Un materiale nato per raccogliere pesci in mare è diventato uno degli strumenti più semplici ed economici per difendere strade, postazioni militari e centri abitati dai droni. L’Italia ha già inviato in Ucraina circa trenta tonnellate di reti da pesca dismesse e sta preparando un nuovo carico della stessa quantità.
Sessanta tonnellate complessive di reti destinate a trasformarsi in barriere sospese, corridoi protetti e ragnatele capaci di intrappolare le eliche dei piccoli velivoli impiegati dalle forze russe.
L’operazione rientra nel Meccanismo unionale di protezione civile, attraverso il quale l’Europa coordina e sostiene gli aiuti destinati ai Paesi colpiti da guerre e calamità.
Una difesa semplice contro armi sofisticate
Le reti vengono tese sopra le strade, tra gli alberi, davanti ai posti di blocco o intorno alle postazioni dell’artiglieria.
Quando un drone a bassa quota entra nella barriera, le eliche possono impigliarsi nelle maglie, provocando la caduta del velivolo o anticipandone l’esplosione prima che raggiunga il bersaglio.
Non si tratta di un sistema infallibile né di una tecnologia capace di sostituire radar, disturbatori elettronici e sistemi di difesa aerea. Ma rappresenta una soluzione a basso costo contro droni che possono valere poche centinaia o migliaia di euro e provocare danni molto più elevati.
Il primo carico già consegnato
Secondo fonti governative, negli ultimi mesi sono state raccolte e inviate a Kiev circa trenta tonnellate di reti.
Un secondo quantitativo analogo è in fase di preparazione. Quando anche questa spedizione sarà completata, il contributo italiano raggiungerà circa sessanta tonnellate.
Il materiale viene raccolto, selezionato, imballato in grandi sacchi industriali e preparato per il trasporto verso l’Ucraina.
A febbraio il Dipartimento della Protezione civile ha affidato un primo servizio per la raccolta e l’imballaggio. Un secondo intervento è stato disposto nel mese di maggio.
Il ruolo della Protezione civile europea
L’operazione non rientra formalmente nei pacchetti di armamenti inviati dall’Italia.
La spedizione avviene attraverso il Meccanismo unionale di protezione civile, lo strumento con il quale l’Unione europea coordina gli interventi di assistenza agli Stati che ne fanno richiesta.
Il sistema europeo copre il 75% dei costi di trasporto del materiale, riducendo l’impegno economico a carico dell’Italia.
Attraverso lo stesso canale Roma ha già fornito generatori, accumulatori, caldaie e altre attrezzature necessarie ad affrontare le conseguenze degli attacchi russi contro la rete energetica ucraina.
Federpesca coinvolta nella raccolta
Anche Federpesca partecipa all’attività di individuazione e recupero delle reti dismesse.
Per le aziende del settore, le vecchie reti rappresentano normalmente un materiale da smaltire, con costi e procedure specifiche. La possibilità di recuperarle e destinarle all’Ucraina permette invece di trasformare uno scarto in uno strumento difensivo.
Le reti devono però essere selezionate e trattate correttamente, perché non tutte le tipologie possiedono dimensioni e resistenza adatte all’impiego contro i droni.
I primi esperimenti nella zona di Pokrovsk
L’impiego delle reti si è diffuso inizialmente nelle aree più vicine alla linea del fronte.
Nella zona di Pokrovsk i militari ucraini hanno iniziato a legarle tra gli alberi, creando coperture artigianali sopra le strade percorse da mezzi e soldati.
Successivamente sono comparsi veri e propri corridoi anti-drone, costruiti per proteggere villaggi, vie di rifornimento, posti di blocco e postazioni militari.
L’obiettivo è soprattutto contrastare i piccoli droni Fpv, pilotati a distanza e spesso dotati di cariche esplosive.
La conoscenza dei pescatori del Mar d’Azov
Nella fase iniziale è stata importante l’esperienza dei pescatori ucraini del Mar d’Azov, abituati a lavorare con reti di grandi dimensioni e materiali differenti.
Il loro contributo ha aiutato a individuare le maglie più adatte e i metodi per fissarle senza lasciare spazi facilmente attraversabili.
Con il tempo sono arrivati aiuti anche dai Paesi baltici, dalla Francia e da altre nazioni europee.
I pescatori bretoni, attraverso l’associazione Kernic Solidarités, avrebbero raccolto e inviato centinaia di chilometri di reti tradizionali.
La proposta di legge di Scalfarotto
Il senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto ha presentato un disegno di legge denominato “Una rete per l’Ucraina”.
La proposta prevede incentivi per le imprese professionali della pesca che decidono di donare reti non più utilizzabili in mare.
Tra le misure indicate figurano l’esonero dagli oneri di smaltimento e un contributo calcolato sulla base del peso certificato del materiale consegnato.
Il disegno di legge è stato depositato in Senato, ma non è ancora entrato in vigore. Le spedizioni già effettuate sono state quindi organizzate attraverso gli strumenti amministrativi e di protezione civile esistenti.
Da rifiuto speciale a strumento di protezione
Una delle difficoltà riguarda la classificazione delle reti dismesse.
Quando non sono più utilizzabili per la pesca, possono essere considerate rifiuti speciali e devono essere gestite secondo norme ambientali precise.
Il progetto legislativo punta a semplificare il passaggio dal recupero alla cessione, senza rinunciare alla tracciabilità e ai controlli sul materiale.
L’obiettivo è evitare che reti ancora resistenti vengano distrutte o smaltite quando potrebbero essere utilizzate per proteggere strade e persone.
Le reti non fermano tutti i droni
L’efficacia dipende dal tipo di velivolo, dalla velocità, dall’altezza e dal modo in cui la barriera è installata.
Le reti possono essere particolarmente utili contro droni piccoli e manovrabili che volano vicino al terreno. Sono invece meno efficaci contro missili, droni di grandi dimensioni o velivoli che attaccano da quote elevate.
Rappresentano quindi un livello aggiuntivo di difesa, non una soluzione completa.
Il loro valore consiste soprattutto nel rapporto tra costo e risultato: un materiale dismesso può rendere più difficile un attacco e costringere il pilota del drone a cambiare rotta o quota.
La guerra tra alta tecnologia e soluzioni artigianali
Il conflitto ucraino è diventato un laboratorio nel quale convivono satelliti, intelligenza artificiale, missili ipersonici e strumenti estremamente semplici.
Le reti da pesca mostrano come una guerra dominata dalla tecnologia possa essere combattuta anche recuperando materiali antichi e adattandoli a nuove minacce.
Da una parte ci sono droni dotati di telecamere, visori e sistemi di guida avanzati. Dall’altra una barriera di fili intrecciati, costruita per il mare e ora sospesa sopra una strada.
Un aiuto civile con effetti difensivi
La spedizione delle reti si colloca in una zona particolare tra assistenza civile e sostegno alla difesa.
Il materiale non è un’arma, ma può essere utilizzato per proteggere infrastrutture, militari e popolazione dagli attacchi.
Per l’Italia si tratta di un contributo meno costoso rispetto ai sistemi militari avanzati, ma immediatamente utilizzabile nelle aree più esposte.
Trenta tonnellate sono già arrivate. Altre trenta vengono preparate. Le vecchie reti dei pescatori italiani avranno una seconda vita, non più per trattenere i pesci ma per fermare i droni.
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Anna Buono
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