“Taranto deve smettere di essere raccontata soltanto attraverso l’acciaio”. È da questa convinzione che parte la riflessione del presidente di Confcommercio Taranto, Giuseppe Spadafino, motivato, ottimista, entusiasta guarda al percorso avviato con il Salone del Mediterraneo dell’Impresa ed ai Giochi del Mediterraneo del 2026 come a due spunti decisivi per ripensare il futuro del territorio.
La vera novità rispetto al passato è proprio questa: provare a fornire, mettendosi in gioco, soluzioni a problemi che restano da tempo irrisolti. Basta lamentarsi, piangersi addosso; spazio alla propositività, alla voglia di fare rete, di lavorare in un’unica direzione.
Il messaggio lanciato è forte e chiaro: “Commercianti, ristoratori e imprese sono pronti a fare la loro parte. Ora bisogna metterli nelle condizioni di diventare protagonisti”.
Presidente, l’obiettivo del Salone del Mediterraneo dell’Impresa tenutosi qualche giorno fa qual è stato?
Cambiare il racconto di Taranto, una città che per troppo tempo è stata identificata esclusivamente con la monocultura dell’acciaio e della grande industria. Oggi quella prospettiva non può più essere l’unica strada possibile. Nel frattempo, piccole e medie imprese e attività commerciali hanno pagato un prezzo altissimo e assistiamo quotidianamente alla chiusura di tante realtà economiche. Giornalisti, studiosi e ospiti autorevoli hanno raccontato una Taranto diversa, ricca di potenzialità. È emersa la necessità di fare squadra e valorizzare ciò che rende unica la Terra Ionica, senza inseguire modelli altrui.
Intanto prosegue l’emorragia dei giovani e per trattenerli secondo un sondaggio condotto con i nostri lettori servono una decisa implementazione dell’offerta universitaria e maggiori investimenti economici sul territorio
Uno studio realizzato con l’Università di Bari, invece, ci ha fornito un dato significativo: solo il 7% dei giovani sceglierebbe oggi di restare a Taranto, ma il 60% tornerebbe se trovasse le condizioni giuste. Questo significa che esiste un potenziale enorme che va valorizzato. Ecco perché servono formazione, investimenti e opportunità concrete. Dobbiamo rendere il territorio più attrattivo per chi vuole fare impresa e costruire il proprio futuro. Noi, generazione adulta, per primi ci dobbiamo mettere in discussione, mettendo i giovani al centro dei processi decisionali perché li abbiamo troppo esclusi. In Confcommercio Taranto il 60% della dirigenza è composto da giovani presidenti di categoria e di delegazione. Sono loro a portare idee nuove, visione e capacità di fare rete.
Il cambiamento della narrazione di cui in tanti parlano si scontra però con chi continua a puntare sulla centralità dell’industria siderurgica e mi riferisco a Confindustria e Federmeccanica.
Nessuno vuole negare il ruolo della grande industria. Sarebbe un errore. Però dobbiamo essere realistici: va accompagnata in un percorso di trasformazione e ridimensionamento, tutelando i lavoratori e investendo nelle bonifiche. Il futuro della città non può dipendere esclusivamente da quel settore. Il percorso industriale non è più primario come prima, certo non lo possiamo nemmeno considerare definitivamente chiuso ma di certo è impensabile tornare indietro ai tempi che furono. La prospettiva futura è cambiata e non può essere quella di un sostegno continuo ad un settore che non è più egemone.
Il turismo da tempo si dice possa rappresentare una delle strade alternative all’acciaio più percorribile per questa città. Però siamo ancora all’ennesimo anno zero.
I dati dimostrano che è il comparto che cresce maggiormente in termini percentuali perché parte da posizioni molto basse. Ma non parliamo solo di turismo balneare: ci sono il turismo delle radici, la Settimana Santa, i cammini, l’enogastronomia, la mitilicoltura, il patrimonio culturale della Città Vecchia e dell’intera Terra Ionica.
Dobbiamo fare squadra e provare a promuovere Taranto anche al di fuori dei confini cittadini e del nostro territorio. Serve una comunicazione nuova, più efficace, capace di valorizzare le nostre peculiarità. In questo senso, la Regione dovrebbe assumere un ruolo centrale, intervenendo in modo deciso e facendosi carico di una strategia diversa rispetto al passato, attraverso la quale le caratteristiche positive della città vengano diffuse con un’azione di marketing territoriale forte e strutturata fuori dai nostri confini.
Si sconta però il fardello di un isolamento infrastrutturale del territorio penalizzante.
Pesa enormemente. I collegamenti sono fondamentali non solo per il turismo ma per l’intera economia. Servono infrastrutture efficienti, collegamenti ferroviari adeguati, una maggiore valorizzazione del porto e una riflessione seria anche sull’aeroporto di Grottaglie.

