La collaborazione tra il Museo Galileo di Firenze e la Royal Collection Trust rappresenta “un perfetto esempio di una partnership che realizza concretamente” la missione di tutela, studio e divulgazione del patrimonio culturale. Lo ha sottolineato Anna Reynolds, Surveyor of The King’s Pictures della Royal Collection Trust, intervenendo all’Ambasciata d’Italia a Londra durante la presentazione di “Leonardotheka 2.0”, la piattaforma digitale che riunisce virtualmente i manoscritti di Leonardo da Vinci conservati tra Milano e il Regno Unito. Reynolds ha innanzitutto illustrato il ruolo della Royal Collection Trust, definendola “l’organizzazione incaricata della cura della Collezione Reale”. Pur essendo “parte della Casa Reale” e uno dei suoi cinque dipartimenti, ha spiegato, l’ente opera come organizzazione benefica e si sostiene grazie a risorse proprie. Una responsabilità che riguarda “oltre un milione di oggetti” raccolti in più di quattro secoli di storia e che rappresentano “oltre 400 anni di collezionismo da parte della famiglia reale britannica”. La dirigente ha ricordato che la Royal Collection è “una delle ultime grandi collezioni d’arte dinastiche europee ancora di proprietà reale” e continua ancora oggi ad arricchirsi grazie a “donazioni e acquisizioni ufficiali”. Un aspetto sul quale Reynolds ha voluto fare una precisazione: “La Collezione Reale non è di proprietà del Re come privato cittadino, ma è detenuta da lui in qualità di sovrano per conto della nazione”.
Proprio questa peculiarità ha consentito alla raccolta di mantenersi sostanzialmente integra nel corso dei secoli. “La collezione passa di generazione in generazione al monarca successivo con il cambio di regno e non può essere venduta o ceduta”, ha spiegato, evidenziando come ciò offra “un’affascinante panoramica sulle abitudini e sugli interessi collezionistici della monarchia britannica”. Nel patrimonio della Royal Collection figurano capolavori dei più grandi maestri europei: “dipinti di Tiziano, Rubens, Rembrandt, sculture di Canova, Leone e Rusconi e disegni di Michelangelo, Leonardo e Raffaello”. Accanto alle opere d’arte trovano spazio anche arti decorative, libri, spartiti musicali, prime edizioni e documenti storici che, nelle parole di Reynolds, rappresentano “ogni ramo del sapere umano”. Una collezione diffusa in numerose residenze reali. “A differenza di molte collezioni nazionali, è molto dispersa, essendo distribuita tra le diverse residenze reali, che sono più di 15”, ha ricordato Reynolds, citando Buckingham Palace, il Castello di Windsor e Holyroodhouse a Edimburgo, oltre alle King’s Gallery di Londra ed Edimburgo, sedi delle principali mostre temporanee.
Soffermandosi sul patrimonio leonardesco, Reynolds ha ricordato che i disegni e i materiali più delicati sono custoditi in condizioni rigorosamente controllate. “Il materiale fotosensibile, compresi i disegni dei maestri antichi, non è appeso alle pareti dei palazzi, ma è conservato con cura in apposite scatole o album”, ha spiegato. In qualità di responsabile delle opere bidimensionali della collezione reale, Reynolds coordina un gruppo specializzato di restauratori, curatori e tecnici. Tra questi figura anche Martin Clayton, indicato come “senza dubbio il nostro esperto di Leonardo”. Illustrando la filosofia della Royal Collection Trust, Reynolds ha ricordato che gli obiettivi dell’ente sono “conservare la collezione”, “approfondire la nostra conoscenza della collezione”, “condividerla il più ampiamente possibile” e creare occasioni affinché il pubblico possa apprezzarla. In questo contesto, la collaborazione con il Museo Galileo assume un valore strategico. “Questa collaborazione con il Museo Galileo per contribuire alla Leonardo Teca è un perfetto esempio di una partnership che realizza concretamente questi obiettivi di beneficenza”, ha dichiarato. Secondo Reynolds, “questo progetto approfondisce la nostra comprensione collettiva dei manoscritti di Leonardo e permette di condividere tale conoscenza con persone di tutto il mondo attraverso l’archivio digitale”.
La dirigente ha quindi ricordato l’ampio programma di prestiti internazionali della Royal Collection. “Ogni anno centinaia di oggetti della Royal Collection vengono prestati ad altre istituzioni in tutto il mondo”, ha spiegato, sottolineando come “il Re sia un prestatore eccezionalmente generoso” pur nel rispetto delle rigorose condizioni di conservazione. Tra gli esempi più recenti, Reynolds ha citato il prestito di 25 disegni di Annibale Carracci e della sua bottega al Louvre di Parigi per la mostra dedicata alla realizzazione della Galleria Farnese. Esperienze che, ha osservato, “accrescono la nostra comprensione della collezione, mettendo a confronto esempi comparabili e consentendo nuove discussioni su attribuzione, funzione, qualità, sequenza e così via”.
Grande attenzione è riservata anche ai fogli di Leonardo, richiesti regolarmente dalle istituzioni internazionali. Reynolds ha ricordato, in particolare, la recente mostra del Mauritshuis dell’Aia dedicata agli uccelli, che comprendeva due disegni leonardeschi della Royal Collection: uno con appunti sul volo degli uccelli e un altro dedicato all’anatomia dell’ala. “Come tutti sapete, il volo, e in particolare il potenziale del volo meccanico umano, era uno dei temi che più affascinavano Leonardo”, ha affermato. L’elemento più innovativo della nuova fase di Leonardotheka riguarda però l’accessibilità digitale. “L’aggiunta dei fogli della Collezione Reale a questa piattaforma digitale consultabile permetterà di confrontare i fogli provenienti dalle due più grandi collezioni di opere di Leonardo”, ha spiegato Reynolds, evidenziando le nuove opportunità di ricerca offerte dalla consultazione integrata dei materiali.
La Surveyor of The King’s Pictures ha infine ringraziato tutti i protagonisti dell’iniziativa, citando in particolare Carlo Vecce e Roberto Ferrari, e ha espresso soddisfazione per i risultati raggiunti grazie alle nuove campagne fotografiche: “Siamo estremamente grati per i finanziamenti ricevuti, che hanno permesso di fotografare in luce trasmessa i dipinti di Leonardo della Collezione Reale, rivelando filigrane e struttura pittorica”. In conclusione, Reynolds ha auspicato che il progetto rappresenti un modello per il futuro: “Spero che queste collaborazioni continuino, incoraggiando la condivisione delle risorse tra le istituzioni e rendendole accessibili e comprensibili al maggior numero possibile di persone”.
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