I Giardini Virgilio resteranno chiusi ancora a lungo. Con un’ordinanza del Consiglio di Stato del 16 giugno 2026 si è chiusa la fase cautelare con il respingimento dell’appello. I giudici amministrativi hanno infatti motivato la loro decisione con la scadenza del titolo concessorio e la necessità di garantire trasparenza e concorrenza nell’assegnazione dell’area, richiamando anche il sequestro dell’80% del compendio per presunti abusi edilizi al centro di un’inchiesta della Procura di Taranto. Nel dispositivo viene inoltre sottolineato come l’interesse del privato, in questa fase, sia recessivo rispetto a quello pubblico.
La vicenda, come si ricorderà, è scoppiata l’8 aprile 2026, quando il Comune di Taranto revocò le licenze e dispose la chiusura dell’attività. Decisione alla quale seguì l’immediata protesta dell’imprenditore Cosimo Palmisano, titolare della società SERGEN S.r.l., concessionaria dell’immobile, nonché di gran parte dei 59 lavoratori coinvolti.
Il 21 aprile il Comune ordinò lo sgombero immediato dell’area con un’ordinanza firmata dalla dirigente della Direzione Patrimonio e Demanio, la dott.ssa Maria De Florio, con la quale si riteneva conclusa la concessione, che non poteva essere “tacitamente rinnovata”. Nell’atto si ricordava inoltre che era già stato notificato un preavviso di risoluzione il 22 aprile 2025 per le “criticità allora rilevate”, legate in particolare “alla presenza di strutture esterne non autorizzate scoperte dai tecnici comunali”.
Veniva inoltre sottolineato che l’eventuale prolungamento del contratto avrebbe richiesto un provvedimento motivato, il regolare pagamento del canone e, soprattutto, un “parere favorevole espresso dalla Giunta comunale”, passaggi che non si sarebbero mai verificati.
Nell’ordinanza si contestava inoltre la presenza di morosità pregresse pari a 22.661,04 euro, residuo di un precedente accordo di rateizzazione non interamente saldato nonostante i solleciti da parte del Comune.
Secondo quanto dichiarato agli inquirenti da una dirigente comunale, Palmisano avrebbe comunicato di aver eliminato gli abusi e iniziato a pagare gli arretrati, bloccando di fatto la possibilità di interrompere il rapporto tra il Comune e la società. Una dichiarazione ritenuta falsa dagli inquirenti e finalizzata a continuare a “violare con pervicacia più normative, probabilmente per acquisita consapevolezza di poter approfittare di una certa distrazione o indifferenza degli organi comunali competenti”.
La società impugnò quindi il provvedimento e il 22 aprile il TAR di Lecce sospese temporaneamente lo sgombero, rinviando ogni decisione alla trattazione collegiale. Poche settimane dopo, il 14 maggio, il TAR respinse la richiesta cautelare, ritenendo legittimi i provvedimenti comunali e richiamando la scadenza della concessione, oltre alle criticità emerse dai controlli dei NAS e dalle indagini della Procura.
A quel punto la società decise di presentare ricorso al Consiglio di Stato, che il 23 maggio respinse la richiesta urgente di riapertura, evidenziando profili procedurali, la presenza del sequestro dell’area e le contestazioni igienico-sanitarie. Il 16 giugno si è quindi conclusa questa prima fase giudiziaria e amministrativa della vicenda, con l’ordinanza attraverso la quale il Consiglio di Stato ha definitivamente respinto l’appello della società.
Sul fronte penale, si è conclusa l’indagine coordinata dalla Procura di Taranto e dal pubblico ministero Raffaele Casto, avviata il 9 aprile. Il procedimento ha fatto seguito al decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Taranto il 10 marzo e al successivo ordine di esecuzione emesso dal pubblico ministero l’11 marzo, riguardanti l’area e i manufatti presenti nel compendio, oggetto dell’inchiesta per presunti abusi edilizi.
Gli indagati sono Cosimo Palmisano, ritenuto amministratore di fatto della società, Sara Palmisano, legale rappresentante della SERGEN S.r.l., e il dirigente comunale Giuseppe Cervellera.
Sono state confermate le accuse relative a presunti abusi edilizi riguardanti strutture esterne, tra cui tensostrutture e gazebo sotto i quali venivano somministrati cibi e bevande, realizzati senza le necessarie autorizzazioni, nonché a presunte irregolarità amministrative. Per questo motivo un funzionario comunale, identificato con le iniziali G.V., è accusato dalla Procura di aver disposto una proroga ritenuta illegittima.
Secondo l’accusa, nell’atto non sarebbe stata menzionata la presenza delle opere abusive sull’area comunale e vi sarebbe comparsa esclusivamente la firma del funzionario, senza quella della dirigente che, nell’aprile precedente, aveva invece inviato il preavviso di risoluzione del contratto. Per il pm Casto, il funzionario si sarebbe arrogato competenze non proprie, producendo un atto in contrasto con gli indirizzi dell’Amministrazione comunale.
Nel frattempo, i Giardini Virgilio sono tornati nella disponibilità dell’Amministrazione comunale, che dovrà tuttavia attendere prima di poter indire un nuovo bando per l’affidamento della gestione del compendio.
A perdere è ancora una volta la città, che da diversi mesi si vede privata della possibilità di usufruire di uno dei più grandi spazi verdi pubblici presenti sul territorio, proprio nel pieno della primavera e ora della stagione estiva. Un luogo di ritrovo per giovani, famiglie, bambini — nella pineta veniva organizzato da anni anche un campus estivo — e anziani. Senza dimenticare l’area cani, frequentata quotidianamente da numerosi cittadini.
Senza dimenticare quello che è stato tutt’altro che un aspetto secondario: il presente e il futuro di 59 lavoratori, che non hanno più potuto fare ritorno alle loro attività.
In attesa di una futura riapertura dell’area, si auspica che il Comune possa almeno provvedere alla pulizia della pineta e dell’intero compendio, ormai invasi da erbacce che in alcuni punti superano già il metro di altezza. Al tempo stesso, sarebbe opportuno garantire un’adeguata attività di vigilanza per tutelare le strutture presenti ed evitare che possano subire danni irreparabili.
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