È praticamente cominciata la stagione crocieristica. Quali indicazioni avete dato ai commercianti?
Questo è un tema su cui mi assumo la responsabilità di ciò che dico. Più volte è stato ripetuto che, in occasione dell’arrivo delle navi da crociera, i negozi debbano restare aperti. Premesso che fino al Ponte Girevole la maggior parte delle attività della Città Vecchia è già aperta e accoglie i visitatori, oltre quel punto la situazione cambia: i flussi sono ridotti e spesso i gruppi vengono accompagnati in percorsi limitati, con il risultato che molti turisti restano poco sul territorio.
Al di là del caldo, delle difficoltà logistiche e della carenza di attrattori, spesso chi arriva finisce per rientrare rapidamente senza vivere davvero la città. Noi commercianti siamo pronti alla sfida, ma serve una vera organizzazione dell’offerta turistica: bisogna creare eventi e percorsi capaci di trattenere le persone.
Un’idea, ad esempio, era quella di valorizzare l’area dell’Arsenale, creando lì un polo museale e di accoglienza. Sarebbe un punto di riferimento straordinario, da cui far partire itinerari strutturati che diano senso alla visita.
Non basta chiedere ai negozi di aprire: bisogna creare le condizioni perché i visitatori restino in città, la vivano e abbiano motivi per fermarsi e spendere sul territorio.

I Giochi del Mediterraneo possono realmente rappresentare un’opportunità di sviluppo?
Senza dubbio. Saranno un biglietto da visita straordinario per Taranto. Il nostro obiettivo è essere protagonisti, mettendo in campo quella capacità di accoglienza che da sempre caratterizza i tarantini. Ma l’accoglienza deve diventare un sistema organizzato, una strategia condivisa.
I nostri associati sono pronti a fare la loro parte. Da mesi lavoriamo a un percorso condiviso che coinvolga commercianti, ristoratori e operatori economici. Pensiamo a servizi, decoro urbano, gestione dei flussi e supporto all’amministrazione. Tutti devono sentirsi protagonisti di questo appuntamento.
Vi sentite ascoltati dalle istituzioni?
Oggi il dialogo è più aperto rispetto al passato. Ci sono stati momenti difficili in cui il confronto si era interrotto, ma quando manca il dialogo a perderci è sempre la città. Oggi registriamo una maggiore disponibilità all’ascolto e alla collaborazione.
Uno dei temi più dibattuti in questo periodo è la BRT. Come stanno vivendo i commercianti questo lungo periodo contraddistinto da numerosi cantieri aperti
Non siamo contrari. Vogliamo valutare sulla base dei risultati. È stata presentata come uno degli strumenti chiave per cambiare la mobilità urbana e le aspettative sono molto alte. Ma sulla BRT non si può sbagliare Perché è stata indicata come una delle principali risposte ai problemi di mobilità e parcheggio. Deve funzionare dal primo giorno. Se dovesse fallire, il danno non riguarderebbe solo il trasporto pubblico ma l’intero processo di trasformazione urbana. I nostri associati stanno affrontando questo periodo di transizione con sacrificio ma anche con consapevolezza. Molti comprendono che questi interventi possono rappresentare un’opportunità per il futuro della città.
State lavorando, comunque, anche al tema dei parcheggi?
Sì. Durante il Salone si sono aperti importanti canali di dialogo con la Marina Militare. Abbiamo individuato alcune aree strategiche che potrebbero ospitare fino a 1.500 posti auto, con la possibilità di arrivare a oltre 2.300 attraverso soluzioni multipiano. Sarebbe una svolta per il centro cittadino.
Il 2027 sarà l’anno della vera trasformazione di Taranto?
Io credo che il cambiamento debba iniziare già nel 2026, durante i Giochi del Mediterraneo. Sarà quello il momento in cui Taranto dovrà dimostrare la propria capacità di accoglienza e organizzazione. Poi, naturalmente, molti risultati si vedranno negli anni successivi. Abbiamo un mare straordinario, una storia millenaria, un patrimonio culturale e religioso unico, eccellenze enogastronomiche e tanti giovani pronti a mettersi in gioco. Il messaggio è semplice: coinvolgete il tessuto imprenditoriale locale. Le piccole e medie imprese vogliono essere protagoniste del cambiamento e possono contribuire in maniera decisiva al rilancio della città. Siamo qui, pronti a fare la nostra parte, sfruttateci.
Questa offerta di disponibilità è confortante ma occorre una regia unica, stabile, capace di trasformare la convergenza degli intenti in una direzione reale. Senza questo passaggio, anche la stagione delle opportunità rischia di restare l’ennesima stagione che resta con il colpo in canna.
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