Fano (Pesaro e Urbino) domenica 21 giugno 2026 – Una Rocca Malatestiana piena. Le sedie occupate fino a quasi l’ultimo posto disponibile. Il brusio che si spegne lentamente mentre sul palco sale Paolo Crepet e in sottofondo scorrono le note dei Pink Floyd. Poi il silenzio. Quello di chi è venuto ad ascoltare uno dei divulgatori più amati e discussi d’Italia e quello di chi, forse, sa già che riderà molto, ma non sempre per motivi allegri.
Paolo Crepet a Fano, oltre 1 ora e mezzo per “Riprendersi l’anima”
È successo ieri sera a Fano, per il secondo appuntamento di “Comizi d’Amore“, il cartellone estivo ideato dal professor Massimo Puliani alla Rocca Malatestiana. Oltre un’ora e mezza di spettacolo-conferenza con “Riprendersi l’anima”, un viaggio che parte dalla cronaca più stretta e arriva alle grandi domande sulla libertà, sull’educazione, sulla tecnologia e sul futuro.
Il tempo scorre in modo curioso. Lento, perché i temi affrontati sono tanti e profondi. Veloce, perché Crepet alterna racconti, provocazioni, ricordi personali e battute fulminanti che tengono il pubblico agganciato dall’inizio alla fine. La platea ride spesso. A volte ride di gusto. Altre volte ride e poi si ferma, quasi sorpresa di aver trovato divertente qualcosa che in fondo fa riflettere e forse anche un po’ male.
Perché il bersaglio di Crepet non sono soltanto i social network, l’intelligenza artificiale o gli adolescenti. Il bersaglio siamo noi.
Da Starmer a Kate Middleton: i bambini che non giocano più
Tutto parte da una notizia. Crepet cita il premier britannico Keir Starmer e il dibattito aperto nel Regno Unito sulle limitazioni ai social per gli under 16. Una proposta che in molti Paesi europei viene discussa seriamente e che in Italia, osserva, sembra ancora quasi impronunciabile. Da lì il salto è immediato.
Qualche giorno fa la principessa Kate è arrivata in Italia. E cosa le è stato mostrato? Bambini che giocano. La battuta arriva leggera e strappa le prime risate della serata. Ma il senso è molto meno leggero. Possibile che nel 2026 vedere dei bambini che giocano, disegnano, colorano e usano delle matite sia diventato quasi qualcosa da esibire?
Crepet racconta allora di una bambina incontrata in treno durante il viaggio verso Fano. Tre o quattro anni al massimo. Davanti a lei uno smartphone appoggiato su due elefantini rosa. Silenziosa. Immobile. Ipnotizzata. “Quella bambina era già una consumatrice”, osserva.
E da quel momento la conferenza entra nel vivo.
La fabbrica dell’indifferenza
Per Crepet il problema non è soltanto il telefono. È il meccanismo. Lo scrolling infinito. Un serpente. Un bombardamento. Un bambino sotto le macerie. Una signora con un cappello di fiori. Una tragedia. Una pubblicità. Tutto scorre con la stessa velocità e lo stesso peso. “È la fabbrica dell’indifferenza”, dice. La Rocca ascolta. Qualcuno ride ancora. Molti annuiscono. Perché la sensazione è che sul palco si stia parlando di qualcosa che tutti conoscono molto bene.
Trump, Meloni e la società del selfie
Uno dei momenti più divertenti arriva quando il discorso si sposta dalla scuola alla politica internazionale.
Crepet parla della società della valutazione permanente. Like. Follower. Tripadvisor. Recensioni. Classifiche. Tutti vogliono essere giudicati. Tutti vogliono consenso.
Poi arriva la stoccata. «Non si era mai visto un presidente degli Stati Uniti litigare per un selfie». Il riferimento è all’episodio che ha coinvolto Donald Trump e Giorgia Meloni. La Rocca esplode in una risata.
Crepet rincara immaginando John Kennedy impegnato a contendersi una fotografia con Nikita Krusciov. È una battuta. Ma è anche una fotografia del presente. Perché secondo lui perfino la politica rischia ormai di piegarsi alle logiche dei social.
“Senza telefono? guarderò il muro”
La frase che più colpisce l’intera serata arriva però da una ragazza inglese. Crepet racconta di una studentessa intervistata proprio sul possibile divieto dei social per i minori. La giovane è convinta che una misura del genere non potrà mai essere approvata.
Quando la giornalista le chiede cosa farebbe senza smartphone, la risposta è disarmante. “Guarderò il muro”.
Per qualche secondo la Rocca smette di ridere. Perché in quella frase Crepet vede il ritratto di una generazione che rischia di non sapere più cosa fare quando si spegne uno schermo.
Figli fragili e genitori che non mollano
Da qui il discorso si allarga ai genitori. Uno dei temi centrali della serata. Quelli che accompagnano i figli fin davanti al liceo. Quelli che contestano insegnanti e interrogazioni. Quelli che, scherza Crepet, continuano a soffiare il naso a ragazzi ormai adulti.
