Un edificio che arretra, curva, si lascia erodere per costruire connessioni con la città e ricavare un più ampio spazio pubblico; si fa attraversare da profondi tagli che interrompono la tessitura in mattoni, lasciando entrare nel volume – che altrimenti sarebbe monolitico – la vita e il cielo. C+S Architects, il pluripremiato studio guidato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, ha terminato nel centro di Aarschot, in Belgio, lo “snake building”, un’architettura che trae la sua ragion d’essere dall’identità della comunità, dal disegno urbano, dal dettaglio costruttivo, dando valore all’artigianalità che in Belgio è ancora sapere costruttivo.
Il progetto – comunica lo studio con sedi a Londra e a Treviso – nasce da una collaborazione con a2o Architekten, studio con sede ad Hasselt incaricato dal committente di coordinare la rigenerazione del masterplan De Torens: un’ex area industriale nel cuore della città, riconvertita in un quartiere misto di residenze, attività commerciali e spazi pubblici. Il processo progettuale prende avvio da una serie di workshop collettivi ad Hasselt, durante i quali i diversi lotti vengono affidati ai vari studi coinvolti: a2o Architekten, C+S Architects, De Vylder Vinck e DRDH.
Ad Aarschot viene assegnato a C+S un lotto di bordo con la città storica all’ingresso del nuovo quartiere. Puntando sul rafforzamento della continuità urbana, lo studio italiano decide di conformare l’edificio in modo da ricavare più spazio pubblico e prolungando nell’area la Leuvenstraat: la spina dorsale della città. Il brief del cliente viene riscritto – riferisce C+S: «Dove era previsto un blocco compatto, viene proposta un’erosione, una sottrazione, una ridefinizione dell’altezza e della massa costruita».
«In pianta – spiega sempre lo studio -, lo Snake Building arretra, lascia respirare la piazza, permette a un albero di attraversare il parcheggio interrato e riapre la vista verso l’Old Orleans Tower sulla collina, migliorando allo stesso tempo i flussi pedonali all’interno del sito. In sezione, le terrazze incidono la copertura per evocare quella sorta di danza dei tetti tipica delle città fiamminghe. Quello che appare inizialmente come un monolite in mattoni si rivela invece un volume scavato dal cielo e dalla vita».
«Il nostro approccio all’architettura – riferisce Maria Alessandra Segantini – è guidato dall’idea di Future Heritage: un processo che nasce da una ricerca che si fonda sulle stratificazioni storiche, l’ecologia, i materiali e le tecniche locali, in cui ogni gesto reinventa le tracce del passato attraverso interventi capaci di evocare memorie, attivare i sensi, rafforzare l’identità dei luoghi e riconnettere le comunità alla natura. Lo spazio pubblico è la spina dorsale di tutti i nostri progetti. Ad Aarschot il progetto restituisce alla collettività uno spazio pubblico più ampio, che rafforza la continuità con il tessuto urbano, innestandosi sul sapere costruttivo locale»
«Nel Medioevo, le città fiamminghe erano circondate da “spazio comune” (il “common ground”): spazi condivisi destinati al pascolo, alla raccolta della legna, alla coltivazione», spiega sempre il direttore creativo di C+S. «Oggi, in un’Europa in cui si assiste ad una costante erosione dello spazio abitativo privato – prosegue -, ci piace pensare allo spazio pubblico – aperto, resiliente, biodiverso – come a una nuova forma di bene comune. Un luogo capace di dare corpo fisico all’idea stessa di comunità. Da Porto a Praga, da Bath a Gand o Firenze, la piazza è sempre stata un luogo di scambio: resistente nei materiali ma porosa agli eventi della vita. È lì che si commerciava, si protestava, si giocava, ci si fermava durante il pomeriggio. E accade ancora oggi. La misura delle piazze europee ci fa sentire a casa ovunque in Europa, come se esistesse una memoria condivisa costruita attraverso la democrazia, le risorse comuni, le politiche collettive. Uno spazio pubblico aperto, durevole, adattabile, riconoscibile. Come il campo veneziano – la forma urbana che continuiamo a portare con noi ovunque progettiamo – anche la piazza custodisce la memoria collettiva di un popolo. È il salotto della comunità. La casa urbana».
Le profonde logge sono definite da telai lignei: laddove l’edificio è abitato, la solidità lascia spazio al calore della materia. «Le aperture della facciata – spiega sempre lo studio – non seguono una regola fissa ma si disseminano come tracce di possibili trasformazioni future. Parlano di adattamento, di trasformazione della città nel tempo. Dall’interno, le finestre incorniciano il paesaggio in modi sempre diversi, catturando i movimenti urbani e le variazioni stagionali delle colline circostanti. I dettagli diventano fondamentali: i giunti arretrati, le pieghe continue del mattone che penetrano anche all’interno delle logge, le bow-window che risalgono fino alla linea del tetto. Gesti minimi che trasformano la massa in racconto, il riparo in esperienza».
«Abbiamo lavorato con artigiani locali», spiega ancora Segantini, che continua: «Abbiamo rispettato il loro sapere. Abbiamo costruito in mattone non perché sia di moda, ma perché è durevole. Specifico. La scelta del materiale non è semplicemente estetica: è una presa di posizione. Un modo per affermare il valore della memoria e del lavoro manuale. In un contesto come Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e identità civica accumulata, usare materiali tradizionali non significa celebrare nostalgicamente il passato, ma abitarlo, scavarlo, trasformare la continuità in qualcosa di vivo. Anche la forma curva e irregolare dell’edificio nasce da questa logica: meno un gesto formale, più una negoziazione con il contesto urbano e con i materiali stessi, con il tempo lungo necessario per metterli in opera».
CREDITI DEL PROGETTO
Cliente: Dyls, Belgio
Progetto architettonico e direzione artistica: Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, C+S Architects
Progetto esecutivo e direzione lavori: a2o Architekten, Hasselt, Belgio
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