Sono mille le imprese della logistica che beneficeranno dei fondi del bando Log In Business, che promuove la digitalizzazione, stanziati nel quadro del Pnrr, con una dotazione di circa cento milioni di euro. Il bando è stato prorogato fino a metà settembre. Alla scadenza originaria, lo scorso 31 agosto, le aziende che avevano rendicontato come previsto dal bando erano 986 a cui spettano complessivamente 87,9 milioni di euro. I fondi vengono distribuiti da Ram per conto del ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
Il bando Log In Business è uno degli strumenti del Pnrr per la digitalizzazione della logistica italiana, mirato al settore privato, accanto a quelli della misura “Rete di porti e interporti” per i Port community system (Pcs) dei porti, a cui sono stati destinati 16 milioni di euro (un milione per ogni Autorità di sistema) e per gli interventi per gli interporti (10 milioni di euro con regime di cofinanziamento del 50 per cento, per la digitalizzazione delle piattaforme intermodali). Questi ultimi interventi puntano alla realizzazione di sistemi informatici per gli interporti, alla loro interoperabilità con la Pln (Piattaforma Logistica Nazionale digitalizzata) e a soluzioni digitali per la gestione dei flussi logistici.
«La digitalizzazione del trasporto merci attraverso gli investimenti nei Pcs e il bando Log In Business – spiega Davide Bordoni, amministratore unico di Ram – rappresenta una leva importante su cui si fonda la strategia del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per rafforzare la competitività della logistica italiana. Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti in rapporto agli obiettivi fissati dal Pnrr».
Per le imprese, il bando era un passo necessario in un percorso che però deve proseguire, come spiega il presidente di Federlogistica, Davide Falteri: «Log In Business è stato un bando finalizzato a una necessità del mondo della logistica, cioè la digitalizzazione, l’interoperabilità dei sistemi informativi. Oggi in una logica di apertura dei mercati internazionali, di piattaforme e-commerce, di porti digitali e di necessità di programmare, i sistemi informativi devono comunicare tra di loro».
Al centro della trasformazione in atto nel settore marittimo-logistico ci sono i Pcs, piattaforme digitali interoperabili che mettono in rete operatori pubblici e privati, migliorando l’efficienza e la sostenibilità del trasporto merci. «Grazie ai fondi del Pnrr – spiega una nota di Ram – tutte le Adsp hanno già adottato queste tecnologie, contribuendo a rendere il sistema molto più evoluto rispetto a quello che era presente ad inizio Pnrr».
Afferma ancora Bordoni, sottolineando l’impegno del personale del ministero guidato da Matteo Salvini: «Si è trattato di un lavoro sviluppato in sinergia con il Mit e con le associazioni di categoria nel caso del Log In Business, un programma che consentirà di sostenere quasi mille imprese del comparto attraverso finanziamenti complessivi pari a circa 100 milioni di euro, con l’obiettivo di favorire l’adozione di strumenti digitali capaci di incrementare l’efficienza operativa e la sicurezza del trasporto merci». L’Au di Ram spiega: «La spinta all’innovazione della logistica è stata stimolata puntando da un lato sull’ammodernamento delle infrastrutture, come appunto i Pcs e dall’altro incentivando economicamente il mondo delle imprese a dotarsi dei dispositivi capaci di connettersi con i nuovi sistemi digitali. Tutto ciò stimola un ulteriore sviluppo tecnologico e una concreta sinergia tra operatori pubblici e privati».
Per il Mit i tre pilastri della digitalizzazione coi fondi Pnrr sono: 1) interoperabilità totale. I singoli sistemi dei porti non lavorano più isolati. Il Mit sta collegando tutti i Pcs locali alla Pln. In questo modo, la Dogana, la Guardia Costiera, i terminalisti e le aziende di trasporto condividono i dati in tempo reale senza passaggi intermedi. 2) automazione fisica dei varchi. I fondi vengono usati per installare telecamere Ocr, sensori IoT e sistemi digitali ai varchi d’accesso (come sta accadendo, ad esempio, nei porti dell’Adriatico centrale o di Monfalcone). I camion vengono identificati automaticamente prima ancora di arrivare alla barriera. 3) dematerializzazione dei documenti di viaggio. Pratiche come il “Manifesto della merce” o il “Preavviso ferroviario doganale” diventano digitali. Nessun foglio di carta passa più di mano in mano, riducendo gli errori umani e i tempi burocratici.
Falteri sostiene che «questa è una rivoluzione di processo, più che di strumento, perché la tecnologia necessaria ce l’avevamo già vent’anni fa. Adesso la filiera logistica ragiona in un’unica direzione, in maniera sinergica col sistema industriale che produce le cose: può aprire mercati internazionali grazie alla gestione dei dati, alla comunicazione, ai corridoi digitali. La logistica scopre che non deve più aspettare che qualcuno gli chieda di trasportare merci, ma è lì per dire: “Io posso essere un volano dell’economia”».
Questo però è soltanto un primo passo: «Coi bandi si creano le condizioni per costruire modelli e per focalizzarsi sui processi, da lì a dire che la logistica italiana ha completato il percorso di digitalizzazione ce ne vuole, perché i modelli devono essere adattati, replicati. C’è una logica anche di riuso, perché se uso fondi pubblici per fare un modello poi lo devo recuperare e utilizzare nelle diverse tipologie di trasporti, agroalimentare, containerizzato, poi c’è la logistica del biomedicale, del fashion, delle opere d’arte, eccetera».
Un altro elemento che contribuirà a questa rivoluzione, conclude il numero uno di Federlogistica, è il nuovo codice doganale unionale. «La riforma doganale sarà un passo dai giganti in termini di digitalizzazione. A volte l’adempimento doganale diventa il vero freno, come è corretto che sia: ci sono regole, leggi, controlli. (11:32) Quindi rendendolo digitale, avendo già un sistema di imprese che dialoga, un sistema di porti e interporti che dialoga, si può fare il salto di qualità. È chiaro che bisogna sempre di più andare verso la collaborazione pubblico-privata».
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