L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, ha consentito di ricostruire integralmente la genesi, la pianificazione e l’esecuzione di un delitto maturato in un contesto di criminalità
mafiosa, individuandone i responsabili e il movente.
Nelle prime ore della mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce, con il supporto della Compagnia Carabinieri di Gallipoli, dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia” e del Nucleo Carabinieri Cinofili, hanno eseguito a Copertino tre ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
I provvedimenti riguardano tre persone gravemente indiziate, a vario titolo, di omicidio e tentato omicidio in concorso, aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Nell’ambito della medesima attività investigativa sono stati inoltre denunciati in stato di libertà il 56enne scampato all’agguato, ritenuto responsabile di tentata estorsione, e due persone per favoreggiamento personale.
IL FATTO

LE INDAGINI

IL MOVENTE E LA PREMEDITAZIONE

Per ottenere il pagamento avrebbe fatto ricorso a reiterate minacce, arrivando più volte a prospettare la morte dell’infermiere con espressioni dal contenuto inequivocabilmente intimidatorio. Esasperato dalle continue pressioni e convinto di non riuscire a liberarsi da quella situazione, l’infermiere, anziché rivolgersi alle Forze dell’Ordine, decideva di chiedere aiuto a un 61enne, storico esponente della Sacra Corona Unita, ritenendolo l’unico capace di porre fine alle minacce grazie alla sua riconosciuta capacità intimidatoria nel territorio di Copertino. Da quel momento prendeva forma il piano criminoso.
LA PIANIFICAZIONE DELL’AGGUATO

L’ESECUZIONE
Quando l’autovettura giungeva davanti al circolo, il 56enne arrestava la marcia e Stefano Tomeo scendeva dal lato passeggero. Dopo pochi passi veniva raggiunto al petto da un unico colpo d’arma da fuoco che lo uccideva.
Nei secondi immediatamente successivi, il 61enne rivolgeva l’arma verso il conducente, esplodendo altri due colpi contro il parabrezza dell’autovettura nel tentativo di uccidere anche il 56enne, che riusciva invece a sottrarsi all’agguato. L’intera azione si consumava nell’arco di pochi istanti, davanti a numerose persone.
IL CONTESTO MAFIOSO

e con una chiara finalità punitiva e dimostrativa. L’autore materiale dell’omicidio è un 61enne, storico esponente della Sacra Corona Unita, condannato all’ergastolo nel cosiddetto “2° Maxi Processo” celebrato nei confronti dell’organizzazione mafiosa salentina e definito con sentenze della Corte d’Assise di Lecce del 1997 e della Corte d’Assise d’Appello del 1999. All’epoca era ritenuto uno degli esecutori materiali del clan De Tommasi di Campi Salentina durante la sanguinosa contrapposizione con il clan Tornese di Monteroni, culminata in numerosi omicidi per il controllo del territorio e delle attività illecite. Al momento dell’agguato stava scontando la pena dell’ergastolo in regime di detenzione domiciliare.
Le modalità dell’azione, compiuta a volto scoperto, utilizzando la propria autovettura e senza alcun tentativo di occultare la propria presenza, evidenziano la sicurezza con cui il 61enne riteneva di poter agire, confidando in un contesto caratterizzato da assoggettamento e omertà. Emblematico, in tal senso, il comportamento dei numerosi presenti: nonostante le disperate richieste di aiuto del 56enne mentre cercava di soccorrere Stefano Tomeo, nessuno allertava tempestivamente il 118 o le Forze dell’Ordine. Alcuni testimoni, inoltre, rendevano dichiarazioni reticenti o non veritiere, nel tentativo di ostacolare la ricostruzione dei fatti.
ULTERIORI DENUNCE
Nel medesimo contesto investigativo è stato denunciato in stato di libertà il 56enne sopravvissuto all’agguato, ritenuto responsabile della tentata estorsione che ha originato la vicenda delittuosa.
Sono stati inoltre denunciati per favoreggiamento personale il gestore del circolo “The Club”, che, pur avendo
assistito anche alla riunione tra gli arrestati avvenuta poco prima dell’omicidio, avrebbe reso dichiarazioni reticenti e non veritiere, e un giovane 29enne del posto, anch’egli accusato di avere ostacolato l’attività investigativa.
L’operazione rappresenta il risultato di un’attività investigativa particolarmente complessa, sviluppata in un
contesto caratterizzato da diffusa omertà e forte capacità intimidatoria, e conferma l’impegno costante dell’Arma dei Carabinieri e della Direzione Distrettuale Antimafia nel contrasto alla criminalità organizzata e
nella tutela della sicurezza del territorio.
Si evidenzia che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale responsabilità dell’indagata dovrà essere accertata nel corso del processo, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.
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