La platea ride spesso. Soprattutto quando racconta di mamme e papà che si trasformano in avvocati difensori permanenti dei propri figli. Ma il messaggio è chiaro. Abbiamo paura della frustrazione. Abbiamo paura delle sconfitte. Abbiamo paura di vedere soffrire i nostri figli. E così finiamo per impedirgli di crescere.
BARBARA, GLI SCACCHI E IL DIRITTO DI SBAGLIARE
Uno dei passaggi più belli è quello dedicato a Barbara. Una ragazza immaginaria. Il simbolo del primo amore. Crepet racconta di quel ragazzo che esce prima di casa per incontrarla, sceglie il maglione giusto, cerca il coraggio per rivolgerle la parola. Un’immagine quasi d’altri tempi. Ma che serve a spiegare una cosa molto semplice: bisogna lasciare ai ragazzi il diritto di tentare, fallire, soffrire e riprovare. Lo stesso concetto ritorna quando parla degli scacchi. Imparare a perdere. Accettare che qualcuno sia più bravo. Tollerare la frustrazione. Per Crepet è lì che nasce la forza
Woodstock, Erasmus e la libertà di partire
Le risate tornano quando ricorda Woodstock. «Fuori non c’erano le mamme ad aspettare». La frase scatena un applauso spontaneo. Poi arrivano gli studenti Erasmus. Secondo Crepet le prime domande dei genitori sono sempre le stesse. «Hai mangiato?» «Fa freddo?» Molto più raramente qualcuno chiede: «Sei felice?» «Stai costruendo il tuo futuro?».
Ancora una volta la battuta nasconde una critica profonda a una società che fatica a lasciare andare.
L’intelligenza artificiale che consola
Tra i momenti più riusciti c’è quello dedicato all’intelligenza artificiale. Una ragazza viene lasciata dal fidanzato. Alle tre di notte chiede consiglio alla chat. La risposta è rassicurante, accomodante, quasi da vecchio confessore. La Rocca ride.
Ma Crepet si chiede cosa stiamo perdendo quando affidiamo alle macchine perfino il dolore, i dubbi e le relazioni.
Il professor Paolo Crepet alla Rocca ha rapito il pubblico per un’ora e mezza con le sue riflessioni sulla società contemporanea
Musk, Putin e i 130 anni di vita
Nel finale il viaggio si allarga fino ai grandi profeti della tecnologia. Elon Musk. Putin. Xi Jinping. Le promesse di una vita lunga fino a 130 anni. I robot che lavoreranno al posto nostro. L’intelligenza artificiale che risolverà ogni problema. La domanda è semplice. Se vivremo fino a 130 anni e non lavoreremo più, cosa faremo? La risposta che gli fornisce una professionista del settore è quasi comica. Portare il cane al parco. Sedersi su una panchina. Aspettare.
La Rocca ride. Ma è una risata amara.
L’infermiera vera e l’ospedale robotico
Poi il tono cambia. Crepet racconta un incidente in motocicletta ai Caraibi. Ricorda l’infermiera che gli mostrò il casco spaccato spiegandogli che gli aveva salvato la vita. Ricorda una notte in ospedale dopo un intervento al cuore. La paura. L’insonnia. Il bisogno di una voce. Di una presenza. Di qualcuno che passasse in corridoio. È il modo con cui smonta il sogno di una società completamente automatizzata. Perché ci sono momenti in cui nessun algoritmo può sostituire un essere umano.
La quercia, Bowie e le scintille
Uno dei racconti più emozionanti è quello dell’amico stilista e della quercia colpita da un fulmine. Un padre che spiega al figlio come da un albero spezzato possano nascere nuove piante. Una metafora che diventa lezione di vita. Cadere non significa finire. Può significare ricominciare.
Nel finale arrivano David Bowie, Annie Lennox e Bob Dylan. Artisti che per Crepet hanno insegnato una lezione sempre più rara: essere sé stessi senza inseguire il consenso.
“Badati”
Alla fine, però, Trump, Musk, Starmer, Kate, l’intelligenza artificiale e i social spariscono. Resta soltanto Maddalena. La nonna del Montefeltro. Quella che quando lo vedeva correre troppo forte in bicicletta gli diceva una parola sola. «Badati». Abbi cura di te. Crepet immagina che, vedendolo parlare davanti a una Rocca piena, lei gli avrebbe detto: «Tutta questa gente ad ascoltarti? Dici tante banalità. Non hai fatto altro che ripetere quello che dicevo io». La Rocca ride. Poi applaude a lungo. E forse è davvero lì che si nasconde il senso dell’intera serata. Dietro social, algoritmi, robot, miliardari della tecnologia e politica internazionale, Crepet continua a parlare delle stesse cose di sempre. Libertà. Coraggio. Responsabilità. E della necessità, sempre più rara, di diventare sé stessi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link





