dove verrà rappresentata Suor Angelica, espressione cristiana, un incontro tra due delle massime religioni monoteiste, spesso avverse, ma qui unite grazie alla Musica”.

Il soggetto di Suor Angelica, ispirò a Puccini una musica dal carattere profondamente sacro, riflesso dei suoi anni giovanili quale organista. Non è escluso che la preghiera iniziale e l’inno finale del “miracolo” derivino da sue composizioni precedenti, poiché alcune annotazioni musicali assumono l’andamento delle litanie, i fiati richiamano i registri dell’organo e i cori delle monache siano scritti in forma di canto “a cappella”.
L’opera fu ascoltata in anteprima nel 1917 nel monastero di Vicopelago, dove viveva la sorella del compositore, monaca agostiniana, e già in quella occasione rivelò un’atmosfera di serena religiosità che Puccini costruisce attraverso l’uso di sordine, pizzicati, tremoli delicati e rarefazioni orchestrali.
La natura e l’infanzia entrano nella musica con tocchi leggeri: il ronzio delle vespe, i trilli dell’agnellino, il chiacchiericcio delle novizie o la dolcezza che accompagna suor Genovieffa (Zana Abazi Ramadani) nella sua aria “Soave Signor mio”.
Il contrasto più intenso è però quello tra i due personaggi principali: la Zia Principessa che avrà la voce di Ivana Hoxha e Suor Angelica, con l’interprete d’eccezione Donata D’Annunzio Lombardi.
La prima è descritta da un colore orchestrale cupo, dominato da violoncelli e contrabbassi, con un tema musicale che sembra rappresentare un rettile nell’atto di mordere.
Questo tema, introdotto all’arrivo della Zia, si trasforma poi in una marcia ostinata e minacciosa durante il duetto con la nipote, ricordando certe pagine drammatiche di Tosca, ovvero quelle del secondo atto della tortura di Cavaradossi.
Nella voce della Zia ogni parola è studiata, ogni pausa ha un peso, e l’unico momento in cui perde il suo autocontrollo, nel “Che dite!”, è accompagnato da un impeto orchestrale che ne rivela la rabbia repressa.
Suor Angelica, al contrario, è avvolta da sonorità più tenere, sostenute dai violini e dal corno inglese. La sua aria “Senza mamma” delinea una madre dilaniata dal dolore: dapprima il lamento angosciato, poi la visione estatica del figlio trasformato in angelo, infine il desiderio di morire per ricongiungersi a lui.
Dopo l’incontro con la Zia, anche Angelica assume una dimensione tragica, raggiungendo l’apice della commozione nell’esclamazione “Figlio mio!”, in cui l’orchestra ripete ossessivamente un motivo derivato dal tema della Zia.
L’addio alle consorelle anticipa sonorità che torneranno nella Turandot, mentre il finale, con la scena del “miracolo”, si chiude in un’estasi mistica che trasfigura la protagonista.
Il cast sarà così composto: la Badessa (Teuta Kurti), la Suora Zelatrice (Blenda Kelmendi), La Maestra delle Novizie (Bulza Havolli Lluka), Suor Osmina (Urta Haziraj), Suor Dolcina (Diella Bytyqy), la Suora infermiera (Zlata Toshevska), le Cercatrici (Aurelia Murtezaj e Anjeza Marku), le Novizie (Bademe Krasniqui e Syarta Mehmeti) e le Converse (Teuta Morina ed Endona Bardhi).
Sin dal suo debutto, l’opera più popolare del Trittico fu Gianni Schicchi, una commedia ispirata a un episodio dell’Inferno della Divina Commedia di Dante. Prima d’allora il musicista non aveva mai affrontato il genere comico, nonostante nelle sue precedenti opere avesse inserito alcune macchiette dipinte con umoristica cattiveria; quello stesso umorismo venne impiegato nel Gianni Schicchi per ritrarre tutta una galleria di personaggi.
L’opera è contraddistinta dalla pressoché costante presenza di una sorta di coro da camera, composto dai parenti del defunto Buoso Donati, che si sono riuniti per vegliare la salma. I pianti ipocriti per la scomparsa del vecchio s’interrompono non appena si scopre che egli ha lasciato tutte le ricchezze in beneficenza.
Il ruolo del protagonista Gianni Schicchi è stato affidato ad uno dei massimi baritoni del gotha internazionale, Gëzim Myshketa, Zana Abazi Ramadani sarà Lauretta, Zita detta La Vecchia, cugina di Buoso avrà la voce di Ivana Hoxha, Rinuccio, nipote di Zita sarà il tenore Matias Xheli, Gherardo, nipote di Buoso, invece, Rizah Jahaj, Nella, sua moglie, sarà interpetrata da Elone Sadiku, Gherardino, loro figlio il piccolo Norik Popova, Betto Di Signa, cognato di Buoso, Bledar Domi, Simone, cugino di Buoso Harris Bajraktari e Marco, suo figlio Genc Vozga, La Ciesca, moglie di Marco, avrà il volto di Zlata Toshevska Dimovska, i panni di Maestro Spinelloccio, medico saranno indossati da Dime Petrov mentre il 3 luglio in scena canterà Elti Sada, Messer Amantio Di Nicolao, notaro sarà Darko Todorovski, Pinellino, calzolaio, Rigon Begolli e Guccio, Shpetim Mehmeti.
Lampante il percorso tonale della partitura: il modo minore ritrae i parenti che prima piangono, naturalmente per finta, indi si accaniscono contro il loro beffatore, anche lo stesso Gianni che indugia a illustrare il suo stratagemma, ma, per il resto, campeggia il più solare modo maggiore nelle tonalità con armatura di bemolle in chiave dal Si al Sol.
Quanto ai temi conduttori, o meglio caratterizzanti, c’è quello, quasi rituale che si associa al medico e al notaio, l’arioso che dipinge i due innamorati, alcuni che trattano i parenti, tutti serpenti uguali, indegni di temi specifici, quello ancipite dell’Arno e, sopra tutti, i tre che schizzano l’arguto protagonista, che sembrano quasi evocare il “folletto” dantesco, tanto sono estranei a ogni forma di lentezza e lirismo.
Su questa trama orchestrale, tipicamente pucciniana, vispa e leggera nel significato, ma densa e laboriosa nel disegno, dal continuo concertato d’azione esteso all’ottetto e al decimino (non vi è coro), si staccano un quartetto, subito dopo l’arrivo del protagonista, allorchè Gianni vuole trascinare via Lauretta e la Zita richiama Rinuccio, e un terzettino femminile, allorchè Nella, la Ciesca e la Vecchia aiutano il loro complice a travestirsi; poi l’assolo di Rinuccio, che ha l’aspetto di una romanza, quella di Lauretta “O mio babbino caro”, i tre strambi passi di Gianni Schicchi “In testa la cappellina”, “Prima un avvertimento” e “Ditemi voi, signori”.
Rinuccio, il tenore si pronuncia in maniera ben poco belcantistica, il soprano Lauretta canta con lo stesso respiro melodico delle grandi eroine pucciniane, Manon, Magda, Butterfly, Liù, e il baritono, come diversi altri astuti motori di meccanismi operistici, non solo non si scioglie mai nella cantilena, ma giunge alla fine con la parola nuda e cruda.
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